✕

Manovra, altri 3,5 miliardi alle imprese. Giorgetti: “Non vogliamo tradire le aspettative”

Il ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, durante la presentazione della candidatura italiana della citta' di Roma come sede della nuova autorità europea delle dogane, Euca, Bruxelles, 11 dicembre 2025. ANSA/US MEF +++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++ 

Ascolta l'audio

Per coprire le nuove uscite il Tesoro chiede un anticipo di imposte alle assicurazioni. Stretta sul Tfr delle aziende
2 minuti di lettura

ROMA - «Non vogliamo tradire le aspettative». Quando a sorpresa annuncia la misura extra per la manovra ai senatori della commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti va dritto al punto. La traccia dell’emendamento che assegna 3,5 miliardi alle imprese è quella della fiducia. Da rinnovare. Il perché è presto detto: i pilastri delle politiche a sostegno degli investimenti - Transizione 5.0 e i crediti d’imposta per la Zes - non hanno retto all’urto delle richieste. Tante, troppe rispetto alle risorse stanziate. Il rischio è lasciare migliaia di aziende senza l’aiuto promesso.

Ma nuove spese implicano nuove coperture. A pagare il conto saranno, ancora, le compagnie assicurative. Dovranno mettere sul piatto un acconto pari all’85% dei versamenti in c…

ROMA - «Non vogliamo tradire le aspettative». Quando a sorpresa annuncia la misura extra per la manovra ai senatori della commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti va dritto al punto. La traccia dell’emendamento che assegna 3,5 miliardi alle imprese è quella della fiducia. Da rinnovare. Il perché è presto detto: i pilastri delle politiche a sostegno degli investimenti - Transizione 5.0 e i crediti d’imposta per la Zes - non hanno retto all’urto delle richieste. Tante, troppe rispetto alle risorse stanziate. Il rischio è lasciare migliaia di aziende senza l’aiuto promesso.

Ma nuove spese implicano nuove coperture. A pagare il conto saranno, ancora, le compagnie assicurative. Dovranno mettere sul piatto un acconto pari all’85% dei versamenti in calendario l’anno prossimo. A contribuire saranno anche le imprese che devono versare i fondi alla previdenza complementare piuttosto che all’Inps, invece di trattenerli in azienda. Come lo spiega sempre il ministro: «Proporremo una fotografia aggiornata dal 2006 al 2026». Tutte quelle che nel frattempo hanno superato i 50 dipendenti dovranno adeguarsi per i futuri versamenti, a partire dal 2027. A completare il quadro il silenzio-assenso per i nuovi assunti, quindi il versamento automatico del Tfr a un fondo di previdenza complementare se non esprimeranno una scelta differente entro un determinato periodo di tempo.

L’impianto delle coperture è calibrato sul sistema imprenditoriale: una mano dà, l’altra toglie. Ma l’intervento sulla previdenza punta anche «a portare l’attenzione dei fondi di previdenza sul sistema Italia» perché - dice Giorgetti - «buona parte del loro attivo viene investito in titoli stranieri». Il concetto diventa uno sfogo. «Io ho fondi pensione canadesi, mentre non ho fondi pensione italiani che investono nelle infrastrutture: trovo assolutamente assurdo garantire rendimenti a doppia cifra a fondi di investimento stranieri quando posso garantire rendimenti significativi ai pensionati italiani su infrastrutture sicure».

È un auspicio per il futuro, l’attenzione nell’immediato è rivolta alla mossa per le imprese. L’urgenza nasce da uno spiazzamento. Il titolare del Tesoro non lo nasconde. Ci siamo trovati di fronte a «una serie di situazioni inaspettate e nuove». Il riferimento è al monitoraggio che ha certificato il disallineamento tra le risorse disponibili e quelle necessarie. La soluzione: un risarcimento in corsa. Il menù è pronto: insieme all’estensione dell’iperammortamento «nell’arco del triennio» arriveranno fondi per alimentare le domande inevase sui crediti d’imposta di Industria 5.0. «Sono state confermate richieste per 4,7 miliardi, un ammontare superiore rispetto a quello previsto dal Pnrr così come riformulato». Ecco l’ammanco. Da qui l’intervento: «Il governo - sottolinea Giorgetti - ritiene di dover fare uno stanziamento integrativo fino a copertura di quella che ragionevolmente è l’esigenza». Lo stesso ragionamento vale per le agevolazioni fiscali concesse a chi investe nella Zona economica speciale.

Il ministro snocciola altri numeri: «Abbiamo circa un miliardo in più rispetto a quello stanziato per questi investimenti, anche qui dobbiamo integrare». Il perimetro della norma comprende anche l’adeguamento dei prezzi per la realizzazione delle opere pubbliche: «Tutti gli appalti fatti in epoca Covid e precedenti, oggi rimessi all’aggiornamento di mercato, rischiano di creare uno spiazzamento enorme sul sistema delle imprese». A pagare il conto maggiore sono le piccole. Dentro anche la riprogrammazione dei fondi per il Ponte sullo Stretto. Sulla tabella di marcia pesa l’altolà della Corte dei conti. Nessun taglio, ma «una ri-temporalizzazione» - annota il ministro - «perché l’investimento non è potuto cominciare nel 2025 e deve essere quindi riprogrammato».

Leggi i commenti