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Auto, Bruxelles delude la filiera: “Sul 2035 passo lento e timido”

(afp)

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Il dietrofront sul motore termico lascia aperti troppi interrogativi per Anfia e sindacati. Vavassori: “Non c’è il senso di urgenza”
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ROMA – Se la politica guarda il bicchiere mezzo pieno, l’industria dell’auto considera le modifiche proposte dalla Commissione Ue come insufficienti per rilanciare il mercato e il comparto. «È un passo nella direzione auspicata, ma lento, timido, non decisivo e ancora con tanti dettagli da chiarire. Non c’è il senso di urgenza che avremmo voluto», sottolinea Roberto Vavassori, il presidente dell’Anfia, l’associazione che riunisce l’indotto auto italiano.

Parole che arrivano il giorno dopo il cambio di rotta da parte di Bruxelles con la modifica dei target di riduzione delle emissioni di CO2 dal 100 al 90% nel 2035, ma con compensazioni che riguardano l’uso di acciaio verde e dei combustibili alternativi green. Correzioni che di fatto permettono alle case di immatricol…

ROMA – Se la politica guarda il bicchiere mezzo pieno, l’industria dell’auto considera le modifiche proposte dalla Commissione Ue come insufficienti per rilanciare il mercato e il comparto. «È un passo nella direzione auspicata, ma lento, timido, non decisivo e ancora con tanti dettagli da chiarire. Non c’è il senso di urgenza che avremmo voluto», sottolinea Roberto Vavassori, il presidente dell’Anfia, l’associazione che riunisce l’indotto auto italiano.

Parole che arrivano il giorno dopo il cambio di rotta da parte di Bruxelles con la modifica dei target di riduzione delle emissioni di CO2 dal 100 al 90% nel 2035, ma con compensazioni che riguardano l’uso di acciaio verde e dei combustibili alternativi green. Correzioni che di fatto permettono alle case di immatricolare una quota di auto ibride, non solo elettriche, anche dopo il 2035. Secondo i calcoli di Bruxelles, si tratta di un terzo dei mezzi che avranno ancora un propulsore termico.

Quelle di Vavassori sono parole in linea anche con lo scetticismo di Stellantis rispetto a scelte che paiono timide e non allineate alle difficoltà che sta vivendo il settore delle quattro ruote a livello Ue. «Si tratta di una proposta incompleta, a oggi non abbiamo ancora il testo legislativo ma solo commenti. Poi ci sono tanti passaggi nei quali la Commissione chiede di essere nominata responsabile di atti delegati, quindi non dovrebbe più passare dal parlamento e dal consiglio, e questo non è auspicabile», aggiunge Vavassori che parla di testo «monco» e «senza chiarezza» per ragioni di mancanza di «condivisione politica al suo interno». Il fatto che il testo non debba passare dal vaglio del parlamento e del consiglio è una sicurezza in meno per il settore, che spera ancora in altri alleggerimenti delle norme.

Vero, il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto «soddisfatto» delle modifiche, così come la Francia con il presidente Emmanuel Macron. Pure la premier Giorgia Meloni ieri ha detto che si «è raggiunto un accordo equilibrato e pragmatico nel rispetto della competitività: un risultato rilevante che mostra come l’Italia con il suo approccio possa correggere politiche dannose. Abbiamo fatto breccia nel dogmatismo green». L’unico contro è stato il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez: «Ammorbidire il veto alle auto a combustione errore storico».

Anche se la politica e gli Stati considerano le modifiche «un primo passo importante», il comparto auspica che, nella discussione, parlamento e paesi possano migliorare e fare maggiori aperture. Ad esempio il passaggio dal 100 al 90% di riduzione delle emissioni di CO2 nel 2035 è «positivo» per Vavassori, ma «questo viene subito contraddetto da condizionalità con alcuni calcoli un po’ strampalati sui carburanti alternativi». Da specificare anche come verrà usato l’acciaio verde. «C’è poca chiarezza – aggiunge il presidente dell’Anfia – sarebbe stato necessario confezionarlo meglio». Anche l’Unem, l’associazione che raggruppa i produttori di carburanti, dice che «la soluzione adottata non è in grado di rivitalizzare l’industria automotive, come invece sostiene la Commissione – spiega il presidente Gianni Murano – è timida, complessa e appare ancora lontana dagli enunciati principi di neutralità tecnologica».

I sindacati vedono le modifiche «come un primo passo». Il segretario della Fim-Cisl Ferdinando Uliano definisce i cambiamenti come «tardivi» e «necessitano di ulteriori modifiche». Il numero uno dei metalmeccanici della Cisl chiede «politiche industriali a livello europeo e nazionale, con fondi specifici per sostenere il settore e per recuperare il ritardo tecnologico accumulato negli ultimi anni».

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