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Apple, multa dell’Antitrust da 98 milioni: “Abuso di posizione dominante su App Store”

Tim Cook, ad di Apple (afp)

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Secondo il Garante, le regole sulla privacy imposte da Apple limiterebbero la concorrenza. La società: “Forte disaccordo, ricorreremo in appello”
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ROMA – L’Antitrust - garante del corretto funzionamento dei mercati - multa per 98,63 milioni la Apple, responsabile di aver abusato del suo potere nel mondo delle app per iPhone e iPad. Attraverso l’uso sproporzionato della sua forza, la Apple ha danneggiato grandi aziende del digitale (come Meta, che ha segnalato il caso).

E il danno si è poi riverberato su altre aziende (incluse tante italiane) e su una moltitudine di sviluppatori indipendenti. Soggetti cui fanno capo le applicazioni che noi usiamo.

La Apple è proprietaria unica dell’App Store, un gigantesco mercato recintato. Tutti possono collocarci le proprie applicazioni, a condizione di rispettare i paletti che la Apple stessa pianta nel terreno. E uno di questi paletti, di aprile 2021, ha subito attirato l’attenzione delle autorità di garanzia di Francia, Germania, Polonia, Romania e anche dell’Antitrust italiana, che ha deciso per la multa.

ROMA – L’Antitrust - garante del corretto funzionamento dei mercati - multa per 98,63 milioni la Apple, responsabile di aver abusato del suo potere nel mondo delle app per iPhone e iPad. Attraverso l’uso sproporzionato della sua forza, la Apple ha danneggiato grandi aziende del digitale (come Meta, che ha segnalato il caso).

E il danno si è poi riverberato su altre aziende (incluse tante italiane) e su una moltitudine di sviluppatori indipendenti. Soggetti cui fanno capo le applicazioni che noi usiamo.

La Apple è proprietaria unica dell’App Store, un gigantesco mercato recintato. Tutti possono collocarci le proprie applicazioni, a condizione di rispettare i paletti che la Apple stessa pianta nel terreno. E uno di questi paletti, di aprile 2021, ha subito attirato l’attenzione delle autorità di garanzia di Francia, Germania, Polonia, Romania e anche dell’Antitrust italiana, che ha deciso per la multa.

La contestazione

Scarichiamo un’app dall’App Store. La apriamo per usarla. E davanti ai nostri occhi si materializza prima una e poi una seconda schermata. La prima, del tutto legittima, ci chiede se autorizziamo l’app a inviarci delle pubblicità. Le inserzioni saranno personalizzate perché l’applicazione osserverà i nostri gusti e comportamenti. A questo punto, però, l’app viene obbligata (da Apple) a mostrarci una seconda schermata che ci richiede la stessa autorizzazione.

Una duplicazione inspiegabile. La seconda schermata peraltro ha toni angoscianti, del tipo: “Vuoi consentire a questa app di tenere traccia delle attività che svolgi?”. A fronte di questa duplice schermata, tante persone negano il consenso. L’Antitrust italiana dà credito alla testimonianza di uno sviluppatore che parla di un tasso di rinuncia fino al 75%.

La pubblicità su supporto mobile vale 3,65 miliardi in Italia (linea grigia) 

La profilazione

E quando l’uomo della strada nega il secondo consenso, l’app perde il diritto di osservarne la navigazione. In sostanza, non potrà generare un profilo compiuto dei suoi utilizzatori. Alla fine dei giochi, l’app invierà pubblicità meno coerenti con i loro gusti, dunque meno efficaci. Pubblicità spuntate, che l’app venderà in saldo.

La Apple si è guardata bene dall’imporre la doppia schermata alle app di cui è proprietaria. Non solo. Si è anche dotata di uno strumento evoluto per misurare l’efficacia della pubblicità sulle sue app. Invece i titolari delle altre devono accontentarsi di una piattaforma meno efficace, SKAdNetwork.

La società: “Ricorreremo”

Da parte sua Apple con una nota difende il suo operato anticipando che ricorrerà in appello. “In Apple crediamo che la privacy sia un diritto umano fondamentale e abbiamo creato App Tracking Transparency (ATT) per dare agli utenti un modo semplice per decidere se le aziende possano tracciare la propria attività su altre app e siti web”.

“Queste regole si applicano in egual misura a tutti gli sviluppatori, Apple inclusa, e sono state accolte positivamente dai clienti ed apprezzate dai sostenitori della privacy e dalle autorità per la protezione dei dati in tutto il mondo, incluso il Garante”.

“Siamo fortemente in disaccordo con la decisione dell'Antitrust che ignora le importanti tutele della privacy garantite da App Tracking Transparency a favore di aziende tech che si occupano di advertising e data broker, che desiderano un accesso senza restrizioni ai dati personali degli utenti. Continueremo a difendere le solide protezioni della privacy per i nostri utenti mentre ricorriamo in appello”.

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