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Bonus mamme lavoratrici, così cambia il contributo nel 2026. Novità anche sul congedo parentale

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La manovra 2026 penalizza le donne in uscita, con la cancellazione di Opzione donna, ma alcuni provvedimenti sono mirati al sostegno di quelle in attività con figli
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ROMA – La manovra da 22 miliardi approvata in aula, lievitata di circa 3 miliardi rispetto al testo di ottobre con i nuovi stanziamenti sulle imprese, non lascia tutti contenti, anzi. C’è chi può dirsi soddisfatto, ad esempio dal taglio dell’Irpef al 33% per i redditi tra i 28mila e i 50mila euro, con benefici estesi fino a 200mila, e chi meno, per la mancata sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile. L’ulteriore stretta sulle anticipate, con la cancellazione di Quota 103 e Opzione donna, è solo l’ultima di una serie di mosse per chiudere i canali di uscita prima dell’età standard. e che leva un sostegno importante già ridotto ad alcune categorie fragili.

Come cambia il bonus mamme lavoratrici nel 2026

Rimane e viene ampliato invece il bonus mamme …

ROMA – La manovra da 22 miliardi approvata in aula, lievitata di circa 3 miliardi rispetto al testo di ottobre con i nuovi stanziamenti sulle imprese, non lascia tutti contenti, anzi. C’è chi può dirsi soddisfatto, ad esempio dal taglio dell’Irpef al 33% per i redditi tra i 28mila e i 50mila euro, con benefici estesi fino a 200mila, e chi meno, per la mancata sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile. L’ulteriore stretta sulle anticipate, con la cancellazione di Quota 103 e Opzione donna, è solo l’ultima di una serie di mosse per chiudere i canali di uscita prima dell’età standard. e che leva un sostegno importante già ridotto ad alcune categorie fragili.

Come cambia il bonus mamme lavoratrici nel 2026

Rimane e viene ampliato invece il bonus mamme lavoratrici, sempre nel solco della stessa strategia del governo di trattenere quanto più possibile le persone al lavoro. Questo contributo è rivolto alle donne con due o più figli e lavoratrici, dipendenti o autonome (ma non lavori domestiche), fino al compimento del decimo anno del figlio più piccolo. O il 18esimo da tre figli in su. E con un reddito annuo non superiore ai 40mila euro. Nel 2025, il bonus valeva 40 euro per ogni mese (o frazione di mese) lavorato nell’anno, fino a 480 euro quindi. La legge di bilancio ha alzato l’assegno di 20 euro, portandolo a 60 euro per ogni donna lavoratrice con requisiti e per ogni mese lavorato, fino a 720 euro annui. La somma, versata in una soluzione unica a dicembre, non rientra nella base imponibile.

Le altre misure per le madri lavoratrici

Nella manovra sono previste poi altre misure che riguardano anche le donne hanno l’obiettivo di conciliare la vita privata e familiare di una coppia con figli. A partire dall’esonero parziale dei contributi, esclusi premi e contributi Inail, per i datori di lavoro privati che "assumono donne, madri di almeno 3 figli" minorenni, senza impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi. C’è poi il canale “preferenziale” per la rimodulazione nel segno della flessibilità del proprio contratto di lavoro. Il testo spiega che “alla lavoratrice o al lavoratore con almeno tre figli conviventi, fino al compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo o senza limiti di età nel caso di figli con disabilità, è riconosciuta la priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, orizzontale o verticale, o nella rimodulazione della percentuale di lavoro in caso di contratto a tempo parziale”.

È anche previsto che in caso di assunzione temporanea in sostituzione di lavoratrici o lavoratori in congedo, il contratto "può prolungarsi per un ulteriore periodo di affiancamento della lavoratrice sostituita, di durata non superiore al primo anno di età del bambino". Esteso infine il periodo entro il quale i genitori possono chiedere il congedo parentale a cui hanno diritto, alzato dal 12esimo al 14esimo anno compiuto dal figlio.

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