Tutta la manovra 2026: Irpef, banche, tassa sui pacchi, pensioni. Novità su Isee e cripto
di Rosaria Amato , Michele Bocci , Giuseppe Colombo , Valentina Conte , Massimo Ferraro , Aldo Fontanarosa , Diego LonghinROMA – Con il via libera del Senato la legge di bilancio 2026 trasmessa alla Camera per l’ultimo okay è ormai blindata. Superati i tentennamenti e i dissidi tutti interni alla maggioranza, il testo ha superato il primo esame dell’Aula. Pensioni, taglio Irpef, tassa sui pacchi, bonus paritarie, banche e assicurazioni: tutte le misure della manovra da 22 miliardi.
Taglio Irpef: privilegiati i redditi alti, arriva la rottamazione quinquies
La manovra si muove su due fronti fiscali: Irpef e cartelle. Il taglio dell’aliquota dal 35 al 33% tra 28 e 50mila euro vale fino a 440 euro all’anno e coinvolge circa 10 milioni di contribuenti. Ma la distribuzione del beneficio è sbilanciata verso l’alto. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, quasi metà dei 2,7 miliardi stanziati finisce all’8% dei contribuenti con redditi sopra i 48mila euro, ben oltre lo scaglione oggetto dell’intervento. Operai e pensionati incassano in media 23 e 55 euro annui, gli impiegati 123, gli autonomi 124, mentre i …
ROMA – Con il via libera del Senato la legge di bilancio 2026 trasmessa alla Camera per l’ultimo okay è ormai blindata. Superati i tentennamenti e i dissidi tutti interni alla maggioranza, il testo ha superato il primo esame dell’Aula. Pensioni, taglio Irpef, tassa sui pacchi, bonus paritarie, banche e assicurazioni: tutte le misure della manovra da 22 miliardi.
Taglio Irpef: privilegiati i redditi alti, arriva la rottamazione quinquies
La manovra si muove su due fronti fiscali: Irpef e cartelle. Il taglio dell’aliquota dal 35 al 33% tra 28 e 50mila euro vale fino a 440 euro all’anno e coinvolge circa 10 milioni di contribuenti. Ma la distribuzione del beneficio è sbilanciata verso l’alto. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, quasi metà dei 2,7 miliardi stanziati finisce all’8% dei contribuenti con redditi sopra i 48mila euro, ben oltre lo scaglione oggetto dell’intervento. Operai e pensionati incassano in media 23 e 55 euro annui, gli impiegati 123, gli autonomi 124, mentre i dirigenti sfiorano il massimo con 408 euro. L’effetto del taglio si estende anche ai redditi tra 50 e 200mila euro, soglia oltre la quale il beneficio viene azzerato. Qui si concentra però una quota rilevante delle risorse: 1,3 miliardi. I correttivi sui redditi più alti restano marginali: il taglio delle detrazioni colpisce 58mila contribuenti e recupera solo 11 milioni. Sul versante delle cartelle esattoriali debutta la rottamazione quinquies, in versione alleggerita. Il tasso di interesse sulle rate scende dal 5% iniziale al 3%. La definizione agevolata riguarda i carichi affidati alla riscossione dal 2000 al 2023: si paga il capitale e le spese, senza sanzioni né interessi. Esclusi i contribuenti mai dichiaranti e chi è stato accertato. La decadenza scatta dopo due rate non versate. Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione entro luglio 2026 o fino a 54 rate bimestrali in nove anni.
Pensioni: tre mesi in più per uscire, via Opzione donna
Nonostante le promesse della Lega, età e contributi per andare in pensione si alzano. Non tre mesi tutti insieme, come previsto da Istat nel conteggio sulla speranza di vita che si allunga. Ma un mese dal 2027 e altri due mesi dal 2028, allorquando per andare in pensione serviranno 67 anni e tre mesi oppure 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne. L’aumento di 6 mesi per i militari, previsto dal 2027, è slittato invece al 2028. Nella quarta manovra del governo Meloni il pacchetto pensioni conferma la linea di questi anni: trattenere quanto più possibile le persone al lavoro, ritardare o disincentivare le uscite anticipate. Ecco dunque confermato il bonus Maroni per chi rinuncia e resta. Non rinnovate e quindi cancellate Quota 103 e Opzione Donna. Confermata solo l’Ape sociale per i lavoratori più fragili. I fondi per i lavoratori impiegati in attività usuranti e per i precoci vengono tagliati: non è la prima volta con questo governo. Dal primo luglio dell’anno prossimo i dipendenti privati alla prima assunzione, quindi i giovani, dovranno decidere del loro Tfr, altrimenti prevarrà il silenzio-assenso e finirà ai fondi complementari che potranno investirlo nei primi anni anche in gestioni più rischiose. Nel contempo la rendita di quei fondi non potrà essere usata per agganciare le soglie e uscire a 64 anni. Norma entrata in manovra l’anno scorso. E già cancellata.
Banche e assicurazioni: recuperati 12 miliardi in un triennio
l conto della manovra lo pagano anche le banche e le assicurazioni. In tutto 12 miliardi. Su le tasse. L’Irap aumenterà di due punti nel 2026-2028: dal 4,65% al 6,65% per gli istituti di credito e dal 5,90% al 7,90% per le compagnie assicurative. Nel pacchetto delle misure che riguardano le banche c’è anche la revisione della cosiddetta “exit tax”, la tassa dovuta per lo sblocco e la distribuzione delle riserve congelate nel 2023: l’aliquota scende dal 40% al 27,5%. Con il passaggio al Senato arriva una nuova stretta: la percentuale di deducibilità sulle perdite pregresse degli istituti passerà dal 43% al 35% nel 2026 e dal 54% al 42% nel 2027. Ad aumentare la dote da consegnare alla legge di bilancio (inizialmente era di 11 miliardi) è anche l’innalzamento, dal 2,5% al 12,5%, dell’aliquota sulla polizza Rc auto per i rischi di infortunio e le spese di assistenza stradale del conducente. L’aumento scatterà con i contratti assicurativi stipulati o rinnovati a decorrere dal primo gennaio 2026: non sarà, quindi, retroattivo. Gli emendamenti della maggioranza gravano ulteriormente sulle assicurazioni. Introdotto un meccanismo di versamento, entro il 16 novembre di ogni anno, di un acconto pari all’85% del contributo sui premi delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l’anno precedente.
Imprese: iperammortamento triennale ma meno green
Nelle ultime battute della manovra sono rientrate le misure per le aziende: 1,3 miliardi per il credito d’imposta per gli investimenti in transizione fatti prima del 31 dicembre 2025, dopo il pasticcio dell’esaurimento dei fondi, e da usufruire in compensazione nel 2026, e poi oltre mezzo miliardo per la Zes unica. Vengono anche incrementate le aliquote relative alla Zes unica per l’agricoltura, la pesca e l’acquacoltura. Si tratta di interventi che sono in parte sostenuti dal contributo delle assicurazioni e in parte dallo stralcio di altre misure che hanno messo alla prova la tenuta della maggioranza di centrodestra.
Misure richieste a gran voce dal mondo delle imprese. Confermato dal 2026 l’iperammortamento, che si allunga al triennio, quindi fino al 2028, ma perde la maggiorazione per le voci green. Le agevolazioni per le imprese che investono in beni strumentali, nuovi materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica o digitale in chiave Transizione 4.0 o 5.0. La misura è maggiorata del 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni, di euro, del 100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni, e nella misura del 50% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni in relazione agli investimenti in beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o dello spazio economico.
Piano casa: meno soldi, sì al bonus 50%
Il Piano Casa arriva nella versione finale della manovra con un terzo in meno delle risorse promesse: 200 milioni per il biennio rispetto ai 300 della versione precedente. Ancora prima, si era parlato di 877 milioni dal 2026 al 2030. Ma se qualcosa, sia pure decisamente ridimensionata, arriva per l’emergenza abitativa, qualcos’altro salta: «Non si rifinanzia anche per il 2026 il fondo di sostegno all’affitto, disapplicando una precisa norma della legge 431/98, e il fondo per la morosità incolpevole beneficia delle “briciole” stanziate con la manovra dello scorso anno», denuncia il Sunia, il sindacato inquilini. Anche se vengono confermati i bonus edilizi al 50% per la prima casa e al 36% per la seconda, scompare la detrazione straordinaria al 75% per le opere edilizie che puntano ad eliminare barriere architettoniche e ostacoli negli edifici. Ancora in materia edilizia, sale il tetto di esclusione dell’abitazione dall’Isee: sarà di 91.500 euro, che arriva a 200mila nelle città metropolitane. Nel calcolo dell’indicatore rientrano anche cripto, rimesse e giacenze dall’estero. Per le famiglie c’è anche il potenziamento del bonus mamme lavoratrici, con l’importo mensile che sale da 40 a 60 euro, per un totale annuo di 720 euro, erogato in un’unica soluzione e esentasse. È destinato alle mamme lavoratrici dipendenti e autonome con Isee sotto i 40.000 euro e almeno 2 figli. Potenziati i congedi parentali e per malattie dei figli.
Sanità: più risorse sul Fondo, spesa sui farmaci fuori controllo
Con i 2,38 miliardi stanziati quest’anno (che si aggiungono 4 già previsti dalla Finanziaria dell’anno scorso) la manovra porta il Fondo sanitario a 143 miliardi. Il rapporto tra Fondo e Pil resta però costante, visto che passa dal 6,04 al 6,16% e il sistema affronta aumenti importanti della spesa farmaceutica, che cresce in percentuale il triplo del fondo. Tra le misure previste da governo e Parlamento, ci sono assunzioni finalizzate a ridurre le liste d’attesa (450 milioni) e soldi per aumentare le indennità del personale, che però non soddisfano i sindacati, molto critici sulla manovra. Circa 240 milioni vanno alla prevenzione, a partire dagli screening oncologici. Con un miliardo si alzano le tariffe dell’attività ospedaliera e altri 350 milioni serviranno per ritoccare le tariffe della riabilitazione. Sale dello 0,3% il tetto della farmaceutica (circa 500 milioni) cosa che porterà a un incremento di spesa per le Regioni. Tra l’altro, per chiudere la misura sono stati tolti 140 milioni dal fondo per i farmaci innovativi. Ci sono poi soldi per farmacia dei servizi (50 milioni), per il Piano per la salute mentale (80-90 milioni dal 2026 al 2028), la telemedicina (20 milioni), e per alzare il fondo per l’acquisto dei dispositivi medici (280 milioni), Infine, previste anche per il sostegno a caregiver e donne vittime di violenza.
Tassa sui pacchi da 2 euro
Una tassa di 2 euro per ciascun pacco in arrivo da Paesi extra Ue che abbia un valore dichiarato non superiore ai 150 euro. Il mini dazio, come recita l’articolo 29, concorrerà dal 1 gennaio a coprire le «spese amministrative correlate agli adempimenti doganali relativi alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi». L’obiettivo non dichiarato è colpire gli e-store cinesi come Temu e Shein che hanno contribuito a inondare il mercato e le dogane di prodotti di scarsa qualità. Incasso stimato: circa 630 milioni di euro. Dal 1 luglio 2026 si aggiunge la tassa analoga, di 3 euro, decisa dall’Unione europea.
Criptovaluta, si alza l’aliquota sulle plusvalenze
Dall’1 gennaio 2026 verrà applicata un’aliquota del 33 per cento sulle plusvalenze e altri proventi derivanti dalle cripto-attività. L’imposta sale quindi di sette punti, anche per Bitcoin, Ethereum e altcoin. La tassazione rimane invece al 26 per cento sugli utili da stablecoin ancorati all’euro, per incoraggiare gli investimenti in token della moneta unica. Novità anche su un altro fronte. Le attività detenute in criptovalute entreranno nell’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, che va a determinare o meno l’accesso a bonus e contributi, alzando il livello di ricchezza del nucleo.
Bonus scuole paritarie, fino a 1.500 a studente
Nel 2026 arriverà anche un sostegno alle paritarie. Ha la forma di un contributo fino a 1.500 euro per le famiglie con Isee entro i 30mila euro. Va a gli studenti che frequentano medie o primo biennio delle superiori. La misura sarà determinata in scaglioni inversamente proporzionali al reddito Isee e ha un tetto di spesa di 20 milioni di euro per il 2026. Le paritarie potranno anche essere esentate dall’Imu. Arriva poi un Fondo con 60 milioni per le attività socio-educative dei minori. Per i neo-diplomati ecco la nuova Carta Valore Cultura per l’acquisto di prodotti culturali. Rifinanziato con 3 milioni il Fondo per l’Erasmus italiano.
Riallineamento prezzo carburanti, sale il diesel
Dal 2026 scatterà un aumento dell’imposta sul gasolio pari a 4,05 centesimi al litro. Nello stesso tempo, si abbassa per lo stesso importo il prelievo sulle benzine. La misura, sollecitata anche dall’Europa, punta a scoraggiare l’uso di un carburante molto inquinante come è il diesel. Alla fine però il governo adotta la misura perché punta a incassare un gettito non disprezzabile, stimato in 500 milioni l’anno. Sempre dal 2026, gli automobilisti si faranno carico di un aumento delle tasse su alcune polizze Rc Auto. È il caso, ad esempio, di quelle per l’infortunio dei conducenti. Il prelievo fiscale sale dal 2,5 al 12,5%. In questo caso, la misura garantirà alle casse dello Stato 115 milioni in più.