MILANO – Visionari o fortunati, i manager alla guida dei grandi colossi tecnologici si apprestano a chiudere un anno da capogiro. Complice la frenesia dei mercati per l’intelligenza artificiale, il patrimonio complessivo di questa particolare élite è cresciuto di oltre 500 miliardi nel 2025.
Quasi 2,5 miliardi di dollari di patrimonio netto
La preziosa classifica è stilata da Bloomberg. Alla vigilia di Natale, dopo la chiusura delle negoziazioni a New York, i primi 10 fondatori e amministratori delegati di aziende tecnologiche statunitensi possedevano quasi due miliardi e mezzo di dollari in contanti, azioni e altri investimenti, contro i 1,9 miliardi registrati a inizio anno. Nello stesso lasso di tempo, l’indice S&P 500 è salito di oltre il 18%.
Nel 2025, iI leader della Silicon Valley hanno beneficiato della corsa dei mercati verso qualunque sistema o prodotto legato all’IA, ai chip o ai data center, nonostante negli ultimi mesi le preoccupazioni per una bolla dei titoli tecnologici abbia ridotto in parte i loro ricavi. “Si tratta di speculazioni correlate al successo dell'intelligenza artificiale”, ha dichiarato al Financial Times Jason Furman, professore di economia all'Università di Harvard e consulente della start-up OpenAI. “C'è un enorme punto interrogativo sul fatto che tutto questo darà i suoi frutti, ma gli investitori scommettono che sarà così”.
Al primo posto c’è – ovviamente – l’uomo più ricco del mondo, il patron di Tesla e X, Elon Musk. Il suo matrimonio netto è aumentato di quasi il 50% a 645 milioni. Nell’ultimo anno il manager ha spuntato un super bonus da mille miliardi di dollari da Tesla e la valutazione della sua azienda spaziale SpaceX è salita a 800 miliardi di dollari.
Un gradino più in basso di Musk si posiziona Larry Page, che nel 2019 ha lasciato il ruolo di ceo di Alphabet, rimanendo azionista di controllo e membro del consiglio di amministrazione. Ha un patrimonio di 270 miliardi di dollari. Al terzo posto c’è Jeff Bezos, ceo di Amazon, con 255 miliardi, seguito a poca distanza dal patron di Oracle, Larry Ellison. Il magnate – che da poco ha dato una garanzia personale per appoggiare il figlio alla guida di Paramount nella scalata di Warner Bros. – ha incrementato rapidamente il proprio patrimonio dopo l’annuncio di un accordo da 300 miliardi tra la sua azienda e OpenAI per lo sviluppo di data center. Nella lista c’è anche l’altro cofondatore della casa madre di Google, Sergey Brin, seduto su un tesoretto da 251 miliardi.
Tra i vincitori della corsa all’IA c’è sicuramente Jensen Huang, la mente dietro ai chip di Nvidia, il colosso che sfruttando il boom dell'intelligenza artificiale è cresciuto rapidamente fino a diventare la più grande società quotata al mondo, con una capitalizzazione di mercato superiore ai 4.000 miliardi. Oggi si classifica all'ottavo posto tra i dirigenti tecnologici più ricchi degli Stati Uniti, con un patrimonio netto di 156 miliardi di dollari. Nell’ultimo anno Huang ha ceduto azioni Nvidia per un valore superiore al miliardo di dollari. Anche Jeff Bezos nel 2025 ha venduto azioni Amazon per 5,6 miliardi di dollari, mentre Michael Dell (141 miliardi di patrimonio) ha incassato oltre 2 miliardi di dollari dalla cessione di quote dell’omonima azienda tecnologica.
Vincitori e perdenti
Tra i tanti vincitori, due giganti della tecnologia si apprestano a chiudere l’anno in controtendenza. Il primo è Mark Zuckerberg. Numero uno di Meta, è sceso in classifica a seguito del recente crollo del prezzo delle azioni del social media, dopo che i mercati hanno accolto con freddezza le ingenti spese per le infrastrutture di intelligenza artificiale e gli accordi salariali con i migliori ricercatori nel campo dell’IA.
L’altro è Bill Gates di Microsoft, l'unico dei manager dei colossi tecnologici degli Stati Uniti a entrare nel 2026 con un patrimonio netto inferiore rispetto all'inizio del 2025. Anche lui ha venduto parte delle sue quote nel gigante del software, ma non per investirli altrove: tali fondi sono serviti a finanziare le sue attività filantropiche.