ROMA - L’ultimo tentativo. Ora o mai più. La maggioranza prova a recuperare le misure che non è riuscita a inserire nella manovra. Lo farà oggi, con una raffica di ordini del giorno da agganciare proprio al treno della legge di bilancio. Un intervento sul filo di lana, proprio nelle ore in cui il provvedimento intravede la luce verde del via libera definitivo dell’aula di Montecitorio.
Prima una serie di passaggi preliminari: in mattinata il voto della commissione Bilancio sugli emendamenti depositati dalle opposizioni. In tutto 949, ma le proposte saranno bocciate dal governo: anche un solo ritocco, infatti, implicherebbe il ritorno del disegno di legge al Senato. Impossibile dato che già senza intoppi si arriverà all’ok finale della Camera a poche ore dall’esercizio provvisorio.
ROMA - L’ultimo tentativo. Ora o mai più. La maggioranza prova a recuperare le misure che non è riuscita a inserire nella manovra. Lo farà oggi, con una raffica di ordini del giorno da agganciare proprio al treno della legge di bilancio. Un intervento sul filo di lana, proprio nelle ore in cui il provvedimento intravede la luce verde del via libera definitivo dell’aula di Montecitorio.
Prima una serie di passaggi preliminari: in mattinata il voto della commissione Bilancio sugli emendamenti depositati dalle opposizioni. In tutto 949, ma le proposte saranno bocciate dal governo: anche un solo ritocco, infatti, implicherebbe il ritorno del disegno di legge al Senato. Impossibile dato che già senza intoppi si arriverà all’ok finale della Camera a poche ore dall’esercizio provvisorio.
Chiusa la partita in commissione, il testo approderà nell’emiciclo per la discussione generale: tre ore di dibattito, poi l’esecutivo porrà la questione di fiducia. In mezzo arriveranno i testi degli ordini del giorno. Fratelli d’Italia prepara una quarantina di richieste, al lavoro anche Lega, FI e Noi Moderati. Le proposte non entreranno nel testo della Finanziaria, ma hanno un peso politico non indifferente. Pur con la formula «impegna il governo a...» inaugurano l’appendice dei prossimi interventi caldeggiati dalla maggioranza. A prova dell’urgenza, molti degli ordini del giorno chiederanno che l’intervento dell’esecutivo arrivi «con il primo provvedimento utile».
Un precedente, assai recente, c’è già: l’ odg alla manovra, approvato a Palazzo Madama, con cui i Fratelli hanno rilanciato il condono edilizio che non è entrato nella manovra. L’obiettivo è la riapertura della sanatoria del 2003 su tutto il territorio nazionale, delegando alle Regioni l’adozione di una legge attuativa.
Una volta incassato il risultato, i meloniani intendono andare avanti. La ragione? «Vogliamo riappropriarci del tema della casa, è gestito male», spiegano fonti di partito. Il riferimento è a Matteo Salvini, che da ministro delle Infrastrutture ha anche la delega per le politiche abitative. Il “suo” Piano casa non convince.
Per FdI bisogna fare di più. Alle azioni già messe in conto - dal recupero del patrimonio pubblico dismesso di Regioni, Comuni e agenzie (ex caserme, fabbricati e scuole chiuse) agli sfratti - se ne è aggiunta un’altra. L’idea è coinvolgere capitali stranieri e italiani per interventi di rigenerazione urbana. «Serve il condono, ma - aggiungono le stesse fonti - bisogna anche attuare altre azioni per rimettere in circolazione immobili che oggi non sono fruibili». La sfida al leader della Lega è partita.