Bulgaria nell’euro ma metà del Paese è contraria: i dubbi di Sofia tra austerity e propaganda russa
di Eugenio OccorsioROMA – I favorevoli sono il 51%, i contrari il 45% con il rimanente indeciso. Tutt’altro che una maggioranza schiacciante della popolazione bulgara, stando a un sondaggio condotto la settimana scorsa dallo stesso ministero delle Finanze, appoggia l’ingresso di Sofia nell’euro.
Molte e diffuse sono le paure che l’adozione della moneta europea comporterà ulteriori sacrifici per una popolazione il cui reddito medio è di 1.200 euro, fra i più bassi del continente. Né sono estranee a questo diffuso scetticismo le disavventure della moneta unica, dalla crisi del 2010 fino alle recenti frammentazioni all’interno della stessa area unica. Tanto che l’euro non è più visto come l’ambizione di una vita da inseguire a ogni costo, almeno da una parte consistente dell’opinione pubblica bulgara.
ROMA – I favorevoli sono il 51%, i contrari il 45% con il rimanente indeciso. Tutt’altro che una maggioranza schiacciante della popolazione bulgara, stando a un sondaggio condotto la settimana scorsa dallo stesso ministero delle Finanze, appoggia l’ingresso di Sofia nell’euro.
Molte e diffuse sono le paure che l’adozione della moneta europea comporterà ulteriori sacrifici per una popolazione il cui reddito medio è di 1.200 euro, fra i più bassi del continente. Né sono estranee a questo diffuso scetticismo le disavventure della moneta unica, dalla crisi del 2010 fino alle recenti frammentazioni all’interno della stessa area unica. Tanto che l’euro non è più visto come l’ambizione di una vita da inseguire a ogni costo, almeno da una parte consistente dell’opinione pubblica bulgara.
Lagarde: scelta virtuosa
La data del 1° gennaio 2026 verrà comunque rispettata e la Bulgaria fra poche ore sarà il 21esimo Paese della moneta unica. Il ventesimo era stata la Croazia due anni fa. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha incoraggiato ancora una volta i bulgari a credere nella scelta: “Oltre a garantirsi sul fronte monetario, la Bulgaria entra in una grande famiglia che raggiungerà così i 350 milioni di cittadini (la Bulgaria ha 6,7 milioni di abitanti, ndr): non ha senso fronteggiare le sfide attuali rimanendo una piccola pedina sullo scacchiere globale”.
Quanto alla Bce, la presidente Christine Lagarde ha avvertito i bulgari che “forse dovranno fronteggiare alcuni rincari, ma alla lunga la scelta si rivelerà virtuosa e la fiducia dei risparmiatori sarà vincente”.
Il pacchetto di sacrifici
È stata una lunga rincorsa quella della Bulgaria per agganciarsi ai parametri richiesti da Bruxelles e Francoforte per l’accesso all’Eurozona, cominciata subito dopo l’iperinflazione che ha devastato il Paese negli anni Novanta. Fin dal debutto dell’euro all’inizio del millennio, infatti, e prima ancora nei confronti del marco tedesco, restare ancorati a una valuta forte è stato l’impegno preso e mantenuto da una lunga serie di governi e di maggioranze parlamentari.
Per lottare pur di tener l’inflazione sotto controllo, le finanze pubbliche solide e i tassi d’interesse allineati a quelli europei, Sofia – membro dell’Ue dal 2007 – ha imposto ai suoi cittadini una serie di misure draconiane, dai rialzi fiscali al controllo dei salari privati e pubblici.
È stato proprio sull’ennesimo pacchetto di sacrifici che si è infranto l’11 dicembre il premier Rosen Zhelyazkov, che ha dato le dimissioni dopo sempre più massicce e partecipate dimostrazioni di piazza appunto contro le rigide misure di austerity imposte ai bulgari. Malgrado la crisi conclamata, e fino all’eventuale chiamata alle urne, sia il governo che il Parlamento restano operativi.
Nel mirino di Mosca
Il vero problema è che mentre il mondo politico sta cercando le formule per creare una nuova maggioranza (Zhelyazkov era sostenuto da una sorta di centrosinistra con il partito socialista come perno), si fanno sempre più insidiose le pressioni occulte di Mosca: da sempre la Bulgaria è considerata dalla Russia (e prima ancora dall’Urss) come un piccolo Paese vassallo da assoggettare ai propri voleri, ma mai come in questo momento sono forti e insistenti le manovre per influenzare la cittadinanza e tenere sotto stretto controllo
Sofia. Le pressioni subdole e l’opera di disinformazione capillare, si concentrano proprio sull’euro, vista la volontà di Mosca di evitare che la Bulgaria prenda troppo sul serio l’ingresso nell’area unica, dopo che i tentativi di evitare il connubio sono falliti. Il Paese balcanico (14esimo in Europa per dimensioni), incastonato fra Romania, Serbia, Grecia e Turchia, con un affaccio sul Mar Nero considerato strategico non solo dalla Russia, assume quindi una rilevanza tutta speciale nei nuovi assetti globali.
Prezzi in due valute
Il tasso di conversione per l’ingresso nell’euro è simile a quello italiano: un euro verrà scambiato per 1,95583 lev (la valuta bulgara). Abituali sono le misure di transizione: i prezzi saranno esposti nelle due valute almeno per sei mesi e la Banca centrale garantisce per ora senza limiti temporali la possibilità di cambiare lev con euro.
Intanto la dirigenza del Paese cercherà di mantenere gli impegni: a rischio è in particolare l’inflazione, che malgrado il limite imposto dall’Ue per entrare nell’euro sia del 2,8%, si è nuovamente impennata nel 2025 con punte fino al 5%. L’Europa con inconsueta generosità ha preso per buone le promesse del governo per una rapida decrescita. Ma le incognite restano.