MILANO – Non c’è pace per Nestlé, dopo il watergate delle bottiglie di acqua minerale naturale trattata in realtà da filtri e lo scandalo sentimentale che ha portato al licenziamento del neo ad Laurent Freixe, che a cascata ha travolto anche il presidente Paul Bulcke, ora il colosso alimentare svizzero ha dovuto ritirare dagli scaffali alcune marche di latte per l’infanzia, tra cui Beba, Sma e Nan, a causa di una possibile contaminazione con la cereulide, una tossina che causa nausea e vomito. E così gli analisti di Barclays stimano che una fetta dei ricavi consolidati del gruppo - tra lo 0,8 e l’1,5% - potrebbero essere colpiti da un nuovo rischio reputazionale, che potrebbe costare al colosso elvetico fino a 1,2 miliardi di franchi (1,29 miliardi di euro) di danni.
MILANO – Non c’è pace per Nestlé, dopo il watergate delle bottiglie di acqua minerale naturale trattata in realtà da filtri e lo scandalo sentimentale che ha portato al licenziamento del neo ad Laurent Freixe, che a cascata ha travolto anche il presidente Paul Bulcke, ora il colosso alimentare svizzero ha dovuto ritirare dagli scaffali alcune marche di latte per l’infanzia, tra cui Beba, Sma e Nan, a causa di una possibile contaminazione con la cereulide, una tossina che causa nausea e vomito. E così gli analisti di Barclays stimano che una fetta dei ricavi consolidati del gruppo - tra lo 0,8 e l’1,5% - potrebbero essere colpiti da un nuovo rischio reputazionale, che potrebbe costare al colosso elvetico fino a 1,2 miliardi di franchi (1,29 miliardi di euro) di danni.
Il latte già scomparso dagli scaffali ora ritirato
Nestlé, nell’annunciare di aver ritirato precauzionalmente lotti di alimenti per neonati in diversi paesi europei (tra cui Germania, Italia, Austria, Spagna, Danimarca, Svezia e Finlandia) ha precisato che si tratterebbe di una partita di latte per neonati che rappresenta «significativamente meno dello 0,5% del fatturato» consolidato. Tuttavia il mercato è scattato sugli attenti perché il colosso elvetico aveva già avviato un “ritiro silenzioso” di questi prodotti dagli scaffali durante le festività natalizie, ma solo adesso a distanza di tre settimane è arrivato il richiamo pubblico. A metà dicembre Nestlé aveva peraltro già annunciato i richiami preventivi di latte in polvere per neonati in diversi paesi europei, tra cui Francia, Finlandia e Danimarca.
Analisti preoccupati: dura recuperare la fiducia di clienti e investitori
A dispetto del successo e della leadership di Nespresso nel segmento del caffè o di Purina nel cibo per animali, la domanda che ora si fanno gli analisti non è quanta parte degli utili del gruppo sarà intaccata da uno dei più grandi richiami dagli scaffali, ma come sia possibile che episodi come quello del latte contaminato o l’acqua in bottiglia trattata con filtri continuino a ripetersi nonostante i continui controlli, e come la società potrà recuperare dopo l’ennesimo scandalo la fiducia dei consumatori nonché quella degli investitori. «La domanda da farsi è questa: Nestlé è semplicemente troppo grande?-si chiede in un report David Hayes, analista di Jefferies- Esiste un limite fisico a quanto un’organizzazione possa controllare ciò che accade al suo interno?».
L’ad Navratil impegnato nella ristrutturazione dei conti
Peraltro il nuovo ad Philipp Navratil, che a settembre è subentrato a Freixe - colpevole quest’ultimo di aver avuto una relazione segreta con una sua dipendente subordinata - si trova a gestire il problema reputazionale insieme a una pesante ristrutturazione. Ristrutturazione che significa sia ridurre i costi di un miliardo di franchi entro il 2027 (una manovra che porterà all’esubero di 16mila dipendenti in due anni, di cui 4mila operai e 12 mila colletti bianchi), sia a tagliare i debiti, costringendo l’azienda a vendere alcuni gioielli, tra cui Nestlé Waters, la divisione di acque minerali che controlla le italiane San Pellegrino e Acqua Panna.
Intanto dopo aver chiuso i primi nove mesi con ricavi a 65,8 miliardi di franchi (-1,9% per colpa dei cambi, ma più 3,3% a parità di valute e perimetro) e in attesa dei risultati dell’intero 2025, che saranno annunciati il 18 febbraio, ieri le azioni di Nestlé sulla sulla Borsa di Zurigo hanno perso lo 0,23% con una capitalizzazione di 191 miliardi di franchi, un quinto in meno dello scorso marzo quando sono iniziati i guai del gruppo.