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Telefonia, pioggia di rincari su fisso e mobile. E non è finita qui

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Quest'anno inizia con rimodulazioni di tante offerte, fisse e mobili, da parte di quasi tutti gli operatori (Tim, WindTre, Fastweb). Iliad non aumenta il prezzo agli attuali clienti, ma lo fa nelle nuove offerte fibra. Il clima di quest'anno resta negativo e porterà forse altri rincari, secondo quanto gli operatori lasciano trapelare. La guerra dei prezzi è finita
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L’anno al telefono si apre con una pioggia di rimodulazioni, cioè le modifiche unilaterali applicate a contratti già attivi e comunicate a gruppi selezionati di clienti.

La tendenza riguarda un po’ tutti gli operatori telefonici, con l’eccezione di Iliad che come sempre mantiene fede alla promessa di evitare le rimodulazioni. Ma questa volta anche Iliad cede ai rincari, anche se di tipo diverso: sul prezzo della fibra ai nuovi clienti. Sintomo, anche questo, che gli operatori sono sempre più costretti ad aumentare le tariffe, perché i margini sono troppo risicati. Abbiamo le offerte mobili più economiche in Europa, dopo anni di guerra di prezzi, situazione che danneggiato gli investimenti sulla rete e quindi lo sviluppo tecnologico del Paese.

Il 2026 può essere anno di svolta e forse i rincari di inizio anno solo l’assaggio di qualcosa che verrà. Nell’immediato può essere vissuta come una brutta notizia per i consumatori, ma può essere cura necessaria per un settore sempre meno capace…

L’anno al telefono si apre con una pioggia di rimodulazioni, cioè le modifiche unilaterali applicate a contratti già attivi e comunicate a gruppi selezionati di clienti.

La tendenza riguarda un po’ tutti gli operatori telefonici, con l’eccezione di Iliad che come sempre mantiene fede alla promessa di evitare le rimodulazioni. Ma questa volta anche Iliad cede ai rincari, anche se di tipo diverso: sul prezzo della fibra ai nuovi clienti. Sintomo, anche questo, che gli operatori sono sempre più costretti ad aumentare le tariffe, perché i margini sono troppo risicati. Abbiamo le offerte mobili più economiche in Europa, dopo anni di guerra di prezzi, situazione che danneggiato gli investimenti sulla rete e quindi lo sviluppo tecnologico del Paese.

Il 2026 può essere anno di svolta e forse i rincari di inizio anno solo l’assaggio di qualcosa che verrà. Nell’immediato può essere vissuta come una brutta notizia per i consumatori, ma può essere cura necessaria per un settore sempre meno capace di fare evolvere le reti a vantaggio di utenti, aziende ed economia.

Fastweb è tra gli operatori che hanno messo a calendario interventi sia su mobile sia su fisso. Nelle comunicazioni e nelle pagine informative rivolte ai clienti, l’operatore indica un aumento per alcuni già clienti mobile con decorrenza dal primo gennaio 2026, da uno a quattro euro al mese a seconda dell’offerta coinvolta. Per la rete fissa, invece, la decorrenza indicata è dal primo febbraio 2026, con aumenti da uno a tre euro al mese e con l’indicazione – importante per chi ha vecchie promozioni – che eventuali sconti già riconosciuti possono restare applicati, secondo le condizioni del singolo contratto. La regola, in questi casi, è sempre la stessa: non esiste un “aumento uguale per tutti”, perché le rimodulazioni sono mirate; a fare fede è l’avviso ricevuto dal singolo cliente, non la ricostruzione generica.

Anche WindTre segue questo andazzo. Su alcune offerte fisse fa rincari di 5 euro al mese da gennaio. Sul mobile si era già mossa a dicembre, con aumenti di 2 euro.

Tim segnala che dal primo gennaio 2026 aumenta di 5 euro al mese il costo del pacchetto TimVision Intrattenimento. Non finisce qui. “A partire dal 1° marzo 2026, per esigenze economiche derivanti dal mutamento delle condizioni di mercato per le offerte che includono i contenuti di Disney+ Standard con pubblicità, il costo annuale di alcune offerte della gamma TIMVISION aumenterà di un importo compreso tra 12€ e 48€ (IVA inclusa) dilazionato in 12 mesi ovvero di un importo mensile aggiuntivo compreso tra 1€ e 4€ (IVA inclusa), in funzione della specifica offerta attivata dal cliente”, scrive l’operatore.

Dal 10 dicembre aveva già rimodulato alcune offerte mobili, di 1,99 euro al mese, in certi casi offrendo servizi extra.

La fibra di Iliad aumenta invece di un euro, ma solo ai nuovi clienti: a 26,99 euro al mese (22,99 per chi ha una sim Iliad). Ci mette dentro ora anche il servizio Cafeyn, un abbonamento per leggere gratis i giornali tra i quali ci sono Panorama, Gazzetta dello Sport, Gente, Le Scienze ma non i principali quotidiani. Da solo costerebbe 9,99 euro al mese (se preso fuori dall’offerta Iliad), ma va detto che include poche tra le principali testate (nessun grande quotidiano).

Il clima sembra favorevole a ulteriori rincari quest’anno, anche alla luce dei consolidamenti in atto. Fastweb sta integrando Vodafone e ha già dichiarato finita la stagione della guerra dei prezzi. Voci di settori parlano con insistenza di altre fusioni in arrivo, ad esempio tra Wind Tre e Iliad (senza ancora nessuna conferma ufficiale).

Più in generale, la fine della guerra dei prezzi è vista da tutti gli esperti come un passaggio di maturità necessario. Secondo uno degli studi più citati, Cable.co.uk (benchmark globale sul costo medio di 1GB), abbiamo le tariffe mobili più economiche in Europa e al mondo ci batte solo Israele. Da una rielaborazione di Repubblica sui dati Cable.co.uk, il divario non è marginale: un gigabyte in Italia costa circa 18 volte meno della media Ue, e circa 25 volte meno della Germania nella stessa rilevazione.

Una tendenza che procede da anni e che il Paese intero sta pagando. Secondo i dati diffusi da Asstel (associazione operatori) a novembre, gli investimenti privati delle telco italiane nel 2024 sono scesi a circa 6,5 miliardi di euro, in calo del 4% sull’anno precedente e, a prezzi costanti, del 26% rispetto al 2019. Sono cali pesanti rispetto alla media europea.

Nello stesso periodo il costo del capitale è salito oltre l’8%, mentre i ricavi stagnano, soprattutto sul mobile. I prezzi si sono ridotti del 30 per cento (record in Europa). “Tariffe tra le più basse d’Europa hanno dato ai consumatori un sollievo fugace. Ma quelle stesse politiche hanno prosciugato i ricavi, rallentato la diffusione del 5G e lasciato incompiuti troppi progetti di miglioramento della qualità”, ha detto Pietro Labriola, Ad di Tim e presidente Asstel, commentando il recente European Telecom Health Index di Kearney.

“Il nostro settore vive un paradosso: da un lato è percepito come ricco, dall’altro soffre di una crisi strutturale profonda”, aveva detto al Forum Nazionale Asstel a novembre. “Negli ultimi dieci anni i ricavi sono diminuiti in modo costante mentre gli investimenti sono rimasti elevati e a costi del capitale crescenti. Dal 2019 al 2023, infatti, il costo del capitale per le Tlc nel nostro Paese è salito dal 7,3% all’8,1%”. “Questo ha quasi azzerato la capacità delle imprese di generare cassa, e oggi vediamo i primi segnali concreti di questa situazione, con un rallentamento degli investimenti privati”, aveva detto. L’aumento dei prezzi è parte di una soluzione, che richiederà però anche (e soprattutto) interventi strutturali e normativi profondi, come si vede ora nella partita delle rinnovo delle frequenze e quella della norma europea Digital networks act, che pure vuole dare ossigeno alle telco.

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