MILANO – Nuovo anno, nuovi segni di instabilità. Se negli ultimi mesi del 2025, l'allentarsi della guerra commerciale e il taglio dei tassi d'interesse hanno ridotto l'incertezza e favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell'economia mondiale, l'inizio del 2026 è stato segnato da “nuovi focolai di instabilità”. Focolai che, avverte l’Istat nella nota sull'andamento dell'economia, “supportano le previsioni di un rallentamento dell'attività economica a livello internazionale per l'anno in corso”.
Quadro di crescita più debole per l’Italia
Lo scenario non è migliore per l’Italia. Nel Bel Paese, dove nel terzo trimestre 2025 si registra un contenuto incremento congiunturale del Pil (+0,1% e +0,6% in termini tendenziali, come rivisto lo scorso 28 novembre), "i dati ad alta frequenza più recenti segnalano un indebolimento generalizzato dell'economia a ottobre, dopo la ripresa nel mese precedente. Si evidenzia – prosegue l'istituto – un quadro di cr…
MILANO – Nuovo anno, nuovi segni di instabilità. Se negli ultimi mesi del 2025, l'allentarsi della guerra commerciale e il taglio dei tassi d'interesse hanno ridotto l'incertezza e favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell'economia mondiale, l'inizio del 2026 è stato segnato da “nuovi focolai di instabilità”. Focolai che, avverte l’Istat nella nota sull'andamento dell'economia, “supportano le previsioni di un rallentamento dell'attività economica a livello internazionale per l'anno in corso”.
Quadro di crescita più debole per l’Italia
Lo scenario non è migliore per l’Italia. Nel Bel Paese, dove nel terzo trimestre 2025 si registra un contenuto incremento congiunturale del Pil (+0,1% e +0,6% in termini tendenziali, come rivisto lo scorso 28 novembre), "i dati ad alta frequenza più recenti segnalano un indebolimento generalizzato dell'economia a ottobre, dopo la ripresa nel mese precedente. Si evidenzia – prosegue l'istituto – un quadro di crescita debole rispetto alla media dell'area euro, con andamenti differenziati tra i diversi settori”.
Nel dettaglio, il settore farmaceutico “sta sperimentando una fase di forte dinamismo, superando in modo rilevante la performance dell'intero comparto manifatturiero, sia in termini di produzione sia di scambi commerciali. Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo centrale per la crescita delle esportazioni nazionali di prodotti farmaceutici (salito in media del 33,7% tra gennaio e ottobre), diventando il principale partner commerciale per l'Italia".
L’inflazione sale, ma meno che in Europa
Quanto all'inflazione Ipca, a dicembre scorso la crescita annua dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo nel Paese è stata pari all'1,2%, “ancora nettamente inferiore” alla media dell'area euro (+2%). Il confronto con gli altri principali Paesi dell'area evidenzia, per l'Italia, un'inflazione più contenuta rispetto alla Germania (+2%) e alla Spagna (+3%), più elevata rispetto alla Francia (+0,7). Sulla base dei dati provvisori, l'indice nel 2025 è stato pari all'1,7% in Italia e al 2,1% nell'area euro.
Intanto tra i consumatori crescono le aspettative di un calo dell'inflazione. A dicembre scorso sale infatti al 43,2% la quota di coloro che si attendono un calo dei prezzi nei successivi 12 mesi rispetto ai 12 mesi passati (era il 41,5% a novembre), mentre si riducono le attese di aumento (41,8%; 43% a novembre) e quelle di stabilità (13,2%; da 13,7%).