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Nella fabbrica dell’oro che sforna lingotti e alimenta il boom

Per gentile concessione di  MKS PAMP/ Gold Avenue – Tutti i diritti sono riservati.

 

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In Svizzera si raffina e trasforma oltre il 25% del metallo estratto e recuperato in tutto il mondo. Un’attività che vale quasi un terzo dell’export totale elvetico. Intanto il balzo delle quotazioni apre le porte del mercato anche alla clientela retail. Gold Avenue: “Custodiamo 650 milioni di asset per conto dei nostri clienti un terzo sono italiani”
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CASTEL SAN PIETRO (SVIZZERA) – La ricetta di un successo quasi secolare qui è non dare nell’occhio. A Castel San Pietro, duemila abitanti nel Canton Ticino, un piccolo e anonimo edificio industriale posizionato poco lontano dal centro città, tra villette e strade strette in salita, tradisce le apparenze: recinzione e blando filo spinato fuori, tonnellate di oro dentro. Quelle che passano ogni anno nei corridoi della MKS PAMP, una delle sei raffinerie svizzere che svolgono un compito apparentemente secondario ma in realtà centrale nell’industria dell’oro: prendere il metallo grezzo arrivato dalle miniere di tutto il mondo e trasformarlo nella versione luccicante e pura con cui è più facile riconoscerlo nella vita quotidiana.

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La fabbrica dei lingotti

Un’attività sempre più intensa, nelle settimane…

CASTEL SAN PIETRO (SVIZZERA) – La ricetta di un successo quasi secolare qui è non dare nell’occhio. A Castel San Pietro, duemila abitanti nel Canton Ticino, un piccolo e anonimo edificio industriale posizionato poco lontano dal centro città, tra villette e strade strette in salita, tradisce le apparenze: recinzione e blando filo spinato fuori, tonnellate di oro dentro. Quelle che passano ogni anno nei corridoi della MKS PAMP, una delle sei raffinerie svizzere che svolgono un compito apparentemente secondario ma in realtà centrale nell’industria dell’oro: prendere il metallo grezzo arrivato dalle miniere di tutto il mondo e trasformarlo nella versione luccicante e pura con cui è più facile riconoscerlo nella vita quotidiana.

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La fabbrica dei lingotti

Un’attività sempre più intensa, nelle settimane in cui l’oro aggiorna quasi quotidianamente i propri massimi, in scia alle tensioni sul fronte geopolitico. Dalla raffineria del Canton Ticino esce l’oro destinato alle aziende del settore dell’oreficeria per realizzare gioielli e altri prodotti ma anche quello destinato a istituti di credito e banche centrali. Una fabbrica, anche, di lingotti d’oro. Che stesi su un tavolo, a una spanna dai propri occhi, danno una misura tangibile a un valore spesso strettamente finanziario. Preso in mano, o meglio con due mani visti i suoi oltre dodici chili di peso, il «mattone» più prezioso del mondo vale circa un milione e mezzo di euro. Ventuno lingotti appoggiati su un pallet e disposti in sette file da tre valgono oltre 31 milioni. Lo stipendio di qualche decina di vite di lavoro, nello spazio di una piccola tovaglia.

"Qui si lavorano oro, argento e i metalli del gruppo del platino”

Trecento persone lavorano su tre turni, sei giorni a settimana, in un impianto che visto con occhi inesperti può apparire come una piccola e comune industria metallurgica. Se non fosse che il metallo che cola nella fonderia e che poi, affinazione per affinazione, tocca un livello di purezza quasi totale, è uno dei grandi protagonisti dell’ultimo anno finanziario. «Qui trattiamo principalmente oro, argento e metalli del gruppo dei platinici», spiega Phaedon Stamatopoulos, managing director dello stabilimento. «Ci riforniamo da fonti diverse: innanzitutto dalle miniere, che inviano il loro materiale sotto forma di doré. A queste si affiancano i fornitori secondari, tra cui banche, società di trading, grossisti e rivenditori di metalli preziosi, che ci forniscono sia metalli già raffinati sia materiali riciclati, come scarti di gioielleria».

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Come si arriva all’oro puro

Il processo parte da blocchi da 150 chili che somigliano a delle grosse pietre ma che in realtà sono dei semilavorati grezzi di metallo ancora non puro e che possono combinare elementi diversi. Attraverso una prima fase di fusione vengono create delle lastre, con un processo chimico ed elettrico viene separato e isolato l’oro puro, che dopo un nuovo passaggio di fusione può assumere la forma desiderata. Dai minuscoli lingottini da un grammo, grandi un quarto di un francobollo ma del valore attuale di circa 150 euro, al lingotto standard.

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Una quota rilevante di export

Un’industria, quella della trasformazione dell’oro, che è tutt’altro che residuale per la Confederazione. Nel 2024 quasi un terzo dell’export complessivo del Paese era costituito da oro e altri metalli preziosi, più della farmaceutica e quattro volte l’industria degli orologi. Su quasi 5mila tonnellate d’oro che ogni anno vengono estratte dal terreno o rilavorate riciclando quello esistente, circa il 25% passa dalla Svizzera.

Si aprono le porte della clientela retail

E l’esplosione delle quotazioni del metallo giallo ha anche ridefinito la platea dei possibili clienti e investitori. Da bene rifugio, sicuro ma stabile, a possibile fonte di guadagni a doppia cifra percentuale, l’oro si è aperto così sempre di più anche a una clientela più tradizionale e «retail». La stessa MKS PAMP, attraverso la società collegata Gold Avenue, offre questo tipo di servizio. Utilizzando app e sito, chiunque può acquistare la propria porzione di oro. «Il nostro obiettivo è democratizzare questo tipo di investimenti, dando la possibilità di acquistare anche un singolo grammo di oro, che può essere custodito direttamente dalla società o inviato a domicilio. L’idea alla base della nostra attività è che non devi essere ricco per avere dell’oro fisico», spiega l’ad della società Nicolas Cracco.

Una forma di investimento che, con il vento in poppa delle quotazioni alle stelle del metallo, a un passo dai 5mila dollari l’oncia, è cresciuta in maniera considerevole, con le transazioni salite dell’80% soltanto nell’ultimo anno di cui il 40% da parte di investitori italiani. «Oggi abbiamo circa 650 milioni di euro di asset custoditi per conto dei nostri clienti e per circa un terzo sono di cittadini italiani». Nascosti da qualche parte, sotto edifici impenetrabili, ma insospettabili, nei comuni delle valli svizzere.

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