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Luce, negli ultimi due anni prezzi imprevedibili. Cosa aspettarsi dal 2026

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L’analisi di Papernest sull’andamento del Pun nel 2024 e 2025 evidenzia la difficoltà di individuare un trend prevedibile. Trovare il momento giusto per bloccare il prezzo è un’impresa
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Un mercato poco prevedibile, con picchi in salita e in discesa e in periodi dell’anno completamente diversi: in una parola, volatilità, che è la caratteristica del mercato elettrico con cui ormai abbiamo preso confidenza. Il Pun, ovvero il prezzo del mercato all’ingrosso che determina poi le tariffe in bolletta, corre sulle montagne russe. Ha iniziato a farlo dal 2021 e la situazione è anche peggiorata nel 2022, con l’inizio della guerra in Ucraina che ha gettato nell’incertezza i mercati.

L’analisi di Papernest, società francese di servizi ai consumatori, si è concentrata sull’ultimo biennio 2024-2025. Il primo dato evidente è che non esiste più un periodo dell’anno considerato “sicuro”, né un periodo nero: discese e rincari non sembrano più molto legati al period…

Un mercato poco prevedibile, con picchi in salita e in discesa e in periodi dell’anno completamente diversi: in una parola, volatilità, che è la caratteristica del mercato elettrico con cui ormai abbiamo preso confidenza. Il Pun, ovvero il prezzo del mercato all’ingrosso che determina poi le tariffe in bolletta, corre sulle montagne russe. Ha iniziato a farlo dal 2021 e la situazione è anche peggiorata nel 2022, con l’inizio della guerra in Ucraina che ha gettato nell’incertezza i mercati.

L’analisi di Papernest, società francese di servizi ai consumatori, si è concentrata sull’ultimo biennio 2024-2025. Il primo dato evidente è che non esiste più un periodo dell’anno considerato “sicuro”, né un periodo nero: discese e rincari non sembrano più molto legati al periodo o alla stagione. E questo complica le cose per i clienti in cerca di un prezzo fisso, da bloccare nel momento più propizio. Ecco: gli ultimi due anni dicono che il momento propizio prima o poi arriva, ma è impossibile prevedere quale sia.

Trend opposti

Generalizzando, si potrebbe dire che il 2024 era partito bene, con un Pun a 9 centesimi al kilowattora, e si è chiuso male, a 13 centesimi. Mentre il 2025 era partito male, ereditando la situazione dell’anno precedente (14 centesimi) e si è chiuso meglio, con 11 centesimi al kilowattora. Il 2024 ha avuto un trend in costante crescita, con l’eccezione dei mesi autunnali. L’anno appena trascorso invece è stato a due facce: dopo i disastrosi primi due mesi, già da marzo il prezzo ha iniziato a scendere fino al minimo di maggio, per poi rimanere piuttosto stabile. Questa regolarità è un fattore positivo o negativo? Se da un lato il prezzo è stato un po’ più prevedibile, dall’altro nel 2025 il prezzo non è praticamente mai stato sotto la soglia dei 10 centesimi, qualcosa che prima della crisi del 2021 era la normalità ma che anche negli ultimi tre anni si era, talvolta, verificato. Nel 2025 abbiamo percorso un altopiano.

Stagioni in chiaroscuro

Tuttavia è ancora più interessante capire quando si sono registrati i picchi. Papernest evidenzia il mese di febbraio: nel 2024 era stato tra i più convenienti dell’anno con il Pun a 8,8 centesimi; viceversa, nel 2025 è stato il più caro in assoluto con 15 centesimi al kilowattora. Febbraio (così come gennaio) è generalmente un mese caro per l’energia elettrica, così come per il gas. Soprattutto per due motivi: il clima è sfavorevole alle rinnovabili, causando lo spostamento della produzione soprattutto sul gas, una fonte più cara; le poche ore di luce e le basse temperature spingono i consumi casalinghi per riscaldare e illuminare gli ambienti. Eppure quello del 2024 era stato un mese molto conveniente. D’altra parte, anche i mesi più caldi sono considerati a rischio per la bolletta elettrica per il larghissimo uso dei condizionatori, che spingono la domanda producendo - generalmente - un aumento dei prezzi. Eppure, nell’ultimo biennio, i picchi estivi del Pun o non si sono visti o sono stati poco marcati. Nel 2024 tra giugno e luglio il prezzo all’ingrosso ha oscillato tra i 10 e i 12 centesimi, mentre nel 2025 tra gli 11 e i 10 centesimi. Non certo prezzi stracciati, ma neanche drammatici.

Che anno attendersi

Detto tutto questo, è piuttosto complicato fare previsioni sul 2026. Avremo un altro anno di stabilità con prezzi sempre medio-alti, o viceversa vivremo una replica del 2024, con periodi d’oro alternati a mesi bui? Secondo Papernest “ci si aspetta che il Pun nel 2026 possa stabilizzarsi su livelli più sostenibili”, ma “il mercato potrebbe anche riservare sorprese”. Non disponendo di una palla di vetro, è utile analizzare quali sono le variabili da tenere d’occhio, che Papernest individua in:

  • come procederà la transizione verso le rinnovabili;
  • l’andamento del clima (questo inverno ad esempio si sta rivelando più rigido del precedente);
  • possibili tensioni geopolitiche. Quelle che, a quanto pare, davvero non ci faremo mancare neanche nel 2026.
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