Dalla cura del cancro ai fucili. Capita spesso alle startup di fare “pivot”, correggere la rotta sul prodotto o sul mercato. Ma la «trasformazione strategica» annunciata da Genenta Science, campioncino italiano delle biotecnologie, e dal suo amministratore delegato Pierluigi Paracchi, la porta su una rotta davvero diversa. Nata nel 2014, unica azienda tricolore quotata al Nasdaq, la missione di Genenta era sperimentare e provare a portare sul mercato le innovative ricerche sulle terapie geniche condotte all’Istituto San Raffaele Telethon dal luminare Luigi Naldini, cofondatore insieme a Paracchi. Tre giorni fa però ecco la svolta. Nuovo nome: Saentra Forge. Campo d’azione allargato a settori come aerospazio e difesa. E la prima operazione del nuovo corso, cioè l’acquisizione della maggioranza di una piccola società brianzola di nome Atc (Armi tattiche custom), specializzata nella produzione di carabine sportive e fucili di precisione per forze armate.
Un fulmine a ciel sereno, per i…
Dalla cura del cancro ai fucili. Capita spesso alle startup di fare “pivot”, correggere la rotta sul prodotto o sul mercato. Ma la «trasformazione strategica» annunciata da Genenta Science, campioncino italiano delle biotecnologie, e dal suo amministratore delegato Pierluigi Paracchi, la porta su una rotta davvero diversa. Nata nel 2014, unica azienda tricolore quotata al Nasdaq, la missione di Genenta era sperimentare e provare a portare sul mercato le innovative ricerche sulle terapie geniche condotte all’Istituto San Raffaele Telethon dal luminare Luigi Naldini, cofondatore insieme a Paracchi. Tre giorni fa però ecco la svolta. Nuovo nome: Saentra Forge. Campo d’azione allargato a settori come aerospazio e difesa. E la prima operazione del nuovo corso, cioè l’acquisizione della maggioranza di una piccola società brianzola di nome Atc (Armi tattiche custom), specializzata nella produzione di carabine sportive e fucili di precisione per forze armate.
Un fulmine a ciel sereno, per i vari investitori che negli anni avevano finanziato Genenta pensando che il suo bersaglio sarebbe stato il gliobastoma, un aggressivo cancro al cervello. Fondazione Telethon fa sapere che Naldini, fino allo scorso anno presidente del consiglio scientifico della società, «ha concluso la collaborazione nel dicembre 2025», prima del cambio di missione. Il San Raffaele, che possiede ancora l’8% di Genenta, spiega tramite il portavoce che «alla luce delle nuove iniziative estranee all’originario perimetro (…) si riserva di riconsiderare la propria partecipazione». Cdp Venture, tra i primi sostenitori, sta «valutando le azioni a piena tutela dell’investimento», ci dice l’ufficio stampa. Investimento che ora rischia di confliggere con le – rigide – linee guida sugli impegni nel settore militare. Stupore anche dalle parti di Enea Tech, il fondo per il sostegno alle startup biotecnologiche vigilato dai ministeri delle Imprese e della Salute, che appena dieci mesi fa aveva stanziato un prestito convertibile da 20 milioni: «Abbiamo finanziato un progetto di ricerca in ambito oncologico. Nella giornata di ieri (mercoledì, ndr) abbiamo appreso, tramite i social media dell’imminente operazione. Stiamo valutandone i possibili impatti», dichiara un portavoce.
Per Paracchi un filo rosso c’è: l’obiettivo - spiega - è rendere Genenta un aggregatore industriale di piccole imprese attive nei vari settori compresi nel perimetro nella sicurezza nazionale e del golden power, dal biotech alla difesa. Dice che l’estensione dello statuto sociale era già stata approvata da un’assemblea lo scorso ottobre. E assicura che le biotecnologie resteranno “un pilastro” dell’attività, rivendicando i risultati positivi raggiunti finora, che saranno anche pubblicati su una rivista scientifica internazionale, pur aggiungendo che le «lungaggini» dell’investimento di Enea Tech («con cui è aperto un contenzioso») hanno creato molti problemi per le sperimentazioni sui pazienti. I numeri dicono che, in una generalizzata crisi del biotech, il titolo di Genenta ha perso dalla quotazione il 90% e che oggi la società capitalizza 23 milioni di dollari, meno dei 33 che ha in cassa: il mercato non riconosce alcuni valore alla sua proprietà intellettuale.
Con queste premesse, investire i fondi residui in settori caldi come la difesa, anziché in ulteriori costose sperimentazioni cliniche, potrebbe essere una scelta razionale. Solo che i fucili sono davvero un altro mondo, per gli investitori e per Paracchi, che aveva abbandonato «il lato oscuro» (parole sue) della finanza per diventare imprenditore e portavoce del biotech italiano, con tanto di convegni al ministero degli Esteri e l’incarico di moderare il tavolo per l’internazionalizzazione. La svolta di Genenta è stata preparata con cura. A settembre Paracchi ha promosso la nascita della fondazione Praexidia, con la missione di promuovere la consapevolezza sulle industrie strategiche. Nel comitato nomine, Gianni Letta e l’ex ad di Finmeccanica Orsi, in consiglio – oltre a lui, presidente – due ex capi di Stato maggiore dell’Aeronautica e il numero uno di Assolombarda Biffi. La stessa fondazione tre giorni fa è diventata socio di minoranza, con diritti rafforzati sulle decisioni strategiche, della “nuova” Genenta, grazie alle azioni donate da Paracchi, ma è anche socio fondatore di Praexidia Industrie Strategiche, una seconda azienda con missione simile quotata negli stessi giorni a Milano. Missione simile, non uguale: punta ad aggregare aziende di difesa, sicurezza e spazio. Niente biotecnologie.