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Warsh alla Fed placa i mercati, in Borsa crollano oro e argento

Kevin Warsh 

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Trump sceglie il successore di Powell alla Banca centrale: “Sicuro che taglierà i tassi”. Investitori rassicurati, giù i beni rifugio. Ma sulla nomina c’è il nodo del voto al Senato
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MINNEAPOLIS – Poteva andare peggio, molto peggio. Così si può riassumere la reazione del mondo finanziario e politico alla scelta del presidente Trump di nominare Kevin Warsh come prossimo capo della Federal Reserve. Non perché l’ex governatore non sia allineato sulle posizioni del capo della Casa Bianca e non sostenga la riforma della banca centrale, ma perché la sua storia e il suo curriculum dovrebbero garantire più indipendenza e autonomia rispetto ad altri candidati battuti nella corsa alla successione di Jerome Powell, e più dimestichezza con i mercati. Tant’è che beni rifugio come oro e argento ieri sono crollati dopo settimane di boom: il primo dell’8%, il secondo del 26%. Mentre Wall Street ha chiuso leggermente in ribasso (-0,3%) perché sconta sì prossimi tagli dei tassi ma non troppo aggressivi.

MINNEAPOLIS – Poteva andare peggio, molto peggio. Così si può riassumere la reazione del mondo finanziario e politico alla scelta del presidente Trump di nominare Kevin Warsh come prossimo capo della Federal Reserve. Non perché l’ex governatore non sia allineato sulle posizioni del capo della Casa Bianca e non sostenga la riforma della banca centrale, ma perché la sua storia e il suo curriculum dovrebbero garantire più indipendenza e autonomia rispetto ad altri candidati battuti nella corsa alla successione di Jerome Powell, e più dimestichezza con i mercati. Tant’è che beni rifugio come oro e argento ieri sono crollati dopo settimane di boom: il primo dell’8%, il secondo del 26%. Mentre Wall Street ha chiuso leggermente in ribasso (-0,3%) perché sconta sì prossimi tagli dei tassi ma non troppo aggressivi.

«Conosco Kevin da molto tempo - ha commentato Trump - e non ho dubbi che passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore. Non glielo ho chiesto ma sicuramente vuole tagliare i tassi». Anche il Wsj ha subito approvato la nomina: «È la scelta giusta».

Per essere effettiva però, la nomina deve essere confermata dal Senato, a maggioranza repubblicana. E qualche ostacolo inizia a profilarsi: il senatore Gop Thom Tillis ha detto chiaramente che non voterà Warsh fino a che non verrà ritirata la causa contro l’attuale presidente Powell. Il suo voto potrebbe rivelarsi decisivo per far avanzare la nomina di Warsh alla commissione bancaria del Senato, dove Tillis siede e dove i repubblicani hanno una maggioranza risicata di 13 voti contro gli 11 dei democratici. Anche il mandato di Powell rischia di essere una spina per Trump: finisce a maggio ma solo a ridosso della scadenza il capo della Fed farà sapere se vorrà restare nel consiglio dei governatori fino al 2028, privando così Trump di un’ulteriore nomina.

Warsh è più incline di Powell a muoversi nella direzione auspicata da Trump di un robusto taglio dei tassi, ma non viene considerato uno “yes man” pronto a far ripartire l’inflazione, pur di far contento l’uomo che l’ha messo alla guida della politica monetaria della più grande economia globale. Ad esempio Jason Furman, professore ad Harvard che aveva presieduto il Consiglio economico del presidente Obama, ha scritto che «Kevin Warsh è ben al di sopra della soglia, tanto riguardo la sostanza, quanto l’indipendenza, per guidare la Fed. Il Senato dovrà porre domande dure durante la conferma, sulla sua autonomia, e Trump dovrebbe ridurre le minacce. Ciò auspicabilmente dovrebbe dimostrare che Warsh va confermato». Tono simile da parte di Mohammed El Erian, già ceo di Pimco: «Avendo visto Kevin all’opera, credo che porti un misto di profonda esperienza e grandi capacità comunicative».

Se i mercati europei hanno chiuso in rialzo e Wall Street in ribasso, il dollaro invece si è rafforzato, perché Warsh potrebbe frenare il pressing di Trump per svalutare la moneta verde per favorire l’export.

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