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Minerali critici, il dominio globale si gioca sui mari

(afp)
I flussi del trasporto marittimo svelano la centralità della Cina nella tela di risorse strategiche
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Per allontanarsi dai combustibili fossili e avverare la transizione energetica l’umanità dovrà continuare a sfruttare le risorse del sottosuolo. Il vero nodo, dunque, non è che cosa estrarremo - litio e cobalto piuttosto che petrolio e gas - ma chi lo farà. Chi controllerà le materie prime.

La nuova priorità dell’Europa

Dopo l’invasione dell’Ucraina e la crisi energetica che ne è derivata, l’Europa ha lavorato sodo per diversificare le proprie forniture, rivolgendo lo sguardo verso i gasdotti nel Sud del Mediterraneo o il Gnl (americano), e ha intensificato la produzione da fonti rinnovabili. Ma per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Net Zero al 2050, la priorità si sta mano a mano spostando verso le materie prime critiche, centrali nella realizzazione delle tecnologie green. Il problema è che l’Unione in questa partita preziosa è ancora una volta dipendente, nelle estrazioni (70%) come nei processi intermedi (81%).

Le materie prime viaggiano via mare

Il trasporto marittimo è l’ossatura del commercio delle materie prime, sia grezze che lavorate. Una recente ricerca condotta da Srm (il centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo) e l’ESL@energycenter Lab del Politecnico di Torino, in collaborazione con la Fondazione Matching Energies, registra che tra il 2012 e il 2025 i flussi mondiali delle minor bulk, le navi portarinfuse minori, è balzato del 29%, soprattutto grazie allo sprint dei metalli, inclusi alcuni minerali critici.

L’andamento è ben consolidato: da inizio millennio è decuplicato il commercio marittimo di nichel, utilizzato nelle batterie ed essenziale in leghe come l’acciaio Inox. Il dato della bauxite, principale fonte per la produzione dell’alluminio, è passato da 30,6 a 236,4 milioni di tonnellate, quasi otto volte tanto, mentre il trasporto di rame, utilizzato nei componenti elettronici, nelle batterie e nei veicoli, è schizzato del 294 per cento.

Stretti sempre più centrali

Anche gli idrocarburi viaggiano sempre più frequentemente via mare, aumentando la centralità dei maggiori stretti al mondo. Basti pensare che da Hormuz (che unisce il golfo Persico con quello dell’Oman) e da Malacca, nell’oceano indiano, passa la metà del traffico marittimo globale di oil&gas. Il canale di Suez, collegamento cruciale tra Europa e Asia, controlla una quota crescente di flussi via mare di prodotti petroliferi (7,65%) e gas naturale liquefatto (2,2%) e anche l’importanza dello stretto di Gibilterra è in salita, grazie al transito di navi Gnl in cui ha ormai superato il 10% del totale globale.

Gli esperti ammettono che per il prossimo decennio la sicurezza energetica sarà ancora legata a doppio filo alle rotte dei combustibili fossili. Ma riconoscono anche che dopo il 2035 il dialogo si sposterà sulle catene di fornitura di materie prime critiche, dove il Mediterraneo ha un potenziale ancora inesplorato. E rischia di peggiorare una bilancia commerciale, già in rosso per oltre 28 miliardi di dollari.

Tutte le rotte portano a Pechino

Seguendo le navi portarinfuse e i container è possibile abbozzare la nuova mappa delle risorse strategiche. Vediamone alcune. Oltre il 90% della bauxite via mare proviene da Guinea e Australia ed è destinata quasi interamente alla Cina, mentre le Filippine (con l’84% del totale) dominano l’export di nichel e il Sudafrica (55%) quello di manganese. Il rame viaggia sulle rotte Cile-Cina e Perù-Cina e il cobalto è estratto per oltre l’80% nella Repubblica Democratica del Congo, prima di intraprendere il viaggio verso Belgio e Finlandia, dove viene raffinato e poi ri-esportato.

Il nome che compare più volte è la Cina. In passato Pechino ha giocato d’astuzia, acquisendo partecipazioni di miniere sparse in giro per il mondo. Il risultato è che, pur non disponendo di una vasta quantità di materie prime all’interno dei confini nazionali, oggi controlla buona parte del mercato estrattivo. Non solo: ha sviluppato la filiera di trasformazione di molti minerali, assicurandosi gli approvvigionamenti per alimentare la propria manifattura hi-tech, dalle batterie per auto elettriche e cellulari ai pannelli fotovoltaici. L’Ue ha provato a rispondere, istituendo un quadro per garantirsi rifornimenti sicuri e sostenibili di materie prime critiche (il Critical Raw Materials Act). Serviranno tempo e investimenti, nel frattempo il controllo resta in mano ad altri.

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