ROMA – Nei Mostri di Dino Risi c’è il pugile suonato, Artemio Altinori-Vittorio Gassman, che continua a prendere pugni sul ring e, imperterrito, ripete in romanesco: «E so’ contento». In queste ore di resa dei conti con il generale Vannacci, anche Salvini si dichiara «contento» ogni volta che arriva una botta, da nordisti del suo partito, dalla Corte dei conti sul Ponte, dal Quirinale per il decreto sicurezza. Salvini non capisce nemmeno più da dove arrivano i colpi, più che “i Mostri” è diventato lo schiaffo del soldato.
Anche i suoi, dopo il disastro di Vannacci, cercato e piazzato da Salvini come capolista per evitare il tonfo alle Europee, fatto persino vicesegretario, tollerato in tutte le sue sparate per poi esserne infil…
ROMA – Nei Mostri di Dino Risi c’è il pugile suonato, Artemio Altinori-Vittorio Gassman, che continua a prendere pugni sul ring e, imperterrito, ripete in romanesco: «E so’ contento». In queste ore di resa dei conti con il generale Vannacci, anche Salvini si dichiara «contento» ogni volta che arriva una botta, da nordisti del suo partito, dalla Corte dei conti sul Ponte, dal Quirinale per il decreto sicurezza. Salvini non capisce nemmeno più da dove arrivano i colpi, più che “i Mostri” è diventato lo schiaffo del soldato.
Anche i suoi, dopo il disastro di Vannacci, cercato e piazzato da Salvini come capolista per evitare il tonfo alle Europee, fatto persino vicesegretario, tollerato in tutte le sue sparate per poi esserne infilzato come un tonno, iniziano a trattare il segretario con un misto di pena e condiscendenza. «Poveretto», si danno di gomito dopo che è passato. Il capogruppo Massimiliano Romeo, non il primo che capita, ieri ha dichiarato: «Avevo messo in guardia Salvini dall’inseguire Vannacci…Comunque la leadership di Matteo non è in discussione». Una frase in cui la parola più importante è proprio quel «comunque», una congiunzione che nega l’evidenza che si intende affermare.
L’ultima settimana per il vicepremier ricorda quella fatale del Papeete, dove tutto quello che poteva andare storto andò storto. Fosse solo Vannacci, è un anno che a Salvini le cose non girano per il verso giusto, tra tasse sulle banche che non ci sono, Fornero che resta in piedi, anzi l’età pensionabile sale, flat tax che arriverà per tutti, ma sempre domani, armi e soldi all’Ucraina che non si fermano mai, treni alta velocità che prima funzionavano benissimo e adesso vanno più lenti della littorina. Per non parlare di Donald Trump, di cui il vicepremier leghista si era autoproclamato primo discepolo in Europa (con tanto di cravatte rosso Maga), che ora precipita in tutti i sondaggi ed è diventato tossico per gli stessi repubblicani. «E so’ contento».
Pensiamo al Ponte, la sua ossessione, bocciato a ottobre dalla Corte dei conti perché il dossier preparato dal ministero era scritto con i piedi. Nelle bozze del decreto Infrastrutture atteso oggi in Consiglio dei ministri, i tecnici del Mit avevano infilato – recependo le indicazioni politiche del ministro – una vera perla: i magistrati contabili non potevano più mettere il naso sul progetto. Altra chicca, l’istituzione di un “commissario straordinario”, poltrona che Salvini aveva già promesso a Pietro Ciucci, attuale amministratore delegato della Stretto di Messina Spa. Cioè un commissario governativo che avrebbe dovuto non solo frustare proprio la società di cui è a capo, ma anche riscrivere, al posto dei ministri competenti, la delibera del Cipess già bocciata dalla Corte dei conti, un controsenso assoluto, la volpe messa a guardia del pollaio. Naturale che, di fronte a queste enormità, ma soprattutto al tentativo di sottrarre il controllo della Corte dei conti sul maxiappalto, al Quirinale sia state alzate tutte le antenne. Martedì Salvini è salito al Colle in udienza con Mattarella e...oplà, le due norme contestate sono scomparse. «E so’ contento».
Non è andata meglio con l’altro decreto in discussione oggi, quello sulla sicurezza. L’ideona leghista stavolta era far pagare una cauzione preventiva a chi vuole organizzare una manifestazione, così in caso di danni lo Stato si sarebbe trattenuto i soldi. Geniale, perché non è venuto in mente prima a qualcun altro in una qualsiasi altra parte del mondo? Anche al Viminale hanno fatto notare a Salvini che una norma del genere non stava in cielo né in terra, non c’è stato nemmeno bisogno di arrivare al Colle più alto. «E se i boy scout vogliono manifestare per la pace, chiediamo i soldi anche a loro?». La cauzione, che avrebbe portato in piazza solo i ricchi, è finita nel dimenticatoio. «E so’ contento».
È l’inverno del Papeete2, solo che l’estate del Papeete1 vedeva Salvini all’apice del successo e del consenso - e nessuno si sognava di metterlo in discussione - questa è invece la stagione dello scontento, della debolezza, delle contestazioni interne.
Un momento nero, per fortuna che domani iniziano le Olimpiadi di Milano-Cortina e Salvini spera di rifiatare. Nonostante tutti i «rosiconi», come li chiama lui, i lavori sono finiti in tempo e il vicepremier si aspetta come minimo di finire, come il barone De Coubertin, nella storia dei cinque anelli.