BERLINO – La Bce ha deciso “all’unanimità” di lasciare i tassi invariati, ma Christine Lagarde ammette che i guardiani dell’euro stanno mantenendo uno sguardo “vigile” sul super-euro, sulla moneta unica rafforzata in quest’ultimo anno dall’arrivo alla Casa di Donald Trump e dal conseguente indebolimento del dollaro. La presidente della Bce ha ricordato ieri che i tassi di cambio non rientrano negli obiettivi ufficiali della banca centrale, ma ha aggiunto che una vigilanza stretta dei livelli dell’euro - che oscilla da mesi intorno a quota 1,20 contro il biglietto verde - «è importante per la crescita e l’inflazione». Intanto, il costo del denaro e le politiche monetarie «restano in una buona posizione».
Gli effetti dell’euro forte …
BERLINO – La Bce ha deciso “all’unanimità” di lasciare i tassi invariati, ma Christine Lagarde ammette che i guardiani dell’euro stanno mantenendo uno sguardo “vigile” sul super-euro, sulla moneta unica rafforzata in quest’ultimo anno dall’arrivo alla Casa di Donald Trump e dal conseguente indebolimento del dollaro. La presidente della Bce ha ricordato ieri che i tassi di cambio non rientrano negli obiettivi ufficiali della banca centrale, ma ha aggiunto che una vigilanza stretta dei livelli dell’euro - che oscilla da mesi intorno a quota 1,20 contro il biglietto verde - «è importante per la crescita e l’inflazione». Intanto, il costo del denaro e le politiche monetarie «restano in una buona posizione».
Gli effetti dell’euro forte sulla crescita
L’ultimo dato sull’inflazione rivela che a gennaio è scesa al di sotto degli obiettivi della banca centrale, ossia all’1,7%. Perciò è stata la stessa Lagarde ad ammettere che «un euro forte potrebbe schiacciare l’inflazione oltre le aspettative». Ma «nel medio termine» la politica monetaria della Bce otterrà il suo obiettivo del 2%, di questo la presidente si è detta più volte certa. Il dollaro, ha aggiunto, si è «significativamente» deprezzato da marzo del 2025, ma nelle ultime due settimane «non si è mosso».
Lagarde non ha voluto dilungarsi sulla scelta del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, si limitata a rispondere a una domanda sulla nomina di Trump tagliando corto: «Lo conosco dai tempi della crisi finanziaria e gli diamo il benvenuto». Nelle scorse settimane i banchieri centrali più importanti del mondo, compresa la Bce, avevano scritto una lettera di forte sostegno all’attuale governatore della Fed, Jerome Powell, finito nel mirino di Donald Trump e indagato dal Dipartimento di Giustizia per una querelle immobiliare.
Ue, prospettive di crescita
Sulle prospettive di crescita, la Bce ritiene che l’Eurozona resti resiliente «in un contesto globale difficile e volatile». Tuttavia ci sono alcuni elementi che potrebbero spingere il Pil oltre le aspettative: «La spesa per la difesa e le infrastrutture e l’adozione delle nuove tecnologie da parte di molte aziende». Leggi: l’intelligenza artificiale. E per la Bce anche i nuovi accordi commerciali tra la Ue e il Sudamerica come il Mercosur o l’intesa con l’India potrebbero gonfiare la crescita. La presidente ha anche rivelato che in vista del Consiglio Ue del 6 febbraio invierà ai leader europei “una check list” delle misure «per rilanciare la crescita, la produttività e liberare il talento dell’Europa». Su Unione bancaria, euro digitale, mercato unico, promozione dell’innovazione e dell’autonomia strategica la Bce ha una posizione, ha precisato. E «riteniamo con forza che riforme significative debbano essere approfondite o accelerate». Dopo la conferenza stampa è emerso anche che Lagarde sarà in Italia nei primi giorni di marzo, ospite a Roma della Banca d’Italia per un incontro ad alto livello, ma anche a Bologna per una lecture e a Milano.