Addio alla gigafactory di Termoli, ma Stellantis rassicura: “Lavoratori garantiti”
di Diego LonghinROMA – Un progetto che di fatto non è mai partito, nonostante la promessa di diventare la più importante gigafactory d’Italia. Sito che avrebbe dovuto scalzare lo storico stabilimento – prima Fca ora Stellantis – di Termoli: un carosello di linee di montaggio dove si assemblano motori e cambi. Una sorta di naturale passaggio di testimone tra i propulsori termici, che sarebbero dovuti andare definitivamente in pensione nel 2035, e le celle delle batterie, nuovo cuore delle auto. Invece, in una strana nemesi, poco ore dopo l’annuncio del cambio di rotta di Stellantis sull’elettrico, che sui conti 2025 pesa per 22,2 miliardi di euro, la Acc, acronimo di Automotive cells company, joint venture tra il gruppo guidato da Antonio Filosa, Mercedes e Total Energie, ha messo la parola fine al progetto in Molise.
ROMA – Un progetto che di fatto non è mai partito, nonostante la promessa di diventare la più importante gigafactory d’Italia. Sito che avrebbe dovuto scalzare lo storico stabilimento – prima Fca ora Stellantis – di Termoli: un carosello di linee di montaggio dove si assemblano motori e cambi. Una sorta di naturale passaggio di testimone tra i propulsori termici, che sarebbero dovuti andare definitivamente in pensione nel 2035, e le celle delle batterie, nuovo cuore delle auto. Invece, in una strana nemesi, poco ore dopo l’annuncio del cambio di rotta di Stellantis sull’elettrico, che sui conti 2025 pesa per 22,2 miliardi di euro, la Acc, acronimo di Automotive cells company, joint venture tra il gruppo guidato da Antonio Filosa, Mercedes e Total Energie, ha messo la parola fine al progetto in Molise.
Stop definitivo anche all’impianto gemello in Germania, a Kaiserslautern. Va avanti invece il sito francese di Billy-Berclau/Douvrin, inaugurato nel maggio 2023 anche alla presenza del governo italiano – c’era il ministro delle Imprese Adolfo Urso – per far vedere che cosa sarebbe stato realizzato a Termoli.
Stellantis ora rassicura, come ha già fatto il capo dell’Europa, Emanuele Cappellano, al tavolo del Mimit: «Garantiremo un futuro allo stabilimento di Termoli e offriremo continuità lavorativa ai lavoratori, riassorbendo quelli di Acc». Nel corso dell’anno lì arriverà la linea di produzione del cambio e-Dct. Ed è previsto un investimento sui motori Gss conformi alla normativa Euro 7, garantendone l’utilizzo anche dopo il 2030.
Una sicurezza per i 1.780 addetti al lavoro nel polo Stellantis? I sindacati vogliono di più. «L’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli è l’arrivo immediato di produzioni meccaniche», sottolinea Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm e responsabile del settore auto. Ferdinando Uliano, numero uno della Fim, afferma che «un progetto fallito non può ricadere sul futuro dello stabilimento e dell’occupazione». Samuele Lodi della Fiom aggiunge che «la decisione di Acc pone sempre maggiori preoccupazioni per la prospettiva dell’automotive in Italia. La presidenza del Consiglio non può continuare a ignorare la situazione e deve convocare le parti a Palazzo Chigi».
Lo stop era nell’aria da tempo. I piani erano stati messi in stand-by nel 2024, quando sarebbero dovuti partire i lavori per arrivare al tagliare del nastro nel 2030. A regime sarebbero dovuti essere 2.000 gli addetti, una fetta dei quali presi dalle linee di produzione molisane che avrebbero dismesso via via i motori termici. Acc motiva la decisione con dinamiche di mercato e riorganizzazione strategica, scegliendo la Francia come Paese dove concentrare al momento l’unica produzione. E avverte la politica e Bruxelles: «Senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del ventunesimo secolo».