Confindustria, i dazi e l’export zavorrano l’industria italiana: “Il dollaro è troppo debole”
di Massimo FerraroROMA – Timidi segnali di ripresa, troppo poco per parlare di rilancio ma “l’inizio di un sentiero positivo”. Lo segnala il Centro studi di Confindustria nella sua congiuntura flash di febbraio, con la dinamica dell’industria che “resta volatile e la risalita lenta”, penalizzata “dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili”. Gli shock internazionali, la politica commerciale aggressiva di Trump e la svalutazione del dollaro rispetto all’euro rendono la crescita molto fragile e incerta. La tendenza è favorevole e in miglioramento ma poggia su situazioni contingenti e precarie, che possono cambiare rapidamente.
Le differenze tra i settori
Secondo il Centro studi l’industria italiana è passata da una fase di fine caduta a quella di un parziale e …
ROMA – Timidi segnali di ripresa, troppo poco per parlare di rilancio ma “l’inizio di un sentiero positivo”. Lo segnala il Centro studi di Confindustria nella sua congiuntura flash di febbraio, con la dinamica dell’industria che “resta volatile e la risalita lenta”, penalizzata “dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili”. Gli shock internazionali, la politica commerciale aggressiva di Trump e la svalutazione del dollaro rispetto all’euro rendono la crescita molto fragile e incerta. La tendenza è favorevole e in miglioramento ma poggia su situazioni contingenti e precarie, che possono cambiare rapidamente.
Le differenze tra i settori
Secondo il Centro studi l’industria italiana è passata da una fase di fine caduta a quella di un parziale e debole recupero ma “non siamo ancora arrivati a una netta inversione di tendenza”. Nella media dell’anno il settore ha registrato una nuova riduzione in termini di produzione, seppur molto contenuta (-0,2%) dopo l’ampia caduta del biennio 2023-2024 (-2% e -4%). Aumenta il numero di settori che ha migliorato le prestazioni, da 4 a 9, con i macchinari che hanno registrato +0,04%. Solo tre settori manifatturieri su 22 sono cresciuti sia nel 2024 che nel 2025, troppo pochi per una dinamica aggregata robusta. Dodici settori hanno registrato cali in entrambi gli anni. Sorvegliati speciali sono automotive e moda, in rosso nell’ultimo biennio. Per l’auto, tra i motivi ci sono “i prezzi in salita, l’incertezza delle normative, l’aumento dell’import”. Calo dell’export e bassa fiducia delle famiglie penalizzano tessile-abbigliamento-pelli (-5,5%). Male la chimica, il cui calo è peggiore nel 2025 rispetto al 2024.
La farmaceutica è stato un traino per l’export, come certificato di recente dall’Istat, ed è tra i settori più in crescita: +3,8% nel 2025 con le vendite all’estero in miglioramento del 28,5% su base annua. Valano le vendite verso gli Usa, +54%, anche per l’effetto scorte. Cresce il metallurgico +4% nonostante i dazi al 50% su acciaio e alluminio e performa bene l’alimentare (+2,6% in media nel biennio).
Cosa frena la crescita
Ci sono dei fattori trasversali che frenano tutti i settori industriali (anche se con diverse intensità), così come l’intera economia italiana, si legge nella congiuntura flash: “L’energia cara, il dollaro debole, i dazi e quindi l’export di beni in calo, l’elevata incertezza, l’alta quota di risparmio delle famiglie e quindi i consumi fiacchi. Viceversa, aiutano l’industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, il credito per le imprese che è ripartito, la buona dinamica degli investimenti (specie in macchinari) che crea domanda per vari settori”.
“Per l’anno appena iniziato non sono ancora disponibili hard data di fonte Istat, ma solo alcuni indicatori congiunturali relativi al primo mese, che suggeriscono un lieve miglioramento – scrive il CsC – La dinamica che dovrebbe prevalere nel 2026, per l’aggregato della manifattura italiana, è di una moderata crescita, tornando quindi al segno positivo dopo tre anni negativi: si tratterebbe, in realtà, di un parziale recupero dei livelli persi negli ultimi anni. In un simile scenario, alcuni settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un aumento. Non abbastanza, in alcuni casi, per sanare le perdite recenti, ma almeno l’inizio di un sentiero positivo”.
Investimenti e dati industria
Gli indicatori congiunturali evidenziano una tendenza favorevole per gli investimenti in impianti e macchinari: a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere in totale e, in particolare, nella componente dei beni strumentali. Peggiora invece per il terzo mese consecutivo la fiducia delle imprese di costruzioni, penalizzata dai giudizi sugli ordini, sebbene siano favorevoli le attese sui piani di costruzione nei prossimi tre mesi. Così a dicembre la produzione industriale è tornata a calare (-0,4%, dopo +1,5%), ma il quarto trimestre è rimasto positivo (+0,9%): c’è una risalita ma fragile, perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda (da export e consumi) rimane debole. A gennaio il pmi migliora lievemente, restando in area recessiva (48,1 da 47,9), in lento aumento anche la fiducia delle imprese (89,2 da 88,5).