Trump insiste sui dazi, i sondaggi lo puniscono: repubblicani sempre più scettici
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – I numeri smentiscono Trump. I dazi non stanno avendo gli effetti vantaggiosi che il presidente aveva promesso, anche se lui resta deciso a continuare la sua sfida personale, dopo la sentenza della Corte Suprema che li ha giudicati illegali senza l’autorizzazione esplicita del Congresso. Questo è anche il motivo per cui non mancano i repubblicani che in privato celebrano la decisione del massimo tribunale Usa, perché in linea di principio non hanno mai abbracciato le politiche protezionistiche, ma soprattutto temono una pesante sconfitta alle elezioni midterm di novembre, se il capo della Casa Bianca andrà avanti di questo passo. A capirlo basta il sondaggio pubblicato ieri dal Washington Post, secondo cui il 60% degli americani disapprova la sua presidenza.
NEW YORK – I numeri smentiscono Trump. I dazi non stanno avendo gli effetti vantaggiosi che il presidente aveva promesso, anche se lui resta deciso a continuare la sua sfida personale, dopo la sentenza della Corte Suprema che li ha giudicati illegali senza l’autorizzazione esplicita del Congresso. Questo è anche il motivo per cui non mancano i repubblicani che in privato celebrano la decisione del massimo tribunale Usa, perché in linea di principio non hanno mai abbracciato le politiche protezionistiche, ma soprattutto temono una pesante sconfitta alle elezioni midterm di novembre, se il capo della Casa Bianca andrà avanti di questo passo. A capirlo basta il sondaggio pubblicato ieri dal Washington Post, secondo cui il 60% degli americani disapprova la sua presidenza.
Secondo i dati dallo stesso governo, l’anno scorso il settore manifatturiero ha perso 80.000 posti di lavoro. Alcuni, come elettronica e spazio, hanno guadagnato, ma gli altri continuano a frenare, anche perché il ritorno a casa della produzione, gli investimenti stranieri per trasferire le loro fabbriche nel paese e la rinascita di quelle americane chiuse non stanno avvenendo con la velocità della “nuova età dell’oro” promessa da Trump.
Le importazioni dalla Cina sono scese del 30% nel 2025, ma sono calate anche le esportazioni Usa verso la Repubblica popolare, a partire dai semi di soia e altri prodotti agricoli. In compenso Pechino sta vendendo di più su altri mercati penalizzati dai dazi, mentre le importazioni in America da paesi come Vietnam, Taiwan, Messico e India hanno raggiunto livelli record. Risultato: il deficit commerciale Usa è aumentato del 32,6% a dicembre.
Alla faccia dell’evidenza, però, il presidente resta determinato ad andare avanti con la sua ossessione. Ieri Jamieson Greer, suo rappresentate per i commerci, ha ribadito alla Cbs che gli accordi commerciali come quello con l’Unione Europea restano in vigore: «Sono buoni accordi, intendiamo rispettarli. Contiamo sul fatto che i nostri partner li rispettino».
Forse può essere vero per l’Europa, che comunque resta con i dazi al 15%, ammesso che non si rimangi gli impegni per aspettare di vedere se i tribunali bloccheranno anche le nuove tariffe. Meno per paesi come Corea, Vietnam e Cina che hanno accettato dazi più alti e ora potrebbero rinnegarli o rinegoziarli. Greer ha chiarito che l’incontro previsto ad aprile tra Trump e il leader di Pechino Xi non ha lo scopo di «produrre litigi sul commercio. Si tratta di mantenere la stabilità, di assicurarci che rispettino la loro parte dell’accordo e che acquistino prodotti americani, agricoli, Boeing e altro, e assicurarci che ci inviino le terre rare di cui abbiamo bisogno. Si tratta in realtà di supervisionare l’accordo. Se ci sono margini per un’ulteriore intesa, li troveremo».
È chiaro però che con l’arma dei dazi spuntata, Trump avrà meno leve per premere su Xi. Greer poi ha sottolineato che «nel corso degli anni il Congresso ha delegato un’enorme autorità al presidente in materia di dazi doganali», manifestando quindi ottimismo su come si comporterà il Parlamento. Quanto ai rimborsi, il segretario al Tesoro Bessent ha detto alla Cnn che la Corte Suprema ha «rinviato ai tribunali la questione e noi seguiremo quanto indicato, ma potrebbero volerci settimane o mesi». Intanto 12 miliardi di dollari raccolti con i dazi sono già stati promessi agli agricoltori danneggiati, ma ora bisogna restituirli.
Secondo un sondaggio del New York Times il 58% degli americani è contro le tariffe, e per Politico il 32% dei repubblicani non Maga le considera dannose. Perciò a febbraio sei deputati del Gop hanno votato con i democratici per bloccare le nuove tariffe minacciate al Canada. Non a caso Trump ha ritirato l’appoggio a uno di questi, il deputato del Colorado Jeff Hurd. Altri tacciono, ma la pensano allo stesso modo, indebolendo Trump