✕

Dazi, aziende italiane in allarme. Tajani: “Continuate a investire in America”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a Bruxelles al Consiglio Affari Esteri

 (ansa)

Ascolta l'audio

Il ministro presiede la task force a Bruxelles dopo il G7 sul commercio. Le imprese preoccupate vogliono stabilità: blindare l’intesa scozzese
2 minuti di lettura

ROMA – «Stabilità e certezza» è quello che, dopo la sentenza della Corte Suprema e il rilancio tariffario di Trump, chiedono le imprese italiane. Il che significa prima di tutto, riassume l’alto dirigente di un’associazione datoriale, «evitare di radicalizzare lo scontro e di fare a schiaffi con il presidente americano». Ieri le aziende hanno portato tutte le preoccupazioni al tavolo della task force sull’export e i dazi organizzata dalla Farnesina. Dove il ministro degli Esteri Antonio Tajani, collegato da Bruxelles e reduce da un G7 Commercio a cui partecipava il rappresentante americano Greer, ha dato loro un messaggio «abbastanza ottimista». «Gli Stati Uniti non vogliono una guerra commerciale, io credo si possa arrivare a un accordo che – dice il ministro – confermi quello raggiunto qualche mese fa con un dazio complessivo al 15%». Quindi «Europa unita» e «nessun atteggiamento aggressivo». E alle aziende: «Continuate a investire negli Usa, non è il momento di spaventarsi».

…

ROMA – «Stabilità e certezza» è quello che, dopo la sentenza della Corte Suprema e il rilancio tariffario di Trump, chiedono le imprese italiane. Il che significa prima di tutto, riassume l’alto dirigente di un’associazione datoriale, «evitare di radicalizzare lo scontro e di fare a schiaffi con il presidente americano». Ieri le aziende hanno portato tutte le preoccupazioni al tavolo della task force sull’export e i dazi organizzata dalla Farnesina. Dove il ministro degli Esteri Antonio Tajani, collegato da Bruxelles e reduce da un G7 Commercio a cui partecipava il rappresentante americano Greer, ha dato loro un messaggio «abbastanza ottimista». «Gli Stati Uniti non vogliono una guerra commerciale, io credo si possa arrivare a un accordo che – dice il ministro – confermi quello raggiunto qualche mese fa con un dazio complessivo al 15%». Quindi «Europa unita» e «nessun atteggiamento aggressivo». E alle aziende: «Continuate a investire negli Usa, non è il momento di spaventarsi».

La linea della distensione

Del resto nel confronto commerciale (e non solo) con gli Stati Uniti il governo italiano ha sempre seguito la linea della distensione. E lo fa a maggior ragione ora che, al netto di Parigi, sembra essere la linea largamente prevalente in Europa, sia nella Commissione che nelle cancellerie. Di certo è la linea auspicata dal made in Italy, che nell’accordo scozzese sui dazi al 15%, per alcuni una bruciante sconfitta, ha visto una tassa dolorosa ma digeribile e – numeri dell’export alla mano – di fatto già digerita. Il prezzo da pagare per ripristinare la certezza minima necessaria a investire, e un muro che ostacola ma non taglia fuori le sue merci dal ricco mercato americano. «Ci auguriamo, come prefigurato oggi dal ministro Tajani, che alla fine si possa ripristinare il regime di tariffe al 15% omnicomprensivo vigente fino a qualche giorno fa. Non faremo festa per questo, ma almeno torneremmo a una condizione di relativa stabilità, pur con tutte le difficoltà che comporta», ha detto al termine dell’incontro della task force Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini.

Il costo dell’incertezza

Da Tajani le aziende si sono sentite spiegare che questa nuova svolta è una questione tutta interna agli Stati Uniti, che non c’è da parte di Trump la volontà di tornare a colpire l’Europa. Tutto questo però resta da confermare nei fatti, più ancora che negli atti scritti, e con il presidente americano non è incognita da poco. Nel frattempo per le imprese l’incertezza, cioè la vera grande tassa che Trump impone al mondo, torna a impennarsi: codici doganali da verificare, percentuali da calcolare, catene produttive da rivedere. Si aggiunge alla debolezza del dollaro sull’euro, che penalizza le nostre merci, e a una congiuntura che – scrive l’ultima nota del Centro studi Confindustria – continua a essere debole ed è tornata addirittura a peggiorare nei primi mesi del 2026. In questo scenario, molto più che pensare a eventuali rimborsi («non ci saranno per gli esportatori, forse ce ne sarà qualcuno per gli importatori», ha spiegato Tajani), le imprese si accontenterebbero di tornare al fragile equilibrio di una settimana fa. Sperando che nel frattempo il Parlamento europeo, che ne ha di nuovo bloccato l’iter, decida di ratificare l’intesa con gli Stati Uniti. Sarà davvero un piccolo incidente di percorso o tutto torna in discussione?

Tajani ha promesso che dall’inizio di marzo la sala operativa della Farnesina dedicata ai dazi lavorerà 24 ore al giorno per risolvere tutti i dubbi delle imprese. Ma per ora il funzionario che risponde al numero di telefono indicato sul sito non può che prendere tempo: «Bisogna aspettare l’ordine esecutivo di Trump».

Leggi i commenti