MILANO – Tim chiude un 2025 con ricavi e margini in crescita e debiti in discesa a 6,9 miliardi di euro anche grazie al ritorno alla generazione di cassa. L’ad Pietro Labriola rispetta quindi gli obiettivi che si era prefissato e chiude l’anno con un fatturato consolidato in aumento del 2,7% a 13,7 miliardi (dove il Brasile cresce del 4,6%, il segmento Enterprise dedicato alle imprese del 7% e quello consumer cala dello 0,9%) con un margine operativo lordo in progresso del 6,4% a 4,35 miliardi e un mol rettificato dai leasing finanziari in aumento del 6,5% a 3,68 miliardi.
Più cassa e meno debiti, ma la cedola è rinviata
Il calo degli investimenti in conto capitale (scesi dell’1,7% a 1,9 miliardi) e il miglioramento dei margini hanno permesso al gruppo di chi…
MILANO – Tim chiude un 2025 con ricavi e margini in crescita e debiti in discesa a 6,9 miliardi di euro anche grazie al ritorno alla generazione di cassa. L’ad Pietro Labriola rispetta quindi gli obiettivi che si era prefissato e chiude l’anno con un fatturato consolidato in aumento del 2,7% a 13,7 miliardi (dove il Brasile cresce del 4,6%, il segmento Enterprise dedicato alle imprese del 7% e quello consumer cala dello 0,9%) con un margine operativo lordo in progresso del 6,4% a 4,35 miliardi e un mol rettificato dai leasing finanziari in aumento del 6,5% a 3,68 miliardi.
Più cassa e meno debiti, ma la cedola è rinviata
Il calo degli investimenti in conto capitale (scesi dell’1,7% a 1,9 miliardi) e il miglioramento dei margini hanno permesso al gruppo di chiudere l’anno con una generazione di cassa di 736 milioni (anche grazie ai proventi della dismissione di Fin.priv e ad alcuni incassi inattesi) e di ridurre il debito di oltre 400 milioni a 6,85 miliardi (dai 7,26 miliardi di fine 2024). La leva scende pertanto a 1,9 volte il margine lordo rettificato dai leasing finanziari (uno dei livelli più bassi del comparto telefonico europeo), e dovrebbe calare ancora nel 2026. Dalla causa per il risarcimento del canone sono attesi infatti incassi per 1,11 miliardi e altri 750 milioni arriveranno dalla vendita di Sparkle attesa in primavera, risorse che serviranno in parte per la conversione delle risparmio in ordinarie (fino a 720 milioni) e in parte per finanziare un nuovo piano di buyback, il ritorno alla cedola pare infatti rinviato anche perché pure nel 2025 Tim spa dovrebbe chiudere in rosso.
Buyback da 400 milioni fino al 3,3% del capitale
Ieri il Cda del gruppo ha infatti deciso di destinare parte dei proventi di Sparkle, invece che a una cedola straordinaria, a un piano di riacquisto di azioni proprie, che dovrà essere approvato all’assemblea del 15 aprile, per un massimo di 400 milioni (o 700 milioni di ordinarie), corrispondenti a circa il 3,3% del capitale. Una cinquantina di milioni di questo buyback, sarà poi utilizzato per i piani di incentivazione del management già approvati. L’assise di aprile, oltre al bilancio e al buyback, dovrà inoltre approvare un raggruppamento di 10 azioni ordinarie a una, espediente che consentirà a Tim di non essere una cosiddetta penny stock (le azioni valgono meno di un euro).
Per il 2026 Labriola conta di proseguire nel solco tracciato, aumentando ricavi, margini e flussi di cassa, impegnandosi a restituire agli azionisti il 70% della cassa che sarà generata, o sotto forma di dividendo o di un nuovo buyback. Numeri che saranno forniti nel dettaglio, insieme alle future sinergie con il primo socio, Poste Italiane, con la presentazione del nuovo piano industriale, che sarà annunciato a partire da luglio.