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Guerra in Iran, Codogno: “L’incognita è la durata della crisi. Attenzione a Pechino”

(reuters)

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L’economista sulle conseguenze del conflitto in Medio Oriente: “Non è il cigno nero che farà scoppiare la bolla tech. La corsa all’IA riprenderà a colpi di investimenti miliardari”
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ROMA – Altro giorno di guerra, e altra seduta di passione per i mercati. «Fra tutti i valori – osserva Lorenzo Codogno – suggerisco di mettere l’accento sulla quotazione del dollaro, che ieri è tornato sul livello di 1,16 per un euro. Appena due settimane fa non bastavano 1,19 dollari per comprare un euro». Cosa significa? «Che il dollaro nel momento di più difficile crisi internazionale riprende il suo valore di bene rifugio, malgrado tutte le sciocchezze di politica economica di Trump, a partire dai dazi, con l’affannoso e disperato tentativo di farli passare come un bene per l’economia americana». Codogno, dopo essere stato capo economista del Tesoro italiano, si è trasferito da molti anni a Londra dove ha aperto il suo think-tank finanziario, la Lc Macro Advisors.

Però su tutti i mercati azionar…

ROMA – Altro giorno di guerra, e altra seduta di passione per i mercati. «Fra tutti i valori – osserva Lorenzo Codogno – suggerisco di mettere l’accento sulla quotazione del dollaro, che ieri è tornato sul livello di 1,16 per un euro. Appena due settimane fa non bastavano 1,19 dollari per comprare un euro». Cosa significa? «Che il dollaro nel momento di più difficile crisi internazionale riprende il suo valore di bene rifugio, malgrado tutte le sciocchezze di politica economica di Trump, a partire dai dazi, con l’affannoso e disperato tentativo di farli passare come un bene per l’economia americana». Codogno, dopo essere stato capo economista del Tesoro italiano, si è trasferito da molti anni a Londra dove ha aperto il suo think-tank finanziario, la Lc Macro Advisors.

Però su tutti i mercati azionari i titoli americani non si salvano dalla “mattanza bellica”.

«Questo è vero fino un certo punto. Nvidia ieri ha perso due punti ma Microsoft ne ha guadagnati 7, Apple due e mezzo e Amazon non ha mai interrotto la corsa. L’Europa e l’Asia hanno perso di più, ma questo rientra nelle gerarchie mondiali di potenza economica. No, non credo che questa guerra, rispetto alla quale siamo tutti ovviamente inorriditi, sia il “cigno nero” che di colpo interromperà la grande corsa al rialzo dei titoli tecnologici, farà insomma scoppiare la “bolla”. La corsa dell’intelligenza artificiale riprenderà a colpi di investimenti plurimiliardari e profitti crescenti. A meno naturalmente che scoppi la vera iradiddio e si trasformi da conflitto regionale, pur violentissimo, in guerra mondiale. Ma non credo proprio».

Secondo lei, quanto durerà?

«Intanto escluderei il cambio di regime. Non è che basta uccidere qualche capo per esportare la democrazia. Appena gli americani avranno trovato qualcuno in grado di gestire in modo per loro tollerabile la situazione, le acque potrebbero calmarsi. Almeno questa è la valutazione dei mercati. I quali peraltro si chiedono ancora i perché del conflitto: sarà in qualche affare segreto fra Trump e Netanyahu di cui non sapremo mai nulla. Poi, però, passati per esempio tre mesi la fiamma potrebbe riemergere dalla cenere e la polveriera riaccendersi con esiti allora sì imprevedibili. Da tenere d’occhio l’atteggiamento della Cina, storico alleato dell’Iran oltre che grande cliente per il loro petrolio che ottiene a prezzo di favore, ma che stavolta non ha battuto ciglio».

A proposito di petrolio, il previsto rimbalzo dei prezzi c’è stato, eccome.

«Sì, ma anche stavolta già c’è una prima parziale ritirata per due motivi: perché di surplus produttivo nel mondo ce n’è tantissimo e sempre nuovi Paesi produttori si affacciano a minacciare il dominio dell’Opec (che detiene sempre il 46% del mercato e il 74% delle riserve, ndr), e perché una vera e propria serrata ad Hormuz non c’è stata per la semplice regione che lo Stretto serve anche agli iraniani. Sennò le loro petroliere dove potrebbero passare? Più complesso il discorso per il gas liquefatto, dove il Qatar detiene una posizione di quasi monopolio. Le quotazioni hanno sfiorato i 54 euro Mwh sul mercato di Amsterdam, in continua salita. Ma siamo ben lontani dai tempi dell’invasione russa, quando toccarono i 300 euro».

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