Guerra in Medio Oriente, allarme turismo: dai lidi alle città d’arte, si teme un’estate da lockdown
di Giulia Ciancaglini“Un’estate al mare”, o forse no. Ancora non ci sono numeri che parlano di una vera crisi. Ma nel turismo italiano si è già affacciata la paura di una stagione estiva diversa dalle altre, simile a quella del 2020, quando il Paese intero dovette fare i conti con il lockdown. La guerra in Medio Oriente e le tensioni internazionali stanno rallentando prenotazioni e viaggi proprio mentre il settore si prepara ai mesi cruciali dell’anno. Dai lidi alle città d’arte, operatori e albergatori osservano da lontano l’evoluzione del conflitto con sempre più preoccupazione.
È la stessa sensazione che precede i momenti più difficili per il mondo del turismo. Non tanto la certezza di una crisi, quanto la paura che possa arrivare. E in questo settore la percezione di insicurezza pesa quasi quanto i fatti. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran tiene con il fiato sospeso chi vive di vacanze e viaggi.
Lidi e spiagge: l’incognita de…
“Un’estate al mare”, o forse no. Ancora non ci sono numeri che parlano di una vera crisi. Ma nel turismo italiano si è già affacciata la paura di una stagione estiva diversa dalle altre, simile a quella del 2020, quando il Paese intero dovette fare i conti con il lockdown. La guerra in Medio Oriente e le tensioni internazionali stanno rallentando prenotazioni e viaggi proprio mentre il settore si prepara ai mesi cruciali dell’anno. Dai lidi alle città d’arte, operatori e albergatori osservano da lontano l’evoluzione del conflitto con sempre più preoccupazione.
È la stessa sensazione che precede i momenti più difficili per il mondo del turismo. Non tanto la certezza di una crisi, quanto la paura che possa arrivare. E in questo settore la percezione di insicurezza pesa quasi quanto i fatti. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran tiene con il fiato sospeso chi vive di vacanze e viaggi.
Lidi e spiagge: l’incognita dei turisti stranieri e dei rincari energetici
L’Italia per gli stranieri è da sempre sinonimo di mare: il settore balneare negli ultimi anni ha beneficiato sempre più della presenza di turisti che arrivano da altri Paesi. Oltre la metà delle presenze turistiche complessive arriva ormai da fuori. Per ora le prenotazioni tengono, ma sono proprio i mercati internazionali quelli più sensibili alle tensioni geopolitiche e, dopo che i turisti russi sono diventati una specie in via d’estinzione in questi quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, ora l’attenzione degli operatori è rivolta soprattutto agli Stati Uniti, uno dei bacini più importanti per il turismo di fascia medio-alta.
Il timore riguarda anche l’energia e i carburanti. Se la crisi - come sembra - dovesse colpire le rotte del petrolio e del gas che attraversano il Medio Oriente, il prezzo delle bollette e dei trasporti potrebbe salire rapidamente, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie, straniere e non. In uno scenario simile molti italiani potrebbero scegliere vacanze più brevi o più vicine a casa, replicando in parte un modello già visto durante l’estate del lockdown: meno viaggi all’estero e più turismo domestico lungo le coste italiane.
Non necessariamente un male per le località balneari, ma comunque un segnale di fragilità. Anche perché l’aumento dei costi energetici colpisce direttamente stabilimenti, ristoranti e strutture ricettive, che rischiano di trovarsi schiacciati tra bollette più alte e clienti sempre più attenti alle spese.
Città d’arte, prenotazioni giù: i primi segnali da Firenze
Le prime avvisaglie arrivano dalle città d’arte. A Firenze, per esempio, mentre si avvicina la stagione turistica più intensa, agenzie di viaggio e operatori del settore segnalano un aumento delle cancellazioni e soprattutto un rallentamento delle nuove prenotazioni: disdette e viaggi rimandati proprio a causa del clima di incertezza internazionale. “Stiamo registrando cancellazioni a raffica, una situazione senza precedenti”, ha spiegato Irene Floris, presidente Turismo Confartigianato Firenze, sottolineando come il fenomeno non riguardi solo i Paesi del Golfo ma anche mercati molto più lontani. Dal mondo alberghiero si invita però alla prudenza: “Al momento non possiamo parlare di una forte criticità, ma siamo sicuramente in una fase di attesa”, ha aggiunto Francesco Bechi, presidente di Federalberghi Firenze. Alcuni mercati internazionali – dagli Stati Uniti all’Asia – stanno rallentando le prenotazioni in attesa di capire come evolverà la situazione nelle prossime settimane.
Il peso del turismo americano
Uno dei nodi più delicati riguarda il turismo statunitense, da anni uno dei motori dell’economia turistica italiana. Gli americani rappresentano infatti circa il 20-25 per cento delle presenze internazionali nel nostro Paese e una quota ancora più significativa della spesa turistica, perché sono disposti a spendere più di altri per le loro vacanze.
Secondo il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, intervistato dal Foglio, uno dei fattori che potrebbe incidere sulle scelte dei viaggiatori americani è soprattutto la percezione della sicurezza. Molti turisti statunitensi tendono infatti a considerare l’Europa e il Medio Oriente come un’unica area geografica relativamente vicina. Questo può alimentare timori non tanto per la sicurezza personale quanto per possibili complicazioni logistiche, come la chiusura dello spazio aereo o difficoltà nei collegamenti internazionali. “Se questa situazione dura due settimane la stagione è salva. Se dura due mesi diventa un problema”, ha aggiunto Bocca. Per ora, dunque, lo scenario resta aperto. Chi ha già prenotato tende a mantenere i propri programmi, mentre molti potenziali viaggiatori preferiscono attendere prima di prenotare o scegliere pacchetti che prevedono una cancellazione con un rimborso pieno anche all’ultimo minuto.
Anche le isole soffrono per l’incertezza diffusa
Le prime crepe si avvertono anche nelle isole, dove il turismo internazionale pesa in modo particolare. In Sicilia, e soprattutto a Taormina, alcuni albergatori segnalano le prime disdette da parte di gruppi stranieri proprio ora che la bella stagione si avvicina.
“L’esperienza del Covid ci ha insegnato che il turismo, di fronte a una crisi che crea insicurezza, è il primo settore a cadere in ginocchio e l’ultimo a rialzarsi”, ha detto il presidente degli albergatori di Taormina Gerhard Schuler. Le cancellazioni arrivano soprattutto da viaggiatori lontani, che arrivano da Paesi come l’Australia, particolarmente sensibili alle tensioni internazionali. Anche in questo caso, più che annullare il viaggio, molti preferiscono rimandare la decisione alle prossime settimane, in attesa di capire come evolverà la situazione.
Il turismo degli italiani all’estero rischia di pagare il prezzo della crisi
Le tensioni in Medio Oriente non pesano solo sui flussi turistici in entrata. A soffrire potrebbe essere anche il turismo organizzato italiano, cioè le agenzie e i tour operator che vendono viaggi all’estero. Secondo una stima del Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti, il conflitto in Iran – che nel fine settimana ha provocato una delle più grandi interruzioni del traffico aereo degli ultimi anni – potrebbe far perdere al settore circa 3.500 prenotazioni nei prossimi trenta giorni, tra pacchetti e servizi turistici, per un valore di oltre 6,4 milioni di euro.
La perdita deriverebbe sia da rinunce a viaggi già acquistati sia da pacchetti verso alcune destinazioni dell’area del Golfo che rischiano di restare invenduti. Ogni anno verso Paesi indirettamente coinvolti nella crisi – come Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania e Arabia Saudita – viaggiano oltre 610mila italiani, e circa 60mila di loro si affidano a tour operator e agenzie di viaggio italiani.
Un’estate sospesa
Il turismo si trova così sospeso tra due scenari. Da una parte la possibilità che la stagione estiva si svolga senza grandi scossoni. Dall’altra la paura che la guerra e le tensioni internazionali possano modificare le scelte dei viaggiatori. Molto dipenderà dalla durata del conflitto e dalle sue conseguenze economiche, in particolare sul prezzo dell’energia e dei trasporti. Ma già oggi, a pochi mesi dall’estate, una cosa appare chiara agli operatori del settore: nel turismo la sicurezza conta quasi quanto il sole e il mare. E quando l’orizzonte diventa incerto, anche la stagione più promettente rischia di trasformarsi in un grande punto interrogativo.