Bollette, gasolio e verdura. Già salato il conto per le famiglie
di Emma Bonotti , Giuseppe Colombo , Raffaele RicciardiAlla porta del governo bussano tutti. Artigiani, commercianti, piccoli imprenditori. Sono loro, tra gli altri, a chiedere un intervento immediato per fronteggiare la fiammata dei prezzi. Un pressing ampio, trasversale ai tanti settori colpiti dai rincari causati dal conflitto in Medio Oriente. Un messaggio chiaro: il ritardo nella risposta alla crisi rischia di aumentare il conto a carico di imprese e famiglie.
A due settimane dallo scoppio della guerra in Iran, l’esecutivo deve misurarsi con nuove stime. Il trend è in peggioramento. I dati di Confcommercio sui costi dell’energia sono emblematici. In uno scenario prudenziale, le bollette elettriche potrebbero aumentare mediamente del 4,3%, mentre quelle del gas del 3%. Un’impennata che mette a risch…
Alla porta del governo bussano tutti. Artigiani, commercianti, piccoli imprenditori. Sono loro, tra gli altri, a chiedere un intervento immediato per fronteggiare la fiammata dei prezzi. Un pressing ampio, trasversale ai tanti settori colpiti dai rincari causati dal conflitto in Medio Oriente. Un messaggio chiaro: il ritardo nella risposta alla crisi rischia di aumentare il conto a carico di imprese e famiglie.
A due settimane dallo scoppio della guerra in Iran, l’esecutivo deve misurarsi con nuove stime. Il trend è in peggioramento. I dati di Confcommercio sui costi dell’energia sono emblematici. In uno scenario prudenziale, le bollette elettriche potrebbero aumentare mediamente del 4,3%, mentre quelle del gas del 3%. Un’impennata che mette a rischio l’efficacia delle misure del decreto energia approvato dal Consiglio dei ministri meno di un mese fa. Serve di più. A maggior ragione se si dovesse prefigurare un quadro più critico. In questo caso, infatti, gli aumenti potrebbero superare il 13% per l’elettricità e il 43% per il metano.
La traduzione delle percentuali spiega bene il salasso: un albergo pagherebbe 900 euro in più per le bollette della luce e mille euro in più per quelle del gas. Per bar, ristoranti e negozi, alimentari e non, i rincari potrebbero variare dai 100 ai 300 euro per l’energia elettrica e dai 200 ai 500 euro per il metano. Anche i numeri della Cgia confermano che il perimetro dei danni si sta ampliando: il rincaro delle bollette sui bilanci delle famiglie potrebbe toccare i 9,3 miliardi.
Altri aumenti. Gli artigiani della Cna registrano un «un significativo incremento» dei costi di spedizione: fino a tremila euro in più per un container standard. Un’auto nuova – spiega Federcarrozzieri – potrebbe arrivare a costare anche 1.450 euro in più. A crescere anche le spese per le riparazioni, i pezzi di ricambio e le polizze Rc auto.
Dall’impatto della crisi ai rimedi. La palla al governo. Occhi puntati sull’extragettito Iva in arrivo dai carburanti. La linea: un intervento “taglia prezzi” alla pompa sarà attivato solo se e quando il “tesoretto” sarà sufficiente a garantire una riduzione significativa, attraverso l’attivazione dell’accisa mobile. La segretaria del Pd Elly Schlein va all’attacco: «Chiedo a Meloni di tornare davanti al benzinaio dove una volta andava» per dire che andavano eliminate le accise «per vedere i prezzi» a cui è arrivata la benzina.
Intanto Matteo Salvini assicura che il ministro delle Imprese Adolfo Urso e quello dell’Economia Giancarlo Giorgetti «stanno lavorando» a un intervento. «Può essere - dice - che si parli di accise mobili, blocco automatico dei prezzi o un tetto, non lo so». Intanto lancia un avviso alle compagnie petrolifere che incontrerà mercoledì insieme a Giorgetti: «Chi fa il furbo può pagare sugli extraprofitti, se abbiamo tassato le banche possiamo tranquillamente tassare i petrolieri».
Gas, prezzi europei +57%. Scorte sotto pressione
I primi a essere colpiti dal blocco dello stretto di Hormuz sono i prodotti energetici. Da lì passa il 20% del gas naturale liquefatto su nave, che in Europa ha contribuito ad abbandonare progressivamente il metano proveniente da Mosca. Nelle due settimane dallo scoppio del conflitto, le quotazioni del gas al Ttf di Amsterdam sono volate da 32 a oltre 50 euro al megawattora, in rialzo del 57%.
È un aumento superiore a quello registrato dagli stessi future a breve scadenza nei giorni successivi all’attacco russo dell’Ucraina, che l’ufficio studi Cgia quantifica in +48%.
Gli analisti di BloombergNef segnalano un altro rischio all’orizzonte: il calo delle temperature. Un’ondata di freddo a fine stagione potrebbe alzare la richiesta di riscaldamento, sostenendo la corsa dei prezzi nel caso in cui ci fosse un minor contributo da parte delle rinnovabili. In questo scenario, un ruolo centrale lo avrebbero le scorte di gas: peccato che oggi il livello degli stoccaggi medio in Europa sia scivolato sotto il 30%, per un terzo custoditi in Italia.
Stangata per le merci su gomma e via mare
L’onda lunga dei rincari si abbatte anche sui settori dei trasporti e della logistica. Colpiti, in primis, dall’aumento dei prezzi dei carburanti, e in secondo luogo dai maggiori costi assicurativi. Basti pensare che per i furgoni e i corrieri espressi, l’ultimo miglio della logistica distributiva, il gasolio incide mediamente tra il 25 e il 35% dei costi operativi di una flotta. E così solo nella prima delle ormai due settimane di guerra, secondo le stime elaborate dall’associazione degli autotrasportatori (la Fiap), il trasporto merci su strada ha già sostenuto circa 80 milioni di euro di extra costi direttamente imputabili all’impennata dei carburanti.
Per un veicolo commerciale che percorre 70-80 mila chilometri l’anno - aggiunge Assotir - gli attuali rincari del gasolio determinano un aggravio di almeno mille euro l’anno. Pesante il bilancio anche per il trasporto via mare. L’indice Drewry World Container Index (WCI) per la rotta Shanghai-Genova indica un nolo di 3.120 dollari per un container da 40 piedi, contro i circa 2.800 pre-conflitto.
Conto salato per i rifornimenti: 16,5 milioni in più al giorno
La guerra nel Golfo si ripercuote anche sui prezzi dei carburanti. Rifornirsi al distributore, stima il Codacons, oggi per gli italiani costa 16,5 milioni di euro in più al giorno. A essere maggiormente colpito dai rincari è il gasolio, che dal 27 febbraio, prima dello scoppio del conflitto, a ieri ha visto aumentare il prezzo medio alla pompa del 18,5%, pari a +32,2 centesimi al litro e a un balzo di 16 euro di spesa per un pieno.
La benzina, invece, è rincarata del +9,1% (+15,3 centesimi al litro), con una maggiore spesa sul pieno da +7,6 euro. Stando alle rilevazioni dell’Osservatorio sui carburanti del Mimit, ieri il prezzo medio lungo la rete stradale nazionale era pari a 1,83 euro al litro per la benzina e 2,06 per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio era salito, rispettivamente, a 1,92 e 2,12 euro al litro. Prezzi più alti significano maggiori entrate per le casse dello Stato: considerando che accise e Iva pesano per circa il 58% sul prezzo finale alla pompa, il Codacons calcola che i rincari fruttino al Tesoro 9,5 milioni di tasse in più al giorno rispetto a fine febbraio.
Ritocchi sui tassi, aspettando la Bce
Anche le rate del mutuo possono pagare le conseguenze del conflitto, attraverso il canale del costo del denaro. L’ultimo bollettino Abi traccia un calo dei tassi sui prestiti per le case: 3,42% a febbraio. Ma parliamo di una vita fa: la guerra «rende oggi poco probabile un allentamento delle condizioni di finanziamento», annota la Fabi.
Le banche d’affari non ragionano più di possibili tagli ai tassi Bce, ma di quando e quante volte l’Eurotower li alzerà per non lasciar correre l’inflazione. Gli indicatori di riferimento per i mutui lo stanno già registrando, come ha spiegato il vice dg dell’Abi, Gianfranco Torriero. L’Euribor (parametro per i mutui variabili) è ora al 2,15% contro il 2,01 di febbraio. L’Irs a 10 anni (riferimento per i fissi) si è portato dal 2,8 al 2,97%. Movimenti di 10-15 punti base che necessitano di tempo per scaricarsi sul mercato. Finora le banche, soprattutto sul tasso fisso, hanno assorbito il trend lavorando sugli spread. Ma come per altre voci, in caso di tendenza duratura difficilmente si potrà evitare un adeguamento delle rate.
Ortofrutta più cara, rialzi per i fertilizzanti
La crisi internazionale impatta anche sui prezzi al mercato. Frutta e verdura più care: gli aumenti più significativi riguardano le eccellenze siciliane, dai pomodori a grappolo (+90 centesimi al chilo) alle zucchine scure (+0,50 euro).
Gravi danni anche all’export agroalimentare. A rischio oltre due miliardi. La stima è di Coldiretti, che tra i prodotti più colpiti indica quelli deperibili, a iniziare da frutta (mele) e ortaggi. L’allarme riguarda anche fiori e piante: circa mille container destinati ai Paesi del Medio Oriente stanno subendo una brusca frenata.
La crisi impatta anche sulle vendite di prosecco. Altri contraccolpi per il settore arrivano dall’aumento dei prezzi dei carburanti: pesano i rincari del gasolio per le macchine agricole. Costano di più anche le materie plastiche utilizzate per vasi e impianti di irrigazione. La chiusura dello Stretto di Hormuz sta rallentando l’approvvigionamento di fertilizzanti: i prezzi sono già aumentati del 46%.