MILANO – Tempi rapidi, proprio come richiedono l’Europa e l’Italia per diversificare le proprie forniture. Eni ha scoperto due maxi strutture geologiche in Libia che, secondo le prime rilevazioni volumetriche, dovrebbero contenere complessivamente oltre 28 miliardi di metri cubi di gas. E data la vicinanza allo storico campo offshore di Bahr Essalam, il più grande del Paese, lo sviluppo potrebbe essere piuttosto celere, nell’ordine di un paio d’anni.
Nuovo gas da immettere in rete (anche in Italia)
Le nuove scoperte sono state battezzate Bahr Essalam South 2 (BESS 2) e Bahr Essalam South 3 (BESS 3). Al loro interno sono stati individuati gas e condensati, grazie ai due pozzi B2 16/4 e C1-16/4 a circa 85 chilometri dalla costa e 16 a sud rispetto al giacimento…
MILANO – Tempi rapidi, proprio come richiedono l’Europa e l’Italia per diversificare le proprie forniture. Eni ha scoperto due maxi strutture geologiche in Libia che, secondo le prime rilevazioni volumetriche, dovrebbero contenere complessivamente oltre 28 miliardi di metri cubi di gas. E data la vicinanza allo storico campo offshore di Bahr Essalam, il più grande del Paese, lo sviluppo potrebbe essere piuttosto celere, nell’ordine di un paio d’anni.
Nuovo gas da immettere in rete (anche in Italia)
Le nuove scoperte sono state battezzate Bahr Essalam South 2 (BESS 2) e Bahr Essalam South 3 (BESS 3). Al loro interno sono stati individuati gas e condensati, grazie ai due pozzi B2 16/4 e C1-16/4 a circa 85 chilometri dalla costa e 16 a sud rispetto al giacimento di Bahr Essal.
Dai dati di perforazione emerge inoltre un’ottima qualità del reservoir, la roccia porosa e permeabile in cui si accumulano gli idrocarburi, detta anche roccia serbatoio, con produttività confermata da test eseguiti sul primo pozzo.
Il gas estratto sarà destinato in prima battuta al mercato domestico, in base alle richieste giornaliere formulate dal ministero libico. L’eccedenza – così prevedono i contratti di questo tipo – potrà invece essere esportata verso l’Italia, attraverso il gasdotto Greenstream che collega i due Paesi. E che ha un buon margine per aumentare la capacità di gas trasportato.
Maggiore flessibilità per il mercato
A prescindere dalla destinazione, l’aumento dell’offerta garantisce maggiore flessibilità al mercato, che oggi vede in una manciata di Paesi i maggiori produttori al mondo. Flessibilità, insegnano i tempi, si traduce in minori tensioni sui prezzi quando scoppia una guerra o si interrompe la fornitura da una certa area geografica.
In questo contesto, le scoperte in Libia sono solo l’ultimo esempio delle recenti campagne di Eni. L’accordo con Repsol e Pdvsa accelera lo sfruttamento del giacimento di Perla, in Venezuela, mentre in Argentina procedono serrate le operazioni verso la decisione finale di investimento per produrre ed esportare gas liquido dal maxi campo di Vaca Muerta. Sempre nelle Americhe, il gruppo ha siglato un accordo con la statunitense Venture Global per acquistare due milioni di tonnellate di Gnl l’anno per un ventennio.
Altri tasselli nella diversificazione del portafoglio del Cane a sei zampe sono la Nigeria, dove la risoluzione di alcune controversie legali permetterà di negoziare nuovi accordi di esplorazione, e il sud est asiatico, grazie al nuovo satellite dell’upstream creato con Petronas tra Indonesia e Malesia, con una produzione prevista di 500 mila barili per il continente.
Infine, lo scorso mese è salpato il primo carico di Gnl da una nuova nave rigassificatrice in Congo, mentre altri progetti a Cipro e in Mozambico dovrebbero essere avviati a stretto giro.