MILANO – Fornitore che va, fornitore che viene. Dall’invasione russa dell’Ucraina, l’Italia – e con lei l’Europa – ha dimostrato una certa maestria nel modificare il mix di approvvigionamenti di gas con rapidità. Come richiedono i tempi.
Basti pensare che nel 2022 oltre il 40% dei flussi di metano del continente provenivano da Mosca, mentre oggi la quota è irrisoria (sebbene qualcuno vorrebbe rivedere le sanzioni). Il vuoto è stato colmato dai carichi di gas naturale liquefatto, che il più delle volte salpano dagli Stati Uniti o dei Paesi del Golfo Arabico. Passando attraverso lo stretto di Hormuz. Ecco la nuova rotta da riscrivere, almeno finché vige il blocco de facto.
Dal Qatar il 10% del gas italiano
A differenza di quattro anni fa, l’…
MILANO – Fornitore che va, fornitore che viene. Dall’invasione russa dell’Ucraina, l’Italia – e con lei l’Europa – ha dimostrato una certa maestria nel modificare il mix di approvvigionamenti di gas con rapidità. Come richiedono i tempi.
Basti pensare che nel 2022 oltre il 40% dei flussi di metano del continente provenivano da Mosca, mentre oggi la quota è irrisoria (sebbene qualcuno vorrebbe rivedere le sanzioni). Il vuoto è stato colmato dai carichi di gas naturale liquefatto, che il più delle volte salpano dagli Stati Uniti o dei Paesi del Golfo Arabico. Passando attraverso lo stretto di Hormuz. Ecco la nuova rotta da riscrivere, almeno finché vige il blocco de facto.
Dal Qatar il 10% del gas italiano
A differenza di quattro anni fa, l’esposizione italiana è limitata. L’anno scorso dal Qatar è arrivato il 10 per cento del gas immesso nella rete tricolore e per questo mese i cinque carichi acquistati da Edison sono stati confermati. Ma da aprile la situazione si complica: il fornitore QatarEnergy ha fatto appello alla forza maggiore, cancellando le consegne.
Comprare spot, rapido ma caro
Che fare, dunque, se il blocco persiste? Le soluzioni sono diverse, ma nessuna è sufficiente presa singolarmente. La prima e più costosa è acquistare gas liquido sui mercati spot, pagandolo al prezzo che impone l’elevata concorrenza asiatica. Le cifre si aggirano intorno ai 50 euro al megawattora. Lo sforzo potrebbe essere necessario, ma non subito: i consumi dovrebbero calare con l’arrivo della primavera e gli operatori hanno ancora qualche settimana di tempo prima che inizi ufficialmente la stagione in cui riempire gli stoccaggi in vista dell’inverno.
Certo che se i prezzi non dovessero sgonfiarsi, le scorte si accumulerebbero più lentamente e allora il governo potrebbe decidere di intervenire, come successo in passato.
I rigassificatori possono importare ancora
Ragionando in un’ottica di più lungo respiro, l’Italia può far leva sui margini inutilizzati dell’infrastruttura gas nazionale, gestita da Snam. Nel 2024, l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati, i dieci punti di entrata della rete tricolore totalizzavano una capacità di trasporto di quasi 140 miliardi di metri cubi. Più del doppio della domanda di metano annuale.
Un cuscinetto importante è garantito dai cinque terminali di rigassificazione - Panigaglia, Rovigo, Piombino, Ravenna e Livorno - che nel 2025 hanno accolto e convertito 20,2 miliardi di metri cubi di gas, contro una capacità totale di 28. Aumentare i flussi di navi richiede però contratti di lungo periodo, che richiedono tempo per essere negoziati ed entrare in esercizio.
Edison ed Eni, ad esempio, hanno un accordo con l’americana Venture Global, ma nel secondo caso le consegne sono previste per la fine del decennio e non è detto che siano dirette in Italia. Anche A2A ha firmato un contratto simile con Bp, con carichi previsti già a partire dal 2027.
Le opportunità non potranno che aumentare se, come prevede il capo dell’Agenzia dell’energia, Fatih Birol, nei prossimi cinque anni approderanno sul mercato 300 miliardi di metri cubi extra di Gnl. Si guarda alla Nigeria, al Venezuela, all’Argentina e al Congo.
C’è margine anche nei gasdotti
L’ultima preziosa risorsa risiede nei gasdotti. Gli occhi sono puntati sulla rotta algerina che sbuca a Marzara del Vallo, in Sicilia, dove nel 2024 il livello di saturazione era poco sopra all’80%. C’è margine anche nel Tap, potenziato di recente, e soprattutto a Passo Gries, nelle Alpi piemontesi, dove arriva il gas dei rigassificatori francesi e quello estratto nel Mare del Nord. Due anni fa il rubinetto è stato utilizzato al 25,6% della sua capacità, ma aumentare i flussi significa aprire un confronto con gli altri Paesi europei che precedono l’Italia nel percorso del tubo.
Anche nel peggiore degli scenari, Roma non dovrà giocare tutte le carte: l’infrastruttura è pensata per essere ridondante e flessibile, non per viaggiare a tappo. La rete non lo sopporterebbe - anche se Snam lavora a una nuova dorsale lungo la penisola - e la domanda oggi non lo richiede.
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