L’Armageddon del gas colpirà Asia ed Europa
di Walter GalbiatiLa parola che più fa paura è Armageddon. E il luogo biblico dello scontro finale assomiglia sempre di più al Qatar, il minuscolo stato del Golfo Persico sulla cui punta sorge Ras Laffan.
La potenza Qatar
Da questo sito industriale, grande tre volte Parigi, il Qatar pompa 600 milioni di metri cubi di gas al giorno garantendo un quinto dell’offerta globale di gas naturale liquefatto (gnl). Il giacimento si chiama North Dome e con i suoi 50mila miliardi di metri cubi è il più grande al mondo. Una parte, però, chiamata South Pars, appartiene all’Iran, che dagli impianti della cittadella di Asaluyeh, sulla sponda opposta del Golfo Persico, davanti a Ras Laffan, estrae circa 56 milioni di metri cubi di gas al giorno, non liquefatti e spediti nel mondo, ma utilizzati per lo più per soddisfare le esigenze interne del Paese. Settimana scorsa gli Stati Uniti e Israele hanno bombardato Asaluyeh e l’Iran ha replicato su Ras Laffan. Ma questa volta non si è trattato dei lievi danni causati da dron…
La parola che più fa paura è Armageddon. E il luogo biblico dello scontro finale assomiglia sempre di più al Qatar, il minuscolo stato del Golfo Persico sulla cui punta sorge Ras Laffan.
La potenza Qatar
Da questo sito industriale, grande tre volte Parigi, il Qatar pompa 600 milioni di metri cubi di gas al giorno garantendo un quinto dell’offerta globale di gas naturale liquefatto (gnl). Il giacimento si chiama North Dome e con i suoi 50mila miliardi di metri cubi è il più grande al mondo. Una parte, però, chiamata South Pars, appartiene all’Iran, che dagli impianti della cittadella di Asaluyeh, sulla sponda opposta del Golfo Persico, davanti a Ras Laffan, estrae circa 56 milioni di metri cubi di gas al giorno, non liquefatti e spediti nel mondo, ma utilizzati per lo più per soddisfare le esigenze interne del Paese. Settimana scorsa gli Stati Uniti e Israele hanno bombardato Asaluyeh e l’Iran ha replicato su Ras Laffan. Ma questa volta non si è trattato dei lievi danni causati da droni e missili sparati all’inizio del conflitto che avevano portato alla sospensione temporanea delle lavorazioni.
La società QatarEnergy ha parlato di “danni ingenti” e si teme che Ras Laffan possa rimanere fuori servizio per mesi. Alcuni analisti temono che il ritorno alla piena capacità possa richiedere addirittura anni, perché le strutture di raffreddamento del gas in Gnl sono estremamanete complesse e per essere rispristinate è necessario accedere ai siti in sicurezza, a guerra finita.
Scenari apocalittici
La speranza di un rapido ritorno alla normalità sembra compromessa e qui si aprono scenari apocalittici, di guerra per i Paesi coinvolti negli scontri, ed energetici per chi deve importare gas. La corsa alle forniture sarà tra Asia ed Europa, perché se è vero che il Qatar fornisce soprattutto l’Estremo Oriente, è anche vero che quando verrà meno quella fonte i Paesi asiatici si rivolgeranno altrove facendo concorrenza all’Europa. Corea del Sud e Giappone si contenderanno sempre più con i Paesi europei i carichi di gnl statunitensi, facendo volare i prezzi, come ai tempi dell’invasione dell’Ucraina, se non più in alto. A pagare il conto maggiore, saranno Paesi come l’Italia e la Germania i cui consumi di gas sono nettamente superiori a quelli di Francia e Spagna, aiutate dal nucleare e dalle rinnovabili. Per la seconda volta, l’Europa si trova a subire il danno maggiore da guerre provocate da altri. Prima è stata costretta a rinunciare al gas russo, abbondante e a buon mercato, ora con la crisi del Golfo deve subire la concorrenza dei Paesi asiatici sul gnl.
Pesa più che mai la mancanza di una strategia comune che porti velocemente il continente a diventare indipendente dal punto di vista energetico, puntando anche sul nucleare, perché le rinnovabili da sole non basteranno a sostituire le fonti fossili.