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Israele, la guerra dell’energia: missili sul giacimento iraniano. Il regime: “Vendetta globale”

Israele, la guerra dell’energia: missili sul giacimento iraniano. Il regime: “Vendetta globale”

Colpito South Pars, la più grande riserva di gas del pianeta. Da Teheran ritorsione sugli impianti del Golfo: “Ne farà le spese tutto il mondo”. Petrolio record a 110 dollari. Maxi bombe Usa sulle difese di Hormuz

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DUBAI – La guerra dell’energia è cominciata. Dopo gli ennesimi omicidi tesi a decapitare la leadership di Teheran, ieri Israele ha alzato ulteriormente il tiro. Con l’approvazione americana, ha colpito per la prima volta risorse strategiche iraniane: facendo schizzare i prezzi di petrolio e gas naturale. Il primo salito a 110 dollari a barile — il livello più alto dal 9 marzo. L’altro su del 6,6%: in Europa a quasi 55 euro per Mwh.

I missili israeliani hanno infatti centrato South Pars, il più grande giacimento di gas naturale al mondo, situato nel Golfo Persico a metà tra Iran, che ne detiene il 60 per cento, e Qatar, cui appartiene il restante 40. Una riserva essenziale alle economie dei due paesi che la gestiscono. Capace di fornire all’Iran due terzi del gas che consuma. E pure principale fonte di energia elettrica del Paese, pari all’85 per cento del totale. Cruciale, anche a livello globale: rappresenta infatti l’8 per cento delle riserve mondiali. L’entità del danno non è ancora nota: ma ieri intanto, per tenere sotto controllo l’incendio scaturito, sono stati spenti quattro impianti.

Gli israeliani fanno sapere che si è trattato di un «segnale»: se gli ayatollah continueranno a destabilizzare l’economia mondiale bloccando lo Stretto di Hormuz — sulla cui costa iraniana ieri gli americani hanno sganciato bombe penetranti da 2mila chili per distruggere i fortini dotati di missili antinave — saranno colpiti appunto nel settore energetico cruciale. Gli iraniani hanno reagito parlando di «ulteriore escalation» e promesso, fin da subito, rappresaglie: «Risponderemo con la legge del taglione, si apre un nuovo livello di confronto», ha tuonato via social il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf: «Quest’azione per i nemici equivale a un suicidio. Colpiremo presto i più grandi impianti energetici della regione». Minacce accompagnate da ordini di evacuazione per una serie di impianti. Con Ras Laffan, in Qatar, colpita per prima, già ieri: «Danni ingenti» dicono le autorità locali che si riservano il diritto di rispondere militarmente e cacciano alcuni diplomatici iraniani. E nella lista ci sono pure Fajairah e Umm Shaif negli Emirati, già bersagliati più volte. La raffineria Samref, nell’Arabia Saudita affacciata sul Mar Rosso. Fino alle raffinerie di Haifa in Israele. «Le aggressioni israeliane complicano la situazione e avranno conseguenze incontrollabili, portata che travolgerà il mondo», ha commentato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

Di sicuro, l’attacco israeliano ha innervosito i Paesi del Golfo. Il Qatar, che cogestisce il giacimento, lo ha condannato: «Passo irresponsabile nel contesto dell’attuale escalation nella regione». Ricordando che la produzione era già rallentata nei giorni scorsi, quando i raid con droni iraniani hanno costretto a spegnere l’impianto principale di Gnl. «Colpire le infrastrutture energetiche costituisce una minaccia alla sicurezza energetica globale, alle popolazioni del Golfo e all’ambiente», ha dunque sentenziato il portavoce del governo Majid al-Ansra. Una posizione simile è stata espressa in un comunicato pure dal Ministero degli Esteri emiratino: «L’attacco, è una minaccia alla sicurezza energetica globale e alla stabilità regionale». E fra le conseguenze del blitz c’è anche lo stop totale delle importazioni di gas iracheno dall’Iran, annunciato ieri sera dal portavoce del Ministero dell’Energia, Ahmed Moussa: «Una riduzione di circa 3.100 megawatt di potenza, che avrà certo ripercussioni sulla rete elettrica nazionale», giacché le loro centrali elettriche dipendono fortemente dal gas importato dall’Iran.

Ma intanto ad Abu Dhabi c’è chi ostenta sicurezza: «L’Iran ha già colpito infrastrutture energetiche in tutto il Golfo», dice una fonte informata a Repubblica interpretando il sentire di molti. «Tirano fuori un obiettivo diverso ogni giorno. Porti, aeroporti, oleodotti, interessi americani e ora quelli energetici. Hanno il solo scopo: di spaventare gli investitori e convincerli ad andarsene. La loro è una guerra psicologica». Sarà. Ma intanto, a tarda sera, a Riad e a Dubai suonano nuovamente gli allarmi.

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