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Total sposta gli investimenti dall’eolico alle fossili. E incassa da Trump un miliardo di dollari

(reuters)
L’accordo tra l’amministrazione e la compagnia francese prevede il rimborso dell’intero importo pagato per le concessioni iniziali. Una vicenda opposta a quella di Ørsted, che però a Copenhagen ha perso due terzi di capitalizzazione
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MILANO – Dalle rinnovabile alle fonti fossili. TotalEnergies ci ripensa e su invito dell’amministrazione Trump decide di fermare lo sviluppo di due impianti eolici offshore al largo degli Stati Uniti, per destinare i fondi al settore oil&gas del Paese. In cambio, riceverà dal governo un miliardo di dollari.

Pivot di Total negli Stati Uniti

La cifra fa parte dell’accordo raggiunto ieri tra il gruppo energetico francese e l'amministrazione Usa e che prevede l'annullamento dei contratti di concessione per i parchi eolici offshore. Per “ringraziare” dei nuovi investimenti nei combustibili fossili, gli Stati Uniti rimborseranno a Total l’intero importo pagato per le concessioni iniziali.

Rapida la risposta dell’amministratore delegato della com…

MILANO – Dalle rinnovabile alle fonti fossili. TotalEnergies ci ripensa e su invito dell’amministrazione Trump decide di fermare lo sviluppo di due impianti eolici offshore al largo degli Stati Uniti, per destinare i fondi al settore oil&gas del Paese. In cambio, riceverà dal governo un miliardo di dollari.

Pivot di Total negli Stati Uniti

La cifra fa parte dell’accordo raggiunto ieri tra il gruppo energetico francese e l'amministrazione Usa e che prevede l'annullamento dei contratti di concessione per i parchi eolici offshore. Per “ringraziare” dei nuovi investimenti nei combustibili fossili, gli Stati Uniti rimborseranno a Total l’intero importo pagato per le concessioni iniziali.

Rapida la risposta dell’amministratore delegato della compagnia, Patrick Pouyanne, che ha fatto sapere che la società accelererà gli investimenti nel gas naturale liquefatto del Texas. L’accordo, ha aggiunto, non pregiudica l'impegno dell'azienda nell'energia eolica in altri Paesi.

L’ennesimo colpo all’energia green

Per il settore delle rinnovabili negli States è l’ennesimo colpo. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, le autorità statunitensi hanno più volte provato a bloccare i parchi in costruzione al largo della Costa Orientale. Per ben cinque volte i giudici federali hanno bocciato i loro tentativi, ma l’indirizzo politico è chiaro: più petrolio e gas – anche dal Venezuela –, meno sole e vento.

In questa narrativa spicca la vicenda di Ørsted, la multinazionale danese proprietaria assieme a una controllata di BlackRock di uno dei maggiori campi eolici offshore della regione, Revolution Wind. Appena dieci giorni fa il parco ha iniziato a erogare energia verde nel New England, segnando il riavvio dei grandi progetti a stelle e strisce dopo mesi di blocco imposti da Washington per addotti rischi per la sicurezza nazionale. I giudici hanno dato ragione alla società, consentendo la ripresa dei lavori per l’impianto che, con una capacità di 704 megawatt, è in grado di fornire energia a oltre 350 mila abitazioni.

Ma nel frattempo il gruppo ha accusato il colpo: alla Borsa di Copenhagen la capitalizzazione è crollata di due terzi dalla scorsa estate, complice il maxi aumento di capitale da circa 60 miliardi di corone danesi (quasi 8 miliardi di euro), concluso in autunno con uno sconto del 67% sui prezzi di Borsa. Le battute d’arresto oltre oceano hanno avuto ricadute anche nel portafoglio di Ørsted, che a fine anno ha venduto la maggioranza del parco a Taiwan alla compagnia assicurativa Cathay Life Insurance.

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