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Incentivi, lite sui tagli. Confindustria al governo: “Fiducia a rischio. Tavolo sugli esodati 5.0”

Emanuele Orsini, presidente Confindustria 

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No alla riduzione delle misure di Transizione 5.0. Orsini: “Tema cruciale, non può essere rinviato”. Giorgetti: “Shock dovuto alla guerra, decidere dove vanno le risorse”
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ROMA – Confindustria va allo scontro con il governo sul decreto fiscale. Lo strappo si consuma sull’articolo che taglia del 65% il credito d’imposta per la Transizione 5.0, lasciando alle imprese «esodate», così le definisce il presidente Emanuele Orsini — quelle che avevano prenotato gli incentivi a novembre — solo il 35% del bonus atteso.

Una mossa che viale dell’Astronomia definisce «una rottura del patto di fiducia», con effetti retroattivi su investimenti già cantierati. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha replicato ieri da Cernobbio evocando la crisi in Medio Oriente, «uno shock esterno paragonabile all’Ucraina» che ha cambiato «la traiettoria» del governo e impone ora di scegliere chi salvare tra industria, trasporti e accise.

Ad Orsini non basta: «Il tema è cruciale: non può essere rinviato o ridimensionato. C’è forte preoccupazione. Per questo chiediamo con urgenza, già dalla prossima settimana, l’apertura di un tavolo con i ministri Giorgetti, Foti e Urso. S…

ROMA – Confindustria va allo scontro con il governo sul decreto fiscale. Lo strappo si consuma sull’articolo che taglia del 65% il credito d’imposta per la Transizione 5.0, lasciando alle imprese «esodate», così le definisce il presidente Emanuele Orsini — quelle che avevano prenotato gli incentivi a novembre — solo il 35% del bonus atteso.

Una mossa che viale dell’Astronomia definisce «una rottura del patto di fiducia», con effetti retroattivi su investimenti già cantierati. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha replicato ieri da Cernobbio evocando la crisi in Medio Oriente, «uno shock esterno paragonabile all’Ucraina» che ha cambiato «la traiettoria» del governo e impone ora di scegliere chi salvare tra industria, trasporti e accise.

Ad Orsini non basta: «Il tema è cruciale: non può essere rinviato o ridimensionato. C’è forte preoccupazione. Per questo chiediamo con urgenza, già dalla prossima settimana, l’apertura di un tavolo con i ministri Giorgetti, Foti e Urso. Serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi».

La norma nel decreto fiscale

Il cuore della norma approvata venerdì dal Consiglio dei ministri stanzia 537 milioni di euro per il 2026. Una cifra che copre appena un terzo degli 1,6 miliardi richiesti dalle 7.417 imprese in lista d’attesa. Nei fatti, chi puntava al bonus massimo del 45% per l’efficienza energetica si ritrova con il 35% di questa parte, ovvero un credito del 15,75%, soglia persino inferiore alla vecchia industria 4.0 che oscillava tra il 20 e il 40%. Ad essere coperti sarebbero poi solo gli investimenti in beni strumentali. Esclusi quelli in sistemi energetici e impianti da fonti rinnovabili.

A reagire per primo è il vicepresidente di Confindustria per le Politiche Industriali, Marco Nocivelli: «Il decreto introduce disposizioni molto penalizzanti. Mina la fiducia e scoraggia chi vuole fare impresa in Italia». Nocivelli ricorda le rassicurazioni ricevute a novembre dai ministri Giorgetti, Foti e Urso: impegni che oggi risultano carta straccia.

La difesa del governo

Come detto, Giorgetti prova a blindare le polemiche evocando una “ragion di Stato”. Ammette il cambio di rotta giustificandolo con i rischi geopolitici e i vincoli di bilancio: «Dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a queste aziende o alle imprese energivore o per i tagli alle accise».

Il governo, in un comunicato diffuso subito dopo il Cdm di venerdì, aveva già avvistato la polemica in arrivo, annunciando «l’intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive» per valutare, durante la conversione in legge del decreto, «eventuali risorse aggiuntive». Evidentemente non è bastato.

La protesta degli industriali

La protesta confindustriale ora divampa nei territori. Da Torino, Marco Gay parla di «danno economico concreto e immediato». Mentre il veneto Raffaele Boscaini denuncia una «vera e propria rottura del patto». Andrea Amalberto (Piemonte) avverte sul rischio di «paralisi dell’industria». Mentre Francesco Turcato (Val d’Aosta) insinua che il governo abbia «tolto gli occhi dalla palla» per concentrarsi sui referendum.

L’attacco di Pd e M5s

In serata l’affondo politico di Giuseppe Conte (M5s): «È esplosa la protesta delle imprese tradite. Il governo trova 12 miliardi l’anno per il riarmo ma taglia i sostegnia chi innova e crea lavoro». Il Pd con Antonio Misiani la definisce «una presa in giro e l’ennesimo schiaffo alle imprese italiane: altro che politica industriale, un taglio retroattivo».

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