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Giorgetti: “Sospendere il Patto di stabilità”. Ma Bruxelles lo gela

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La Commissione: la clausola scatta solo in caso di grave recessione. Prolungato il taglio di 24,4 centesimi sulle accise fino al primo maggio
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ROMA - Se la situazione non cambierà, una sospensione del Patto di stabilità sarà «inevitabile». Nella sala stampa di palazzo Chigi, dove si presenta a sorpresa dopo un Consiglio dei ministri lampo per la proroga del taglio delle accise sui carburanti, Giancarlo Giorgetti si mostra convinto della risposta dell’Europa alla crisi economica generata dalla guerra in Iran. È più di un auspicio. È una necessità. Lo è per il governo perché i soldi in cassa per gli aiuti a famiglie e imprese contro il caro energia sono finiti.

Solo l’attivazione della clausola di salvaguardia generale del Patto, che consente agli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta, può dunque liberare nuove risorse.

Ecco perché il ministro dell’Economia …

ROMA - Se la situazione non cambierà, una sospensione del Patto di stabilità sarà «inevitabile». Nella sala stampa di palazzo Chigi, dove si presenta a sorpresa dopo un Consiglio dei ministri lampo per la proroga del taglio delle accise sui carburanti, Giancarlo Giorgetti si mostra convinto della risposta dell’Europa alla crisi economica generata dalla guerra in Iran. È più di un auspicio. È una necessità. Lo è per il governo perché i soldi in cassa per gli aiuti a famiglie e imprese contro il caro energia sono finiti.

Solo l’attivazione della clausola di salvaguardia generale del Patto, che consente agli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta, può dunque liberare nuove risorse.

Ecco perché il ministro dell’Economia è intenzionato a tenere il punto: «Ho espresso questa mia riflessione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo» e – promette – lo farà «in qualsiasi consesso internazionale» perché – insiste – «questa è la realtà».

Parole che sanno di urgenza. ll perché è presto detto: l’ombrello del nuovo decreto da 500 milioni contro i rincari al distributore si chiuderà il primo maggio. Quello sulle bollette non è stato neppure aperto, proprio per la penuria di risorse. E questo solo per restare ai rimedi contro la fiammata dei prezzi dell’energia.

Il rischio, però, è molto più grande. Un contagio dei prezzi di altri prodotti, a iniziare dai beni alimentari, e dei salari. Le stime delle istituzioni nazionali e internazionali sugli indicatori macroeconomici sono lì a dire che il colpo di frusta della crisi sarà molto più doloroso di quello sperimentato a marzo, nel primo mese di guerra.

Ma la via d’uscita del congelamento delle regole europee è sbarrata. «La clausola di salvaguardia – dice un portavoce della Commissione europea interpellato dall’Ansa – può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Unione europea nel suo complesso». Fin qui la condizione necessaria per procedere con la deroga. Poi la risposta diretta alla richiesta dell’Italia: «Stiamo monitorando attentamente la situazione volatile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario».

Il no di Bruxelles accresce la preoccupazione dentro l’esecutivo sulla precarietà della rete dei sostegni. Per ora c’è solo un decreto che – come spiega Giorgetti – «tampona la situazione». In tutto 500 milioni per allungare lo sconto di 24,4 centesimi su un litro di benzina e diesel dall’8 aprile, quando scadranno gli effetti del primo intervento, al primo maggio. Le risorse andranno anche agli agricoltori sotto forma di un credito d’imposta al 20% per l’acquisto del gasolio a marzo.

Arriva anche un sostegno alle aziende esportatrici. Potranno beneficiare dei finanziamenti agevolati (fino a 5 milioni, tasso minimo dello 0,3%) che oggi sono concessi alle imprese energivore nell’ambito della transizione ecologica e digitale. Il provvedimento approvato dal Cdm incrementa la quota del contributo a fondo perduto al 20%: l’asticella per le piccole e medie imprese potrà salire fino al 30%.

«Le aziende italiane che hanno subito un impatto negativo a causa del rincaro dei costi energetici o una diminuzione del fatturato o dei flussi di cassa – spiega la Farnesina – potranno usufruire di uno stanziamento complessivo di 800 milioni».

La strategia del governo raccoglie il plauso della maggioranza. Le opposizioni, invece, sono critiche. «Il governo smetta di navigare a vista e presenti un piano serio, con risorse adeguate e misure mirate», incalza Antonio Misiani, responsabile economico del Pd. Per i 5 stelle «l’esecutivo insegue gli eventi, è al game over». «Meloni è senza strategia energetica, porta l’Italia allo sbando e alla recessione economica», dice il deputato di Avs Angelo Bonelli. Critica anche la Cgil: «Il decreto è poco più di un pannicello caldo». Confcommercio esprime preoccupazione perché – sottolinea – «non c’è niente per il settore del trasporto professionale, prossimo al collasso». L’Unione nazionale consumatori attacca: «Grave non aver alzato lo sconto sul gasolio».

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