✕

Il commissario europeo Séjourné: “Uno stop al patto di stabilità non si può escludere”

Stéphane Séjourné, vicepresidente Commissione Ue 

Ascolta l'audio

Il vicepresidente della Commissione Ue: “Se la guerra dura e non si riapre Hormuz servirà una risposta eccezionale: siamo flessibili”
3 minuti di lettura

BRUXELLES – Se la situazione è eccezionale, richiede misure eccezionali. Nel breve termine ma anche nel lungo periodo. Il vicepresidente della Commissione europea con delega all’industria, Stéphane Séjourné, è oggi a Roma per incontrare il ministro per lo Sviluppo economico, Adolfo Urso, e diversi rappresentanti dell’imprenditoria italiana. L’obiettivo è illustrare il recente provvedimento (Industrial Accelerator Act) per aiutare le imprese europee ad affrontare le sfide della competitività e ora quelle del caro energia. Séjourné mette allora sul tavolo il via libera al decreto bollette, la disponibilità a valutare la richiesta di tassare gli extraprofitti delle aziende energetiche e soprattutto quella di sospendere il Patto di Stabilità.

Rispetto al momento in cui l’Industrial Accelerator Act è stato presentato, molto è cambiato nel mondo. Va aggiornato?

«Dobbiamo partire dall’idea che quel provvedimento ha tre obiettivi. Il primo è rendere le nostre industrie più competitive. E ques…

BRUXELLES – Se la situazione è eccezionale, richiede misure eccezionali. Nel breve termine ma anche nel lungo periodo. Il vicepresidente della Commissione europea con delega all’industria, Stéphane Séjourné, è oggi a Roma per incontrare il ministro per lo Sviluppo economico, Adolfo Urso, e diversi rappresentanti dell’imprenditoria italiana. L’obiettivo è illustrare il recente provvedimento (Industrial Accelerator Act) per aiutare le imprese europee ad affrontare le sfide della competitività e ora quelle del caro energia. Séjourné mette allora sul tavolo il via libera al decreto bollette, la disponibilità a valutare la richiesta di tassare gli extraprofitti delle aziende energetiche e soprattutto quella di sospendere il Patto di Stabilità.

Rispetto al momento in cui l’Industrial Accelerator Act è stato presentato, molto è cambiato nel mondo. Va aggiornato?

«Dobbiamo partire dall’idea che quel provvedimento ha tre obiettivi. Il primo è rendere le nostre industrie più competitive. E questo non cambia. Serve a proteggere i settori strategici, facilitare i permessi, avere un accesso più semplice all’energia».

Il secondo?

«Tutelare le industrie dalla competizione sleale della Cina».

Lei ha insistito per questo sulla difesa del made in Ue?

«La preferenza europea resta rilevante in diversi settori. È connessa al terzo obiettivo: poter assumere rischi. Avere una strategia di indipendenza nelle tecnologie pulite».

Ossia?

«Penso all’energia eolica, al fotovoltaico, al nucleare e alle tecnologie per l’elettrificazione dell’economia, alle batterie. Abbiamo bisogno di energia sovrana, non dipendere dagli altri e organizzare la nostra decarbonizzazione dal punto di vista economico».

Il problema però ora è il prezzo del gas e del petrolio.

«Per questo dobbiamo essere meno dipendenti dai combustibili fossili. Anche con soluzioni più a breve termine per aiutare le industrie colpite dagli aumenti energetici e accelerare sulle basse emissioni».

Per la decarbonizzazione serve tempo. Ne abbiamo?

«Va data una risposta per il breve termine e una per il medio e lungo. Per la prima vanno utilizzati tutti gli strumenti che permettono di evitare un aumento dei prezzi dell’energia. L’Italia ha fatto delle proposte e sono molto attento a queste proposte».

A cosa si riferisce?

«Dai sussidi alla redistribuzione dei profitti».

L’Italia, insieme ad altri 4 paesi tra cui Germania e Spagna, ha chiesto proprio di tassare gli extraprofitti delle società energetiche.

«Qualsiasi cosa che possa evitare il picco di energia è utile e può essere studiata. Dal Covid all’Ucraina e ora il Medio Oriente, ogni volta sono sempre le stesse cause a creare le stesse conseguenze. Le dipendenze strategiche dall’energia diventano una vulnerabilità per gli Stati membri e i prezzi salgono».

C’è anche il razionamento dell’energia tra le soluzioni nel breve periodo?

«Gli Stati sono sovrani in tutte le misure nel breve termine. Bisogna essere pragmatici: guardare i partner uno per uno perché i problemi sono diversi e dobbiamo adattare le soluzioni. Ma abbiamo anche una responsabilità collettiva. Serve un settore energetico europeo più integrato. Come abbassiamo il prezzo dell’energia? Creiamo interconnessioni. Quali sono le alternative al gas e al petrolio? Non entro in dibattiti nazionali ma spingerò per aiutare il governo italiano ad avere le giuste misure nel breve termine».

Un’alternativa potrebbe essere riportare il nucleare in tutta Europa?

«Anche questa è una decisione nazionale, ma sappiamo che le nuove tecnologie arriveranno rapidamente, penso ai mini reattori. Potrebbero essere molto utili. Tuttavia sono gli Stati membri a decidere di installarli. Potrebbe essere una nuova soluzione se è sicura, se permette l’indipendenza energetica e di abbassare il prezzo dell’elettricità».

In Italia c’è anche chi propone di ricomprare il gas russo.

«Sostituire una dipendenza con un’altra è sempre più costoso. Come possiamo riavere fiducia nei russi? Nulla ci fa pensare che, anche volendo, possano rappresentare una garanzia nelle forniture. E poi dopo l’aggressione all’Ucraina mi sembra impensabile acquistare gas russo».

Il ministro italiano dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, chiede la sospensione del Patto di Stabilità. Che ne pensa?

«In tutti i casi di emergenza, la Commissione ha sempre la flessibilità necessaria. Se questa crisi dovesse diventare una crisi sistemica e non ciclica, se lo Stretto di Hormuz non si riaprisse, se la guerra durasse, probabilmente entreremmo in soluzioni eccezionali. Per ora non è così. È un’ipotesi che non può essere esclusa se la situazione dovesse diventare ingestibile per gli Stati membri e per le industrie».

Il presidente Trump ha detto che potrebbe riportare l’Iran all’età della pietra. Ci riporta pure l’Europa?

«Quella iraniana è una grande civiltà. Io penso in primo luogo alle istanze di libertà del popolo iraniano. Spero ancora nella caduta del regime, ma le parole di Trump non corrispondono alla posizione degli europei».

Tornando all’Industrial Accelerator Act, quali sono i tempi di approvazione?

«Non più di 7, 8 mesi. È una priorità. Dobbiamo essere più indipendenti e sovrani nelle tecnologie chiave, nell’industria automobilistica, in quella verde, nel cemento, nell’acciaio».

In Italia alcuni aeroporti sono in difficoltà, sono senza carburante. La colpisce? Un deficit di mobilità è un deficit di democrazia?

«Intanto speriamo che sia una situazione temporanea. In questo tempo di crisi le proposte di consumare meno sono temporanee e non devono mettere in discussione il diritto di muoversi né le libertà individuali. Ma c’è anche una lezione: non possiamo dipendere dagli hub all’estero per approvvigionare i nostri aerei. Se non la impariamo, in futuro ricadremo negli stessi errori. Può essere un’opportunità per far crescere la resilienza e la sovranità degli europei»

Leggi i commenti