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Fipe, la ristorazione cresce ma ancora sotto i livelli pre-Covid. Lavoratori in calo del 10,3%

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Il rapporto annuale dell’organizzazione che fa capo a Confcommercio: cala il numero dei bar, aumentano le società di banqueting e ristorazione collettiva
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ROMA – La ristorazione recupera, ma non è ancora tornata ai livelli pre-Covid. Ma perde lavoratori: nel 2025 se ne contano 114 mila in meno, a fronte di un livello di attività sostanzialmente stabile. Sono alcuni degli aspetti del Rapporto Ristorazione annuale di Fipe-Confcommercio, presentato stamane a Roma.

Nel 2025 il valore aggiunto si stabilizza a 59,3 miliardi di euro, con una crescita reale di mezzo punto percentuale. I consumi hanno toccato quota 100 miliardi di euro, in aumento del 3,7% sul 2024, ma mancano ancora 5,4 punti percentuali per tornare ai livelli pre-Covid.

In leggera flessione le imprese: sono 324.436, l’1% in meno sull'anno precedente. Ma c’è anche uno spostamento tra i settori della ristorazione: a fronte del cal…

ROMA – La ristorazione recupera, ma non è ancora tornata ai livelli pre-Covid. Ma perde lavoratori: nel 2025 se ne contano 114 mila in meno, a fronte di un livello di attività sostanzialmente stabile. Sono alcuni degli aspetti del Rapporto Ristorazione annuale di Fipe-Confcommercio, presentato stamane a Roma.

Nel 2025 il valore aggiunto si stabilizza a 59,3 miliardi di euro, con una crescita reale di mezzo punto percentuale. I consumi hanno toccato quota 100 miliardi di euro, in aumento del 3,7% sul 2024, ma mancano ancora 5,4 punti percentuali per tornare ai livelli pre-Covid.

In leggera flessione le imprese: sono 324.436, l’1% in meno sull'anno precedente. Ma c’è anche uno spostamento tra i settori della ristorazione: a fronte del calo del 2,2% registrato dai bar come effetto di difficoltà strutturali, e della stabilità del numero dei ristoranti (-0,4% sul 2024), si registra un aumento del 3,5% il settore del banqueting e ristorazione collettiva.

«Tra i tanti numeri che il nostro Rapporto Ristorazione offre anche quest’anno, i più interessanti non sono tanto quelli (pur salienti) che descrivono il numero di imprese, la tipologia, l’andamento dei prezzi, i consumi e i diversi economics che caratterizzano il mercato», osserva il presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani, nella prefazione del rapporto, invitando a guardare piuttosto «un altro trend, stavolta negativo, e cioè il calo del 10,3% dei lavoratori, 114 in meno nel 2025 rispetto al 2024», a conferma del fatto che «il lavoro da più di un lustro è diventato il tallone d’Achille del settore, che non trova risorse umane qualificate».

Chi lavora nel settore, del resto, compresi i titolari delle aziende (che per oltre un terzo, il 37,3%, sono aziende familiari) lavora troppo, forse anche a causa della scarsità di manodopera: 8 titolari su 10 lavorano oltre 40 ore settimanali, 1 su 2 supera le 60 ore. Forse anche per questo solo per il 10,5% degli imprenditori la continuità generazionale è un desiderio personale significativo, gli altri preferiscono che i figli prendano altre strade, o comunque non tengono particolarmente al fatto che portino avanti l’attività di famiglia.

Sul versante dei prezzi, i listini della ristorazione segnano +3,2% sul 2024. Sulle prospettive del 2026 pesano i rischi di un nuovo shock energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente. L’incertezza rende le scelte di investimento più mirate: nel 2025 il 28,4% delle imprese ha realizzato ammodernamenti, il 25,8% li ha in programma nel 2026.

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