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L’allarme di Giorgetti: “Stop al Patto di stabilità, stime del Pil da rivedere”

GIANCARLO GIORGETTI, MINISTRO DEL MEF, 

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Il ministro dell’Economia alle prese con la crisi energetica. “Credo nei miracoli, l’economia resiste”. Ma la Ue tiene il punto
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ROMA - Crede nei «miracoli» che «possono sempre avvenire», ma allo stesso tempo sparge realismo. Rivendica l’assenza di «un deterioramento strutturale», mettendo però in guardia sui «segnali del rallentamento» in corso. Incalzato dalle opposizioni al question time nell’aula del Senato, Giancarlo Giorgetti fa i conti con i danni all’economia provocati dalla guerra in Iran.

Se le tensioni si riaccenderanno - spiega - la via d’uscita è una sola: la sospensione del Patto di stabilità. Quello del ministro dell’Economia è il tentativo di rilanciare un messaggio che ha già consegnato, invano, ai suoi colleghi europei negli scorsi giorni. È la cartina di tornasole di una linea concordata con Giorgia Meloni, che poche ore prima, durante l’informativa alla Camera sull’azione di governo, ha invitato a rompere «il tabù» del congelamento delle regole Ue.

Sintonia totale, messaggi identici. Tarati su tre leve, per insistere con l’Europa. Per provare a convincerla, quantomeno smuoverla. Una strada o…

ROMA - Crede nei «miracoli» che «possono sempre avvenire», ma allo stesso tempo sparge realismo. Rivendica l’assenza di «un deterioramento strutturale», mettendo però in guardia sui «segnali del rallentamento» in corso. Incalzato dalle opposizioni al question time nell’aula del Senato, Giancarlo Giorgetti fa i conti con i danni all’economia provocati dalla guerra in Iran.

Se le tensioni si riaccenderanno - spiega - la via d’uscita è una sola: la sospensione del Patto di stabilità. Quello del ministro dell’Economia è il tentativo di rilanciare un messaggio che ha già consegnato, invano, ai suoi colleghi europei negli scorsi giorni. È la cartina di tornasole di una linea concordata con Giorgia Meloni, che poche ore prima, durante l’informativa alla Camera sull’azione di governo, ha invitato a rompere «il tabù» del congelamento delle regole Ue.

Sintonia totale, messaggi identici. Tarati su tre leve, per insistere con l’Europa. Per provare a convincerla, quantomeno smuoverla. Una strada obbligata dato che Bruxelles continua a tenere il punto. L’ennesimo stop da parte della Commissione europea arriva proprio a cavallo tra le dichiarazioni della presidente del Consiglio e il rilancio del titolare del Tesoro. Questa volta è il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis a tirare il freno a mano: «Le condizioni per attivare la clausola generale di salvaguardia» per sospendere il Patto di stabilità -dice - «sono di avere una grave recessione economica e attualmente non siamo in questo scenario».

Il muro di Bruxelles però non scoraggia il governo. Che anzi insiste, puntando su tre “leve”. La prima: la condivisione dei costi generati dal conflitto. «Non una deroga» del Patto «per singolo Stato membro, ma un provvedimento generalizzato», spiega la premier. Tradotto: l’Europa è chiamata alla prova dell’unità, no al caso Italia che - è il ragionamento - suonerebbe come un segnale di debolezza agli occhi dei partner europei e dei mercati. Per non parlare del percorso di risanamento post-guerra. Significherebbe ripartire più indietro rispetto agli altri Paesi.

Seconda leva, collegata alla prima: l’evocazione del Covid. Serve - insiste Meloni - «una risposta europea non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia». Altro assist a Giorgetti, che non a caso parla di «una risposta unitaria europea come fu fatto per la pandemia con misure eccezionali». Il riferimento è al Recovery Fund, debito comune europeo per finanziare la ripresa.

Infine l’allineamento con la condizione posta dal Patto per attivare la clausola di salvaguardia che consente agli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta. Quindi la sospensione delle regole - precisa la premier - «se ci sarà una nuova recrudescenza» del conflitto. Giorgetti la mette giù così: «Nel caso di prolungato stress sulle finanze pubbliche del nostro Paese o di recessione severa» in Europa.

Ma fino a che punto l’economia italiana potrà resistere? La guerra, intanto, ha già presentato il conto. È la crescita da ridimensionare. «Il governo -annuncia Giorgetti - si appresta ad aggiornare le proprie previsioni macroeconomiche». Sul tavolo - spiega il ministro - ci sono «revisioni al ribasso limitate». I numeri sono ancora in via di definizione. L’idea è una sforbiciata del Pil da 0,7% a 0,5%. Per ora. Altri impegni sono all’orizzonte. Come l’aumento della spesa militare. Giorgetti ricorda la procedura: l’esecutivo deve chiedere l’autorizzazione al Parlamento per attivare la clausola di salvaguardia o «comunque per la modifica degli obiettivi di finanza pubblica». Uno scenario scivoloso. Si farà ancora più complesso se l’Italia, nel frattempo, non uscirà dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo.

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