Lorenzo Mariani ad di Leonardo. Radar, droni e missili: la grande occasione dell’uomo-Finmeccanica
di Gianluca Di FeoPer capire la visione imprenditoriale di Lorenzo Mariani basta visitare l’impianto del Fusaro, alle porte di Napoli, di Mdba, il consorzio europeo dei missili. Lì si progetta e costruisce la parte più delicata degli intercettori terra-aria più avanzati, gli Aster 30: il seeker che deve individuare e inseguire i bersagli a oltre cinquemila chilometri orari. Tra il 2020 e il 2022 l’ingegnere, allora responsabile della parte italiana di Mbda, ha anticipato i tempi: ha installato la produzione di microchip, rendendola indipendente dai capricci dei fornitori, e deciso di ampliare la fabbrica puntando sull’aumento delle richieste di sistemi contraerei. Quando l’invasione dell’Ucraina ha poi scatenato la corsa agli armamenti, al Fusaro erano già pronti.
Per capire la visione imprenditoriale di Lorenzo Mariani basta visitare l’impianto del Fusaro, alle porte di Napoli, di Mdba, il consorzio europeo dei missili. Lì si progetta e costruisce la parte più delicata degli intercettori terra-aria più avanzati, gli Aster 30: il seeker che deve individuare e inseguire i bersagli a oltre cinquemila chilometri orari. Tra il 2020 e il 2022 l’ingegnere, allora responsabile della parte italiana di Mbda, ha anticipato i tempi: ha installato la produzione di microchip, rendendola indipendente dai capricci dei fornitori, e deciso di ampliare la fabbrica puntando sull’aumento delle richieste di sistemi contraerei. Quando l’invasione dell’Ucraina ha poi scatenato la corsa agli armamenti, al Fusaro erano già pronti.
Mariani ha una profonda conoscenza dell’industria della Difesa: sa che l’innovazione è un processo continuo, in cui bisogna prevedere gli sviluppi e non inseguirli. Leonardo è casa sua: in 34 anni ha partecipato alla nascita di prodotti e stabilimenti, facendo carriera attraverso la metarmofosi di Finmeccanica in un gruppo hitech mondiale. Ha sempre lavorato lì e nella partecipata Mbda. C’è entrato nel 1992, dopo la laurea in ingegneria elettronica e la leva come ufficiale di Marina, e si è misurato con ogni aspetto della holding. Dieci anni in Alenia, a progettare radar e poi a venderli nel mondo. Tre anni nel consorzio europeo dei missili, come Head of Product Strategy. Quindi in Selex, il ramo elettronico di Leonardo, fino a diventarne direttore generale. Capo della Divisione Elettronica per la Difesa Terrestre e Navale di tutta la holding; direttore commerciale dell’intero gruppo e ceo di Leonardo International, ossia dei programmi multinazionali tra cui il caccia Eurofighter che resta la fucina degli utili.
All’inizio del 2023, quando c’è stata la scelta dei vertici di Piazza Montegrappa, il ministro Guido Crosetto ha sostenuto la sua candidatura ad amministratore delegato. Giorgia Meloni invece ha imposto Roberto Cingolani ed è stato deciso un tandem: Mariani avrebbe condiviso la direzione generale assieme allo stesso Cingolani. Sulla carta, la coppia era potenzialmente perfetta. Cingolani è un uomo di scienza e di strategie; Mariani quello capace di renderle operative ed esportarle. Ma il rapporto tra i due non ha funzionato e così esattamente un anno fa, senza la minima polemica, il condirettore generale ha fatto un passo indietro ed è tornato al precedente incarico nel consorzio missilistico.
Il lavoro non gli è mancato: in Italia ha raddoppiato le consegne, accelerato le catene di montaggio e avviato nuove linee per le armi terra-aria più richieste. In più ha diretto le vendite dell’intero gruppo europeo, concludendo contratti soprattutto in Europa. Con investimenti propri, ha portato a termine lo sviluppo di un piccolo missile antiaereo spalleggiabile, il Fulgur, che sarà l’alternativa agli Stinger americani. E su input dello Stato maggiore ha seguito la nascita di droni d’attacco low cost in collaborazione con aziende medie della Penisola, in modo da essere autosufficienti negli apparati protagonisti delle guerre contemporanee.
In Leonardo adesso dovrà far decollare le joint venture avviate da Cingolani: quella sui mezzi corazzati con la tedesca Rheinmetall, quella sui grandi droni con la turca Baykar; quella sui satelliti con Airbus e Thales per creare un soggetto europeo dello spazio. E gestire l’iniziativa più impegnativa e costosa di sempre: il caccia di sesta generazione Tempest con Gran Bretagna e Giappone, l’unica filiera della tecnologia futura autonoma dagli Stati Uniti. Mariani sa perfettamente che le aziende del Vecchio Continente non sono in grado da sole di competere con i colossi degli States, sia quelli tradizionali come Lockheed Martin e Boeing, sia le nuove realtà californiane come Palantir e Anduril: gli accordi per i programmi strategici sono la strada obbligata per sopravvivere e crescere. Il tempo è più che mai il fattore fondamentale, scegliendo dove investire per arrivare primi: a partire dal potenziamento delle risorse di Leonardo nell’intelligenza artificiale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA