ROMA - Deluso, sì. Ma ancora combattivo. Sicuro di aver fatto bene. Di aver riportato fiducia dentro un gruppo che, progetto dopo progetto, è diventato un catalizzatore europeo. Convinto, ancora, di averlo messo al centro delle strategie internazionali sulla difesa, al punto da impensierire gli Stati Uniti. All’indomani della sostituzione per mano del governo, Roberto Cingolani non vuole uscire da Leonardo con la maglia dello sconfitto. Lo descrivono così alcuni dei manager più fidati, gli unici con cui si è sfogato fino in fondo dalla “sua” Genova, dove si è rifugiato da giovedì, il giorno in cui la lista del ministero dell’Economia ha certificato l’avvicendamento con Lorenzo Mariani.
È amareggiato l’ex direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia che, …
ROMA - Deluso, sì. Ma ancora combattivo. Sicuro di aver fatto bene. Di aver riportato fiducia dentro un gruppo che, progetto dopo progetto, è diventato un catalizzatore europeo. Convinto, ancora, di averlo messo al centro delle strategie internazionali sulla difesa, al punto da impensierire gli Stati Uniti. All’indomani della sostituzione per mano del governo, Roberto Cingolani non vuole uscire da Leonardo con la maglia dello sconfitto. Lo descrivono così alcuni dei manager più fidati, gli unici con cui si è sfogato fino in fondo dalla “sua” Genova, dove si è rifugiato da giovedì, il giorno in cui la lista del ministero dell’Economia ha certificato l’avvicendamento con Lorenzo Mariani.
È amareggiato l’ex direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia che, dopo l’esperienza da ministro dell’Ambiente nel governo Draghi, nel 2023 era stato portato alla guida di Leonardo da Giorgia Meloni, la stessa che ora ha deciso di non confermarlo. E però sarebbe pronto, con il piglio del tecnico, a presentare risultati «pazzeschi» alla riunione del consiglio di amministrazione del 5 maggio. L’ultimo atto di peso prima dell’assemblea che due giorni dopo certificherà la sua partenza. Destinazione ancora da decidere, ma nulla di sconvolgente – avrebbe spiegato – per chi, come lui, ha cambiato lavoro tante volte e fatto 27 traslochi passando per tre continenti.
Prima, appunto, guarda alle “prove” del cambio di passo della società. Gettano anche dubbi sulle ragioni che hanno portato palazzo Chigi a cambiare corso a piazza Monte Grappa. Come a dire: perché mandare via un amministratore delegato che – avrebbe aggiunto – è riuscito a portare 11mila dipendenti a reinvestire il proprio premio di produzione nell’acquisto di azioni del gruppo? Altro auto-interrogativo: la “cacciata” è compatibile con investimenti, come il Michelangelo Dome (lo scudo italiano anti-missili), per il quale – è la convinzione – ci sarebbero già decine di richieste? O forse – è il ragionamento – le motivazioni sono altre?
Ecco, la risposta all’ultimo quesito è un’altra certezza dell’ad in uscita. La fermezza è tutta nel confidare ai suoi fedelissimi che, con lui in sella, i partiti non hanno fatto incetta di posti e promozioni. Al contrario, la politica sarebbe rimasta alla porta. Lontana da una realtà che nel tempo si sarebbe «de-provincializzata», acquisendo una centralità inedita, fatta di «maggiore competitività e investimenti record». Più Europa, meno aria da palazzi romani. Forse è questo – recita l’analisi – che avrebbe dato fastidio alla destra al governo. Nello specifico al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.
La rottura dell’idillio con la presidente del Consiglio sarebbe arrivata al culmine di una serie di dissidi con il suo braccio destro. E ora che i giochi sono fatti, adesso che dietro la sua scrivania siederà l’ex condirettore generale Mariani, il timore di Cingolani è che ritorni «la vecchia Finmeccanica». Immagine plastica di una dimensione romano-centrica dove la postura militare conterebbe – è la tesi – più della visione. La conclusione: un danno per il Paese. È la stessa paura che ieri, nel day after del cambio ai vertici, animava gli umori delle prime file del gruppo. Molti c’erano ai tempi del tandem Cingolani-Mariani. Altri no. Tra i primi c’è chi aveva gradito l’uscita dell’allora condirettore generale. Tra gli altri c’è chi è diventato un fedelissimo di Cingolani. Ora si cambia. La nuova stagione di Leonardo parte tra veleni e dissapori.