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Caro energia, le stime di Confcommercio: per le famiglie conto da 1000 euro nel biennio

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli 

 

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L’analisi della congiuntura economia in apertura del 25° Forum a Villa Miani. Sangalli contro la “fiscocrazia” e il dumping contrattuale che frenano la crescita
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ROMA – Una “fiscocrazia” che comprime la crescita e gela i consumi, e che, unito alla riduzione della popolazione in grado di lavorare e con le competenze giuste condanna l’Italia alla stagnazione. Non si tratta solo della crisi in Iran: chiamandosi fuori dal coro Confcommercio, in apertura del 25° Forum a Villa Miani, preferisce puntare la lente sui problemi strutturali del Paese. Incluso il dumping contrattuale che, sottolinea il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, «fa perdere ai lavoratori 8.000 euro l’anno, riduce la qualità dell’occupazione e frena la crescita». E ai conti pubblici, calcola il direttore dell’ufficio studi Mariano Bella, sottrae circa 560 milioni l’anno in tasse e contributi.

L’analisi di Confcommercio si estende tuttavia anche agli effetti…

ROMA – Una “fiscocrazia” che comprime la crescita e gela i consumi, e che, unito alla riduzione della popolazione in grado di lavorare e con le competenze giuste condanna l’Italia alla stagnazione. Non si tratta solo della crisi in Iran: chiamandosi fuori dal coro Confcommercio, in apertura del 25° Forum a Villa Miani, preferisce puntare la lente sui problemi strutturali del Paese. Incluso il dumping contrattuale che, sottolinea il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, «fa perdere ai lavoratori 8.000 euro l’anno, riduce la qualità dell’occupazione e frena la crescita». E ai conti pubblici, calcola il direttore dell’ufficio studi Mariano Bella, sottrae circa 560 milioni l’anno in tasse e contributi.

L’analisi di Confcommercio si estende tuttavia anche agli effetti della guerra in Iran, calcolando che a causa dell’impatto dello shock nelle forniture di gas, petrolio, carburanti e materie prime le famiglie perderanno fino a 963 euro di potere d’acquisto in Italia nel biennio 2026-2027. Calano anche le stime di crescita, che nello scenario più negativo sono appena dello 0,3% per il 2026 e dello 0,4% per il 2027, con un'inflazione rispettivamente del 3,7;% e 3,5;% e la perdita di 25mila unità di lavoro nel 2027.

Il fisco comprime la crescita

«Quando la pressione fiscale supera il 38-39% comprime la crescita», rileva Mariano Bella, aggiungendo che il rallentamento del Pil italiano «non è imputabile agli shock internazionali», ma a «fattori strutturali interni» presenti da decenni. Dopo il boom economico, la crescita «è progressivamente crollata»: dal +4,7% del periodo 1966-1980 all'1,8% tra il 1981 e il 2007, fino allo zero dell'ultimo ventennio, mentre la pressione fiscale è salita dal 25,3% al 42,2%.

Il lavoro: includere donne e giovani

Ma anche la demografia gioca contro, impedendo alle imprese di trovare negli ultimi anni i lavoratori con le giuste competenze: il Paese ha perso circa 9 milioni di giovani under 30 rispetto agli anni '80, con effetti diretti sulla capacità produttiva. La leva principale per contrastare il declino è l'aumento della partecipazione femminile al lavoro: mancano all’appello 2, 9 milioni di donne che potrebbero lavorare, facendo arrivare il tasso di occupazione alla media europea. Accanto alla quantità, pesa sempre di più la qualità del lavoro: le competenze crescono meno della domanda delle imprese e l'obsolescenza professionale riduce la produttività e la capacità di adattamento del sistema economico.

Lavoro povero e dumping

Lavoro povero e dumping contrattuale rallentano la crescita e frenano i consumi, oltre a costituire una profonda ingiustizia, sottolinea Sangalli. «In questi ultimi giorni abbiamo registrato un maggior interesse del governo a dare giustamente una risposta al lavoro povero. Perché si è finalmente compreso che il fenomeno del dumping è una vera piaga sociale che deve essere risolta. Quindi, non è una battaglia di parte, ma una battaglia sociale che richiede il contributo di tutti. Non certo interventi unilaterali, calati dall'alto. E' inaccettabile tollerare che in un Paese civile ci sia spazio per contratti che pagano di meno i lavoratori, alterano la concorrenza e creano disparità tra imprese e tra lavoratori».

«Su un tema così delicato - conclude il presidente di Confcommercio - occorre con urgenza un confronto con il governo. La nostra parte, peraltro, la stiamo già facendo e in questi stessi giorni abbiamo intensificato gli incontri con i sindacati e le altre organizzazioni di impresa per rinnovare i modelli contrattuali».

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