Economia

Fmi rivede al ribasso la crescita dell’Italia: +0,5% nel 2026. Migliorano le stime sulla Russia

Fmi rivede al ribasso la crescita dell’Italia: +0,5% nel 2026. Migliorano le stime sulla Russia

Il rincaro delle materie prime avvantaggia Mosca, mentre peggiorano le prospettive in Europa e a livello mondiale

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MILANO – Le incertezze legate alla guerra in Medio Oriente non risparmiano l’Italia. Il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso la stima della crescita dell’economia tricolore, ferma a +0,5% nel 2026 e 2027, con cali dello 0,2% per ciascun anno rispetto alle previsioni di gennaio. Tagliate le proiezioni per il Pil mondiale (+3,1% quest’anno) e dell’Eurozona, con una crescita ridotta all’1,1% del 2026, mandando in fumo lo slancio di fine 2025 che “lascia il posto, nel tempo, all'impatto negativo del conflitto in Medio Oriente”.

Scenario al ribasso per mondo ed Eurozona

Le previsioni, mette nero su bianco il fondo, si basa sull’assunto che la guerra abbia “durata, intensità e portata limitate”, tali per cui le perturbazioni si attenuino entro metà 2026 e mantengano un aumento del 19% delle materie prime per l’intero anno. Nel World Economic Outlook, l’Fmi calcola un'inflazione al 4,4% nel 2026 (+0,7% sul Weo di ottobre) per poi scendere al 3,7% nel 2027. Il rischio, spiega, è la “più grande crisi energetica dei tempi moderni” con lo scenario peggiore di Pil globale al 2% e inflazione al 6%, pari a una postura recessiva.

Molti Paesi subiranno il colpo. Per la Germania le stime sono di +0,8% e +1,2%, con tagli dello 0,3% per ogni anno, per la Francia le limature saranno dello 0,1 e dello 0,3 per cento a +0,9% per entrambe le annate, la Spagna scivolerà a +2,1% e a +1,8% (con ribassi dello 0,2% e dello 0,1%), mentre la stima per la Gran Bretagna scivola dello 0,5 per cento sotto la soglia dell’uno a +0,8% nel 2026, per poi recuperare parzialmente nel 2027 a +1,3% (con un calo dello 0,2%).

Dopo un 2026 nero, l’Iran vedrà il rimbalzo nel 2027

Per i Paesi coinvolti nel conflitto, dice l’Fmi, gli effetti saranno più pesanti. Il Fondo ha tagliato la crescita 2026 dell’Iran del 7,2% rispetto a gennaio, a -6,1%, prevedendo però un rimbalzo post bellico dell’1,6% l’anno prossimo al 3,2%, in un contesto di inflazione pari al 68,9% e al 39,6%. Le stime sono state riviste al ribasso anche per Stati Uniti e Israele: l'economia americana crescerà del 2,3% quest'anno e del 2,1% il prossimo, contro il 2,1% del 2025, quella di Tel Aviv migliorerà del 3,5% quest'anno e al 4,4% nel prossimo, con dinamiche dei prezzi, rispettivamente al 2,3% e al 2,1%.

Per i Paesi del Golfo esportatori di materie prime, più direttamente colpiti, la diminuzione di produzione ed export implica una severa revisione al ribasso delle proiezioni di crescita del Pil per il 2026, a seconda dell'entità dei danni subiti dalle infrastrutture energetiche e di trasporto, nonché della dipendenza dallo Stretto di Hormuz e della disponibilità di rotte di esportazione alternative. Per tutte queste economie, l’Fmi prevede una ripresa della crescita nel 2027, sulla base dell'ipotesi che la produzione di energia e i trasporti si possano normalizzare nei prossimi mesi, un'ipotesi che potrebbe dover essere rivista se la durata del conflitto si prolungasse e l'entità dei danni subiti venisse rivalutata.

Stime migliorate per Russia e India

Qualcun altro, invece, non solo schiverà la pallottola, ma potrebbe pure trarne qualche beneficio. Il rincaro delle materie prime avvantaggia la Russia, spiega il Fondo, per cui la stima è di una maggiore crescita dello 0,3% nel 2026, all'1,1%. Lo slancio reggerà con un altro +1,1% anche nel prossimo anno. Il secondo vincitore sarà l’India: la crescita di New Delhi è prevista al 6,5% (+0,1% sui dati del Weo di gennaio), grazie al “forte andamento del 2025 e alla riduzione dei dazi Usa” sui prodotti indiani (dal 50 al 10%), compensando l'impatto negativo della guerra. L'ultima versione del World economic outlook accredita l'India di un +6,5% anche per il 2027.

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