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Cibo, trasporti e casa si mangiano due terzi della spesa delle famiglie. Così cambiano i consumi

Le difficoltà economiche degli ultimi anni si riflettono in un ripiegamento della spesa delle famiglie sui beni necessari 

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Nel rapporto Istat emerge che sono cresciuti di 5 volte rispetto agli anni Cinquanta, e il Pil pro capite di 12 dal 1861. Ma peggiora il gap con il Mezzogiorno e gli ultimi anni sono di “crisi”
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ROMA – Una grande corsa partita dall’Unità d’Italia e accelerata a partire dagli anni Cinquanta, e un ripiegamento che ci sta riportando a concentrare i due terzi della spesa in consumi di cui non si può fare a meno, dagli alimentari alla casa. I consumi delle famiglie sono raddoppiati dall’unità d’Italia fino agli anni Cinquanta. In seguito, con il boom economico, si registra una forte accelerazione, che li moltiplica per cinque. Dal report diffuso oggi dall’Istat “I consumi cambiano insieme al Paese” emergono anche le trasformazioni: i primi acquisti di automobili, la “terziarizzazione” della spesa, che a partire dagli anni Cinquanta destina una quota sempre maggiore ai servizi, e non più solo ai beni. E il ripiegamento degli ultimi dieci anni, quando le difficoltà economiche ci hanno spinto a tornare a destinare una quota ben superiore rispetto a quella di altri Paesi europei alle spese necessarie.

Tra il 1861 e 2025, il Pil pro capite in termini reali è aumentato di oltre 12 volte…

ROMA – Una grande corsa partita dall’Unità d’Italia e accelerata a partire dagli anni Cinquanta, e un ripiegamento che ci sta riportando a concentrare i due terzi della spesa in consumi di cui non si può fare a meno, dagli alimentari alla casa. I consumi delle famiglie sono raddoppiati dall’unità d’Italia fino agli anni Cinquanta. In seguito, con il boom economico, si registra una forte accelerazione, che li moltiplica per cinque. Dal report diffuso oggi dall’Istat “I consumi cambiano insieme al Paese” emergono anche le trasformazioni: i primi acquisti di automobili, la “terziarizzazione” della spesa, che a partire dagli anni Cinquanta destina una quota sempre maggiore ai servizi, e non più solo ai beni. E il ripiegamento degli ultimi dieci anni, quando le difficoltà economiche ci hanno spinto a tornare a destinare una quota ben superiore rispetto a quella di altri Paesi europei alle spese necessarie.

Tra il 1861 e 2025, il Pil pro capite in termini reali è aumentato di oltre 12 volte, con una crescita non uniforme nel tempo: fino alla metà del Novecento il suo valore è poco più che raddoppiato, mentre tra il 1951 e oggi l'incremento è stato pari a circa sei volte, con una stagnazione nell'ultimo ventennio.

Il confronto con gli altri Paesi

Nel confronto attuale con le altre maggiori economie europee, purtroppo possibile solo per il 2020 spiega l’Istat (si tratta di un confronto quinquennale, e ancora non è disponibile quello più recente), in Italia oltre i due terzi della spesa delle famiglie era relativamente più concentrata nelle tre voci principali rappresentate dall’abitazione, dai prodotti alimentari e dai trasporti.

In Spagna (dove la struttura dei consumi è relativamente simile) la quota di spese obbligate si ferma invece al 63%, e in Francia e Germania cumulavano solo il 56%, compendiando quote più ridotte per alimentari e abitazione e più consistenti per i trasporti. Le famiglie francesi, e soprattutto tedesche, destinavano invece una fetta più rilevante del proprio bilancio a ricreazione, spettacoli e cultura, servizi ricettivi e di ristorazione, mobili, articoli e servizi per la casa, abbigliamento e calzature.

La spesa sanitaria

Al di là del confronto con gli altri Paesi, è anche guardando alla tipologia di spesa che emergono gli enormi passi in avanti compiuti dalla seconda metà del secolo scorso a oggi, e il ripiegamento degli ultimi dieci anni. A cominciare dalla spesa per la salute, che quando è stato istituito il Servizio Sanitario nazionale, tra il 1978 e il 1980, si è ridotta dal 3,9 all’1,3% del totale. Tuttavia, nei decenni seguenti, per la progressiva introduzione dei ticket, l’invecchiamento della popolazione e la maggior attenzione alle cure, ma anche i tagli decisi di volta in volta dalle varie leggi di Bilancio, la quota è risalita, fino a circa il 4% attuale.

Peggiorato il gap con il Mezzogiorno

Evoluzione e involuzione anche per il gap tra il Mezzogiorno e il resto del Paese: negli anni Cinquanta, le famiglie del Mezzogiorno spendevano il 12% in meno della media nazionale, e ai consumi di beni alimentari, bevande e tabacchi, prodotti tessili e articoli igienico sanitari destinavano quote di spesa più elevate rispetto al resto del Paese. Oggi, in termini monetari, le famiglie del Mezzogiorno spendono il 20% in meno della media nazionale, e più di un quarto della loro spesa continua a essere destinato ad alimentari, bevande e tabacchi, contro circa il 19% nel Centro-Nord.

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