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Il petrolio crolla, il gas pure. La svolta su Hormuz mette le ali alle Borse

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Con la riapertura dello Stretto Brent e Wti hanno perso in un giorno circa il 10%. Gli investitori tornano a scommettere sugli asset più rischiosi come le criptovalute. Cala lo spread
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ROMA – La «completa riapertura» dello Stretto di Hormuz, parola dell’Iran, fa crollare i prezzi di gas e petrolio e manda in visibilio le già ottimiste Borse globali, ora ancora più convinte che la crisi in Medio Oriente possa risolversi a breve e in termini soddisfacenti. Ieri sia il Brent, il greggio del mare del Nord, che il Wti, la varietà americana, sono scesi di circa il 10%. Il primo è tornato a 90 dollari al barile, il secondo addirittura a 83, livelli che non si vedevano dai primi giorni di conflitto. Decisa correzione anche per il metano, che alla Borsa europea di Amsterdam ritraccia sotto i 40 euro al megawattora (-9,5%), ai minimi da febbraio. Da Hormuz passa un quarto degli idrocarburi globali, la produzione dei Paesi del Golfo che nell’ultimo mese e mezzo è venuta a mancare ma che adesso si scommette possa tornare sui mercati entro qualche settimana, scongiurando gli scenari più nefasti da shock energetico.

ROMA – La «completa riapertura» dello Stretto di Hormuz, parola dell’Iran, fa crollare i prezzi di gas e petrolio e manda in visibilio le già ottimiste Borse globali, ora ancora più convinte che la crisi in Medio Oriente possa risolversi a breve e in termini soddisfacenti. Ieri sia il Brent, il greggio del mare del Nord, che il Wti, la varietà americana, sono scesi di circa il 10%. Il primo è tornato a 90 dollari al barile, il secondo addirittura a 83, livelli che non si vedevano dai primi giorni di conflitto. Decisa correzione anche per il metano, che alla Borsa europea di Amsterdam ritraccia sotto i 40 euro al megawattora (-9,5%), ai minimi da febbraio. Da Hormuz passa un quarto degli idrocarburi globali, la produzione dei Paesi del Golfo che nell’ultimo mese e mezzo è venuta a mancare ma che adesso si scommette possa tornare sui mercati entro qualche settimana, scongiurando gli scenari più nefasti da shock energetico.

Le incognite che restano

I prezzi restano comunque al di sopra di quelli pre-guerra, riflettendo le ancora notevoli incognite sulla strada di un ritorno alla normalità. La riapertura dello Stretto annunciata da Teheran per il momento durerà dieci giorni, come la tregua tra Israele e Libano, poi si vedrà. Come si vedrà se e quante compagnie di navigazione ricominceranno a far uscire e soprattutto a far entrare le loro navi nel Golfo in questa fase. Prima del conflitto transitavano da Hormuz tra le 100 e le 150 imbarcazioni al giorno, ridotte nelle ultime settimane a una manciata dopo che le minacce di Teheran hanno reso il rischio di navigazione troppo elevato per armatori e assicuratori.

Borse euforiche

Chi sembra aver già prezzato una pace imminente sono le Borse. Quelle europee hanno chiuso tutte con forti rialzi. Milano ha guadagnato l’1,75%, tornando su livelli che non si vedevano dal lontano 2000. Mentre Wall Street ha proseguito la corsa cominciata da inizio aprile, con gli indici S&P e il tecnologico Nasdaq entrambi a nuovi massimi storici. Gli investitori tornano a scommettere sugli attivi più rischiosi come il bitcoin. Mentre calano i rendimenti dei titoli di Stato: il nostro Btp a 10 anni, il cui tasso nei giorni scorsi aveva superato il 4%, è sceso ieri al 3,68%, con lo spread ridotto da 79 a 72 punti base.

Lo scenario ottimistico

In sostanza gli ultimi sviluppi rendono più probabile il verificarsi dello scenario più ottimistico di previsori ed analisti, quello secondo cui le operazioni militari potrebbero arrestarsi e i flussi di idrocarburi e prodotti derivati ripartire entro giugno (al netto degli impianti danneggiati e da riparare, come quelli del Qatar), scongiurando la necessità di razionamenti e iniziando a far progressivamente rientrare i prezzi. L’effetto sull’inflazione sarebbe comunque percepibile ma più limitato del tempo, togliendo pressione sia ai governi che ai banchieri centrali, e quello sulla crescita gestibile. Ma tutto questo dipende, oltre che dalla tenuta della tregua, anche da una soluzione per Hormuz che garantisca agli operatori un sufficiente grado di certezza.

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