✕

Allo Stato Spa una maxi torta di 4,3 miliardi dalle grandi partecipate nell’anno delle nomine

(ansa)

Ascolta l'audio

Aumentano le cedole per il 2026, suddivise tra Tesoro e Cdp. Le erogazioni più corpose arrivano dalle big Enel, Eni e Poste (i cui tre ad sono appena stati confermati)
3 minuti di lettura

Un bottino da 4,3 miliardi: entrerà nelle casse statali grazie ai dividendi del 2026, in fase di approvazione da parte delle assemblee degli azionisti, distribuiti dalle grandi partecipate quotate in Borsa. Tale torta, più ghiotta di quella del 2025 sia per risultati finanziari in molti casi in crescita sia perché il 2026 è un anno di nomine, finirà in buona parte direttamente al ministero dell’Economia, per quasi 2 miliardi (1.963 milioni). Alla Cassa depositi e prestiti (Cdp), per oltre l’80% in mano al Tesoro, andranno invece poco più di 1,6 miliardi mentre 670 milioni prenderanno la via di Cdp Reti, partecipata con la maggioranza del 59,1% dalla stessa Cdp e con il 35% dal gruppo State Grid Corporation of China.

La cedola più rotonda è quella targata Enel, che per il 2026 vale in tutto 0,49 euro ad azione, in crescita rispetto ai 47 centesimi dell’anno precedente e anticipata dall’acconto di 0,23 euro erogato a gennaio. In altri termini, condurrà 1,18 miliardi nelle casse di Via X…

Un bottino da 4,3 miliardi: entrerà nelle casse statali grazie ai dividendi del 2026, in fase di approvazione da parte delle assemblee degli azionisti, distribuiti dalle grandi partecipate quotate in Borsa. Tale torta, più ghiotta di quella del 2025 sia per risultati finanziari in molti casi in crescita sia perché il 2026 è un anno di nomine, finirà in buona parte direttamente al ministero dell’Economia, per quasi 2 miliardi (1.963 milioni). Alla Cassa depositi e prestiti (Cdp), per oltre l’80% in mano al Tesoro, andranno invece poco più di 1,6 miliardi mentre 670 milioni prenderanno la via di Cdp Reti, partecipata con la maggioranza del 59,1% dalla stessa Cdp e con il 35% dal gruppo State Grid Corporation of China.

La cedola più rotonda è quella targata Enel, che per il 2026 vale in tutto 0,49 euro ad azione, in crescita rispetto ai 47 centesimi dell’anno precedente e anticipata dall’acconto di 0,23 euro erogato a gennaio. In altri termini, condurrà 1,18 miliardi nelle casse di Via XX Settembre la quota diretta del 23,6% nella società dell’energia, al cui vertice è appena stato confermato il tandem composto dall’ad Flavio Cattaneo e dal presidente Paolo Scaroni.

Da Eni, dove Claudio Descalzi resterà alla guida mentre alla presidenza è attesa la new entry Giuseppina Di Foggia, arriveranno in tutto 1,1 miliardi, suddivisi in 1.030 milioni alla Cdp e in 72 milioni al Mef. Il colosso petrolifero ha annunciato per il 2026 un dividendo annuo di 1,10 euro per azione, in aumento del 5% rispetto a quello del 2025 e che sarà distribuito a partire da settembre, come al solito in quattro tranche. Nei giorni scorsi, poi, l’ad Descalzi ha prospettato ai soci una cedola straordinaria in «scenari di prezzo del greggio particolarmente elevati», tra i quali è contemplato il petrolio sopra 90 dollari al barile (livello spesso toccato ultimamente con il conflitto mediorientale). Dalla quota in Saipem, le cui azioni pure tendono a seguire i movimenti dell’oro nero, la Cdp si prepara invece a ricevere dividendi per 43 milioni.

Alle Poste Italiane restano in carica sia l’amministratore delegato Matteo Del Fante sia la presidente Silvia Rovere. Il dividendo, che sarà pagato in saldo a giugno dopo l’acconto dello scorso novembre, sale da 1,08 a 1,25 euro per azione. Questo si traduce in un doppio “assegno”, da 478 milioni per il ministero dell’Economia, al 29,3% del capitale, e da 571 milioni per la Cdp, al 35 per cento. Sembra per ora essere finita nel dimenticatoio l’operazione del 2024, poi all’ultimo momento saltata, con la quale il Tesoro intendeva cedere una quota del 14% del capitale delle Poste. Intanto, nell’ultimo anno, il gruppo, che di recente ha lanciato un’offerta pubblica su Tim, ha guadagnato un altro 35% a Piazza Affari.

Se sulla cessione di un pacchetto delle Poste aleggia un punto interrogativo, sembra esserci un po’ più di chiarezza circa la quota residua pari al 4,9% del Mef in Banca Mps. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla fine di febbraio aveva spiegato: «La partecipazione non ci dà la possibilità di esercitare un’influenza significativa sulla governance. Il ruolo del governo è terminato». Parole che lasciano presagire un’uscita del socio pubblico dal capitale. Intanto, da quella quota residua in Mps il Mef si appresta a incassare 127 milioni, grazie al dividendo di 86 centesimi che l’istituto senese staccherà a maggio.

I dividendi delle società partecipate pubbliche quotate sul Ftse Mib

Tra le partecipate quotate sul listino principale di Piazza Affari non si può dimenticare Leonardo, le cui azioni sono cresciute del 30% negli ultimi 12 mesi, favorite anche dalla corsa al riarmo. Il dividendo per il 2026 è passato da 52 a 63 centesimi per azione, il che si traduce in 110 milioni di denaro fresco in arrivo a giugno nelle casse del Mef, proprietario di una quota del 30,2% del capitale. Qui, in un quadro geopolitico delicato dove un’azienda della difesa come la ex Finmeccanica assume un ruolo cruciale, il governo ha preferito optare per una discontinuità al vertice: Lorenzo Mariani si prepara così a prendere il posto del numero uno Roberto Cingolani, che era stato scelto come ad sempre dall’esecutivo Meloni tre anni fa.

L’altra grande novità di questa tornata di nomine è lo sbarco in Terna come ad di Pasqualino Monti, in arrivo dall’Enav al posto di Di Foggia, come visto designata alla presidenza dell’Eni. Siccome per il 2026 la società che gestisce la rete elettrica ha annunciato un dividendo di 39,62 centesimi, l’azionista al 29,9% Cdp Reti riceverà 238 milioni. La stessa cassaforte italo-cinese otterrà 318 milioni dalla quota in Snam, dove un anno fa si è insediato il nuovo ad Agostino Scornajenchi, e 114 milioni da quella in Italgas, alla cui guida nel 2025 è stato confermato Paolo Gallo.

Un’altra cassaforte, questa volta partecipata pariteticamente dallo Stato italiano e da quello francese, incasserà 90,2 milioni di dollari dai dividendi legati alla quota del 27,5% in Stmicroelectronics. La società di chip ha, infatti, annunciato una cedola da 0,36 dollari ad azione da distribuire in quattro soluzioni. A proposito di nomine, nei mesi scorsi non sono state poche le frizioni tra Roma e Parigi intorno al ceo di St Jean-Marc Chery, che gli italiani vorrebbero cambiare e il cui mandato scadrà tra un anno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti