ROMA – La “sentenza” di Eurostat è arrivata: il deficit dell’Italia per il 2025 è ufficialmente stimato al 3,1% del Pil. Il dato, che ricalca quanto già notificato dall'Istat, segna un miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, ma non basta a invertire il destino del Paese. Con questo valore, infatti, sfuma l’ipotesi di un’uscita anticipata dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, il cui esame è atteso a inizio giugno nell’ambito del Semestre europeo.
Il nodo del 3% e la “trappola” degli arrotondamenti
Sebbene i numeri mostrino un indebitamento netto di 69.381 milioni di euro su un Pil di 2.258 miliardi — calcolo che porterebbe il rapporto a un incoraggiante 3,07% — le severe norme di notifica dell’Unione europea impongono l’arrotondamento al primo d…
ROMA – La “sentenza” di Eurostat è arrivata: il deficit dell’Italia per il 2025 è ufficialmente stimato al 3,1% del Pil. Il dato, che ricalca quanto già notificato dall'Istat, segna un miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, ma non basta a invertire il destino del Paese. Con questo valore, infatti, sfuma l’ipotesi di un’uscita anticipata dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, il cui esame è atteso a inizio giugno nell’ambito del Semestre europeo.
Il nodo del 3% e la “trappola” degli arrotondamenti
Sebbene i numeri mostrino un indebitamento netto di 69.381 milioni di euro su un Pil di 2.258 miliardi — calcolo che porterebbe il rapporto a un incoraggiante 3,07% — le severe norme di notifica dell’Unione europea impongono l’arrotondamento al primo decimale. Il risultato è quel 3,1% che condanna l’Italia a restare nella “lista nera” dei Paesi sopra il tetto di Maastricht.
Per la Commissione Ue, l’uscita dalla procedura richiede un rientro certificato e duraturo sotto la soglia del 3%. Fermandosi a un solo decimale dall’obiettivo, l’Italia dovrà ora attendere il consuntivo del 2026 (previsto dal governo al 2,8-2,9%) per sperare in un addio alla sorveglianza speciale, con ogni probabilità non prima del 2027.
Debito in risalita: pesa l’eredità dei bonus
Accanto al deficit, preoccupa la traiettoria del debito pubblico. Secondo la notifica Istat, il rapporto debito/Pil è salito al 137,1% (3.095,9 miliardi di euro), in aumento rispetto al 134,7% del 2024. Su questo incremento pesano oltre 51 miliardi di euro di aggiustamenti legati all’impatto contabile dei crediti d’imposta (non solo quelli edilizi del Superbonus, ma anche Transizione 5.0).
Nonostante un avanzo primario positivo dello 0,8% (segno che lo Stato incassa più di quanto spende, al netto degli interessi), il costo del debito rimane una zavorra: la spesa per interessi è costata alle casse pubbliche 87,1 miliardi di euro, pari al 3,9% del Pil.
Approvato il Dfp
Il Documento di finanza Pubblica (Dfp) appena approvato dal Consiglio dei ministri certifica un quadro più rigido rispetto alle stime dello scorso ottobre. Il governo ha rivisto al rialzo la traiettoria del deficit, che dopo il 3,1% del 2025 dovrebbe scendere al 2,9% nel 2026 e al 2,8% nel 2027.
Parallelamente, il debito pubblico è previsto in risalita costante, toccando il picco del 138,6% nel 2026 prima di una lievissima flessione negli anni successivi. A pesare su questa dinamica è soprattutto l’eredità del Superbonus, che graverà sui conti per 40 miliardi di euro nel 2026 e altri 20 miliardi nel 2027.
Una “zavorra” senza la quale, come sottolineato dal ministro Giorgetti, il debito sarebbe già su un sentiero discendente. Anche le stime di crescita del Pil sono state ritoccate al ribasso, fissandosi allo 0,6% per il biennio 2026-2027 (la precedente stima era +0,7%), un dato che risente delle forti incertezze geopolitiche e dello shock energetico globale.