Conti, restiamo in infrazione. Giorgetti sfida Bruxelles sul deficit: “Scostamento anche da soli”
di Valentina ConteGiancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia
(lapresse)ROMA – Sognava il miracolo, il ministro Giancarlo Giorgetti. Non c’è stato. Il deficit dell’anno scorso non è sceso sotto la fatidica soglia del 3% rispetto al Pil, chiudendo a 3,1% e lasciando l’Italia nella procedura Ue per disavanzo eccessivo. Ma il titolare dell’Economia non ne fa un dramma. «Non dopo il 28 febbraio», l’inizio della guerra in Iran. Ora c’è uno shock energetico da gestire, anche a costo di nuovo deficit: «Non escludo di muoverci da soli sullo scostamento. Se fai il medico in un ospedale da campo e arrivano feriti, non puoi limitarti a dare l’aspirina». Messaggio diretto a Bruxelles.
Il Superbonus e la statistica
Il verdetto sul deficit è arrivato in tarda mattinata, ieri. Sigillato da Istat ed Eurostat. Per i puristi sarebbe un 3,07%.…
ROMA – Sognava il miracolo, il ministro Giancarlo Giorgetti. Non c’è stato. Il deficit dell’anno scorso non è sceso sotto la fatidica soglia del 3% rispetto al Pil, chiudendo a 3,1% e lasciando l’Italia nella procedura Ue per disavanzo eccessivo. Ma il titolare dell’Economia non ne fa un dramma. «Non dopo il 28 febbraio», l’inizio della guerra in Iran. Ora c’è uno shock energetico da gestire, anche a costo di nuovo deficit: «Non escludo di muoverci da soli sullo scostamento. Se fai il medico in un ospedale da campo e arrivano feriti, non puoi limitarti a dare l’aspirina». Messaggio diretto a Bruxelles.
Il Superbonus e la statistica
Il verdetto sul deficit è arrivato in tarda mattinata, ieri. Sigillato da Istat ed Eurostat. Per i puristi sarebbe un 3,07%. Per scendere a un salvifico 2,95% e uscire dalla “lista nera” non servivano pochi spiccioli, ma 2,8 miliardi. Una missione complicata, a causa della «coda infinita del Superbonus, ma non voglio fare polemiche». Giorgetti ha il suo colpevole: «Sono arrivate una montagna di fatture a dicembre, la Guardia di finanza le sta controllando una per una e sono state riscontrate moltissime anomalie».
Poi una stoccata agli statistici di casa e fuori, citando l’aforisma calcistico più famoso, quello di Vujadin Boskov: «Rigore è quando l’arbitro fischia. L’arbitro ha deciso così, queste sono le regole del gioco. C’è chi esulta pure per la nazionale italiana fuori dai Mondiali. Capisco quindi che c’è chi tifa per l’arbitro anche sui conti. Siamo un Paese fatto così, altrove non avviene».
Il nuovo quadro dei conti pubblici
I numeri del nuovo Documento di finanza pubblica – il Dfp erede del Def – approvato dal Consiglio dei ministri di ieri fotografano un’Italia che deve remare controcorrente. È un quadro “tendenziale”, la realtà cruda senza i correttivi della prossima manovra.
La crescita del Pil rallenta un po’ allo 0,6% per i prossimi due anni (era 0,7 e 0,8), mentre il debito pubblico risale sopra il 138% del Pil fino al 2028. Senza il peso del Superbonus — «40 miliardi nel 2026 e 20 nel 2027» — «il debito sarebbe già in discesa», insiste Giorgetti. Il deficit si sgonfia: dal 2,9% di quest’anno al 2,5 del 2028.
Ma la vera spia rossa riguarda la “spesa netta”, il nuovo termometro del Patto di stabilità: l’Italia chiude il quinquennio al 5,4% di spesa pubblica in più, quasi un punto sopra il limite concordato con Bruxelles. «Viviamo in circostanze eccezionali. Le previsioni di oggi sono forse da aggiornare già nelle prossime settimane», mette le mani avanti Giorgetti.
Le deroghe per la difesa e i costi energetici
Non è questo certo il momento dei tagli. Anzi. «Servono decisioni politiche a brevissimo. Deroghe non solo per la difesa, ma anche per lo shock energetico», scandisce. In realtà, la clausola sulle spese militari extra deficit si può attivare anche se siamo sopra il 3%. Ma «per ora queste spese non sono in bilancio», ricorda Giorgetti perché vincolate da una risoluzione parlamentare che legava i fondi all’uscita dalla procedura. «Vedremo la prossima risoluzione cosa indicherà», avverte.
Il nemico numero uno oggi è l’energia, che morde un Paese ancora manifatturiero. «L’Italia è un Paese industriale, con il 20% di imprese energy intensive. Certi Paesi in Ue l’industria nemmeno sanno cos’è e ritengono questo un problema banale. Noi e la Germania pensiamo sia serio».
La tassa sugli extraprofitti, lo sconto per gli autotrasportatori e il piano casa
Per finanziare lo shock, Giorgetti pensava, con tedeschi e spagnoli, a una «tassazione eccezionale» sulle compagnie energetiche, ma l’Europa ha alzato il muro sugli extraprofitti. Così, mentre i dossier si accumulano — dalle accise in scadenza il Primo maggio («Priorità assoluta è tamponare gli oneri degli autotrasportatori per evitare rincari al supermercato») al Piano casa («Risorse non toccate dal Dfp») — il ministro chiede a Bruxelles un cambio di passo.
«Non deroghe, ma bisogna essere pronti e flessibili. Non rilassati, ma flessibili». A chi gli chiede cosa aspettarsi dalla prossima manovra, Giorgetti ironizza: «Chiedetelo a Trump». E intanto «chi sta nello Stato maggiore ha problemi diversi». Mentre lui, nell’ospedale da campo, deve decidere a chi dare l’ossigeno.