Ocse, allarme crescita per l’Italia: “Ridurre il debito, investire nei giovani e nella transizione”
di Filippo SantelliROMA – L’Italia ha di fronte a sè prospettive di crescita “modeste”. Non solo per quest’anno e il prossimo, come ormai riconosciuto anche dal governo nel Documento finanziario programmatico, ma anche e soprattutto nel medio e lungo termine. L’allarme, viene dall’Ocse, in uno studio a tutto tondo sul nostro Paese che mostra come a dispetto della resilienza mostrata di fronte agli shock degli ultimi anni e di un non ben precisato “slancio riformatore” creato dal Pnrr, avverte che i ritardi strutturali sono ancora tutti lì e saranno aggravati dal trend secolare di invecchiamento della popolazione. Dal debito pubblico “elevato e destinato ancora a salire” alla scarsa partecipazione dei giovani al mercato del lavoro, dalla lentezza della transizione energetica ai bassi tassi di innovazione. Morale? Per l’Ocse serve un percorso di lungo periodo a base di “riforme ambiziose”, per aumentare la crescita, e un “significativo aggiustamento fiscale” per ridurre il debito.
ROMA – L’Italia ha di fronte a sè prospettive di crescita “modeste”. Non solo per quest’anno e il prossimo, come ormai riconosciuto anche dal governo nel Documento finanziario programmatico, ma anche e soprattutto nel medio e lungo termine. L’allarme, viene dall’Ocse, in uno studio a tutto tondo sul nostro Paese che mostra come a dispetto della resilienza mostrata di fronte agli shock degli ultimi anni e di un non ben precisato “slancio riformatore” creato dal Pnrr, avverte che i ritardi strutturali sono ancora tutti lì e saranno aggravati dal trend secolare di invecchiamento della popolazione. Dal debito pubblico “elevato e destinato ancora a salire” alla scarsa partecipazione dei giovani al mercato del lavoro, dalla lentezza della transizione energetica ai bassi tassi di innovazione. Morale? Per l’Ocse serve un percorso di lungo periodo a base di “riforme ambiziose”, per aumentare la crescita, e un “significativo aggiustamento fiscale” per ridurre il debito.
Debito crescente
Tra tutti i previsori, l’Ocse è quello più pessimista sull’Italia, avendo fissato le attese di crescita allo 0,4% quest’anno (tre decimi sotto quelle del governo) e segnalando i significativi rischi al ribasso creati dal conflitto in Medio Oriente. Lo studio presentato giovedì però ha l’obiettivo di allungare l’orizzonte e qui le prospettive per il nostro Paese si rivelano ancora più fragili. Nonostante l’impegno del governo Meloni per stabilizzare i conti pubblici infatti, per l’Organizzazione il nostro debito è ancora “elevato e destinato a salire nei prossimi anni”, considerata la crescente pressione sulla spesa determinata dalla demografia e dagli investimenti in difesa. Uno dei grafici del rapporto mostra che con l’attuale struttura fiscale e di spesa arriverà al 190% del Pil nel 2050.
Servono insomma “notevoli sforzi per portarlo su un percorso più sostenibile”, scrive l’Ocse, con un “significativo aggiustamento fiscale”. L’Italia deve ridurre la spesa pensionistica, non solo mantenendo il legame degli assegni con l’aspettativa di vita ma anche rivedendo quelli non proporzionati ai contributi versati, attuare una revisione complessiva della spesa (la famosa, più volte tentata e mai attuata, spending review), combattere l’evasione fiscale – con un “divario di riscossione” che si registra “soprattutto tra gli autonomi” – e attuare una riforma delle tasse complessiva, che aumenti l’imposizione su immobili, investimenti finanziari ed eredità e tagli quella sul lavoro, in particolare per i redditi più bassi.
Non è un Paese per giovani
Nonostante l’aumento dell’occupazione registrato negli ultimi anni, i dati sui giovani restano tra i peggiori dei Paesi avanzati, con un numero di Neet (né istruzione né lavoro) superiore solo a quello di Turchia e Messico. E’ una parte secondo l’Ocse di un problema più complessivo che riguarda la capacità del nostro sistema economico di offrire opportunità alle nuove generazioni: “I salari relativamente bassi, l’elevata incidenza dei contratti a tempo determinato e aspettative di crescita salariale modeste e di progressione di carriera lenta spingono molti giovani italiani a emigrare”, si legge. Le ricette sono note e largamente inattuate: migliorare la transizione tra scuola e lavoro, investire nella formazione tecnica avanzata, aumentare i ritorni (in termini di salario e carriera) della formazione universitaria, ridurre le residue rigidità nel mercato del lavoro, che ad anni di distanza dalle discusse riforme del Jobs Act resta tra i più ingessati d’Europa per quel che riguarda i costi di licenziamento per le imprese.
Rinnovabili e innovazione
Un problema strutturale che la guerra in Medio Oriente ha riportato in primo piano è l’energia, con un’Italia che resta dipendente da gas e petrolio, fonti più care ed esposte a rischi geopolitici. Tanto per la sicurezza che per la competitività è necessario secondo l’Ocse “abbandonare i combustibili fossili importati” e accelerare gli investimenti nelle infrastrutture rinnovabili, dalla produzione alle reti, visto che il ritmo attuale non è sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi nazionali (e in ulteriore rallentamento). Infine, lo studio dell’Organizzazione affronta l’annoso tema della produttività stagnante, legandolo all’enorme incidenza che nel nostro Paese hanno le piccole e medie imprese, meno propense ad investire e con meno competenze manageriali. Quel che serve sono semplificazioni burocratiche e fiscali per favorire la crescita dimensionale, ma anche un potenziamento del sostengo a ricerca e sviluppo, concentrando lì i sostegni alle aziende oggi sparsi tra mille diversi rivoli.