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Ritardi aerei, la Cassazione stringe sul meteo: “Non basta invocare il maltempo, va provato”

(afp)

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L’ordinanza n. 9002/2026 impone alle compagnie di dimostrare in modo concreto l’impatto delle cattive condizioni meteorologiche sui voli. Dalle nebbie agli eventi estremi, ecco cosa cambia davvero per i passeggeri tra “circostanze eccezionali” e diritti all’assistenza
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Rimborso o riprotezione su un altro volo, assistenza in aeroporto con pasti, bevande e, se serve, albergo, oltre alla compensazione economica fino a 600 euro nei casi previsti: i diritti dei passeggeri aerei nell’Unione europea sono ormai da tempo consolidati e definiti dal Regolamento (CE) n. 261/2004. Uno dei terreni più controversi resta però quello delle cosiddette “circostanze eccezionali”, in particolare relative alle condizioni meteorologiche, spesso invocate per negare i risarcimenti. La novità è che sul punto è appena intervenuta la Corte Suprema di Cassazione, restringendo questa possibilità e imponendo alle compagnie un onere probatorio molto più rigoroso.

Il maltempo basta a negare la compensazione?

No. Con l’ordinanza n. 9002/2026, …

Rimborso o riprotezione su un altro volo, assistenza in aeroporto con pasti, bevande e, se serve, albergo, oltre alla compensazione economica fino a 600 euro nei casi previsti: i diritti dei passeggeri aerei nell’Unione europea sono ormai da tempo consolidati e definiti dal Regolamento (CE) n. 261/2004. Uno dei terreni più controversi resta però quello delle cosiddette “circostanze eccezionali”, in particolare relative alle condizioni meteorologiche, spesso invocate per negare i risarcimenti. La novità è che sul punto è appena intervenuta la Corte Suprema di Cassazione, restringendo questa possibilità e imponendo alle compagnie un onere probatorio molto più rigoroso.

Il maltempo basta a negare la compensazione?

No. Con l’ordinanza n. 9002/2026, pubblicata il 9 aprile, la Corte Suprema di Cassazione ha chiarito che il meteo non è una giustificazione automatica. Per evitare di pagare la compensazione prevista dal Regolamento europeo n. 261/2004 le compagnie devono dimostrare sia l’esistenza reale dell’evento eccezionale che di aver fatto tutto il possibile per evitarne gli effetti. Il riferimento generico a nebbia o tempeste non basta più. L’Ordinanza trae origine da un vecchio volo Ryanair da Cracovia a Bergamo del 9 settembre 2018 arrivato con oltre tre ore di ritardo e dalla richiesta del passeggero dei 250 euro previsti dalle normative europee per ritardi superiori alle tre ore, e lancia un messaggio chiaro ai vettori in tutta Europa: richiamarsi a nebbia, tempeste o maltempo è un punto di partenza non una ragione automatica per rifiutare la compensazione economica.

Cosa era successo nel caso della sentenza?

Ryanair aveva sostenuto che la nebbia mattutina all’aeroporto di Cracovia avesse provocato una catena di ritardi a cascata che avrebbe investito anche un volo pomeridiano, quello oggetto di causa. Il Giudice di Pace e il Tribunale di Bergamo in sede di appello avevano entrambi accolto questa spiegazione. La corte suprema italiana l’ha rigettata, rinviando la sentenza a Bergamo in altra composizione. La Cassazione ha infatti ribadito che le compagnie aeree che chiedono di essere esonerate dalla compensazione ai sensi del Regolamento UE 261/2004 devono superare un test a due requisiti, e devono soddisfarli entrambi. Questi sono l’effettiva esistenza di una circostanza eccezionale e l’adozione a parte del vettore di tutte le misure ragionevoli per evitare o ridurre al minimo il ritardo. “La Corte – ricorda in una nota la piattaforma AirAdvisor - ha sottolineato un dettaglio di fatto determinante: la nebbia si era diradata intorno alle 9:30 del mattino. Il volo ritardato era programmato per il pomeriggio. L’’effetto a cascata’ invocato da Ryanair era stato dato per presupposto dai giudici di merito, non provato. Questa distinzione, ha affermato la Corte Suprema, è decisiva”.

Cosa significa, in concreto, “provare” il meteo?

Serve la tracciabilità operativa. La compagnia deve documentare come e quando il fenomeno atmosferico abbia inciso sul singolo volo coinvolto da ritardi o cancellazioni: restrizioni del traffico aereo, slot, chiusure di pista, effetti a catena verificabili. Nel caso esaminato dalla Cassazione, la nebbia era già dissolta ore prima: l’effetto domino sui voli successivi è stato considerato solo presunto, quindi insufficiente a negare il risarcimento.

E se il meteo riguarda un altro aeroporto o un volo precedente?

È il nodo degli “effetti a catena”. La sentenza stabilisce e ricorda ai giudici di merito che non possono essere dati per scontati: anche questi devono essere dimostrati. Se un disservizio si è esaurito prima della partenza del volo interessato, la compagnia deve spiegare perché non sia riuscita a riorganizzare operazioni, equipaggi e aeromobili per limitare il ritardo di quel volo ed eventualmente dei successivi.

“I Tribunali non dovrebbero accettare spiegazioni generiche o collegamenti causali dimostrati in modo vago dalle compagnie aeree, soprattutto quando si tratta del cosiddetto ‘maltempo’ o dell’effetto a catena – spiega Francesca Coppolo, AirAdvisor Aviation Law Specialist - in questi casi le compagnie aeree devono essere in grado di dimostrare la tracciabilità dell’evento su tutti i voli oggetto di contestazione e produrre report operativi dettagliati e restrizioni degli slot ATC”.

Gli eventi estremi, come le tempeste, fanno eccezione?

Possono rientrare nelle “circostanze eccezionali” ma non automaticamente. Eventi meteo severi possono naturalmente giustificare ritardi o cancellazioni. Tuttavia, anche in questi casi, il vettore deve dimostrare il nesso concreto con il volo e le misure adottate per ridurre l’impatto. L’eccezionalità non è una formula generica ma una condizione da provare caso per caso.

Se pago di tasca mia durante l’attesa, posso farmi rimborsare?

Sì. Se la compagnia non garantisce assistenza, il passeggero può anticipare spese per pasti, trasporti o hotel e chiederne il rimborso, purché siano proporzionate e documentate. Ricevute e scontrini restano essenziali.

Come comportarsi per far valere i propri diritti?

Meglio chiedere subito una conferma scritta del motivo del ritardo o della cancellazione, annotare gli orari reali e conservare tutta la documentazione come le e-mail e le notifiche nelle app delle compagnie. Dopo la pronuncia della Cassazione, spiegazioni vaghe sul meteo hanno meno peso: senza prove dettagliate, il diritto alla compensazione resta.

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