Economia

Dfp, le audizioni. Confindustria: “Scostamento per aiuti, rischiamo più grave crisi della storia”

Dfp, le audizioni. Confindustria: “Scostamento per aiuti, rischiamo più grave crisi della storia”

Secondo viale dell’Astronomia "se la guerra finisse oggi l'impatto della guerra varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita”. La Cgil: “Con inflazione al 2,9% i lavoratori perdono 1500 euro”

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MILANO – Il Documento di finanza pubblica (Dfp) inizia il passaggio parlamentare con le audizioni alle Commissioni bilancio congiunte di Camera e Senato e l’attenzione, più che sui risultati del passato, si concentra sulle preoccupazioni del presente e dell’immediato futuro.

Allarme energia dalla Confindustria

“Se la guerra in Medio Oriente finisse oggi, l'impatto della guerra varrebbe tra 0,1 e 0,3 punti percentuali di mancata crescita”, dice la Confindustria presente con il direttore del centro studi, Alessandro Fontana. Secondo il quale con una guerra lunga potremmo trovarci "nella più grave crisi energetica della storia". Valutazione che fa richiedere lo scostamento di bilancio per aiuti mirati per contrastare l'aumento del costo dell'energia, proroga del taglio delle accise sui carburanti, aumento del credito di imposta per l'autotrasporto e aiuti mirati per il trasporto aereo e marittimo. Ecco il menu d’emergenza proposto dagli imprenditori. Tra le proposte dell'associazione dell'industriali figurano: "Scostamento di bilancio per aiuti di intensità proporzionata agli aumenti dei costi gas ed elettricità fino a dicembre 2026 per tutte le imprese in media, alta e altissima tensione". E poi "aiuti mirati e di maggiore intensità per le imprese elettrivore e gasivore. Confindustria auspica la "proroga del taglio delle accise sui carburanti in scadenza il 2 maggio" e l'aumento del "credito di imposta per l'autotrasporto merci, estendendone l'applicazione anche al trasporto passeggeri". Chiesti anche "aiuti mirati per il trasporto aereo e marittimo".

D’altra parte non è una condizione transitoria. La principale vulnerabilità del Paese, ha sottolineato Fontana, "è l'energia e rimarrà tale per anni". Per Confindustria è decisivo avere "una strategia per superarla, con target e milestone come con il Pnrr", un piano di emergenza condiviso per affrontare le crisi.

Cgil: “Con stima inflazione al 2,9% per un lavoratore perdita di 1500 euro”

Del rischio inflazione hanno parlato anche i sindacati in audizione. “Con una crescita dei prezzi al 2,9% - come da previsione del governo - un lavoratore con un imponibile fiscale da 35mila euro subirebbe nel 2026 un ulteriore prelievo di oltre 1.500 euro, mentre un pensionato da 1.000 euro al mese pagherebbe al fisco 370 euro in più", ha detto il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari chiedendo di "neutralizzare il drenaggio fiscale attraverso l'indicizzazione automatica di tutta la struttura dell'Irpef all'inflazione. Severo anche il giudizio della Cisl. "Considerato il quadro che emerge dal Dfp la Cisl riconosce alcuni elementi positivi come i progressi nella riduzione dei tempi della giustizia civile, gli interventi di riforma fiscale, alcuni segnali importanti su investimenti in istruzione, ricerca e digitalizzazione, un approccio positivo alle politiche attive del lavoro e delle competenze da incrementare ulteriormente; la volontà di operare a sostegno della transizione energetica”, ha detto il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga.”Tali misure, tuttavia, appaiono non ancora sufficienti rispetto alla profondità della crisi in atto", ha aggiunto.

Legacoop: “Serve strategia”

Prima della Confindustria, erano stati i rappresentanti di Legacoop a puntare il dito contro lo scarso spunto di crescita dal Dfp che “se da un lato evita con una modesta crescita la recessione, dall'altro non riesce a intercettare una crescita strutturale”, ragione per cui “occorre una strategia di medio periodo che tenga insieme stabilità finanziaria, crescita economica e coesione sociale".

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