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Ricavi in calo ma più margini “Armani avanti senza forzature”

(reuters)

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I primi conti del gruppo dopo la morte del fondatore Il valore del brand vola sull’onda degli accordi con Essilux e L’Oréal
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MILANO – Il primo bilancio della Giorgio Armani senza il fondatore del marchio del lusso scomparso lo scorso 4 settembre, termina sulla linea della continuità. Calano i ricavi ma crescono i margini, l’azienda è solida ma si assottiglia il tesoretto lasciato da Re Giorgio, e soprattutto il 2026 resta un anno sfidante, funestato dalla guerra in Medio Oriente e dai cambi sfavorevoli.

Ricavi giù del 4,6% e utile operativo su del 2,5%

«Nel 2025, anno caratterizzato non solo dal cinquantesimo anniversario dell’azienda, ma purtroppo dalla scomparsa del nostro fondatore – spiega l’ad e direttore generale

amministratore delegato e direttore generale della maison, Giuseppe Marsocci, – bbiamo continuato a operare al meglio, nel solco strategico indicato dal signor Armani, con una gestione sana e senza forzature, come le componenti qualitative delle nostre vendite confermano, in un’ottica che pensa al gruppo nel lungo termine». E così il 2025 si chiude con ricavi in calo del 4,6% a 2,19 miliardi …

MILANO – Il primo bilancio della Giorgio Armani senza il fondatore del marchio del lusso scomparso lo scorso 4 settembre, termina sulla linea della continuità. Calano i ricavi ma crescono i margini, l’azienda è solida ma si assottiglia il tesoretto lasciato da Re Giorgio, e soprattutto il 2026 resta un anno sfidante, funestato dalla guerra in Medio Oriente e dai cambi sfavorevoli.

Ricavi giù del 4,6% e utile operativo su del 2,5%

«Nel 2025, anno caratterizzato non solo dal cinquantesimo anniversario dell’azienda, ma purtroppo dalla scomparsa del nostro fondatore – spiega l’ad e direttore generale

amministratore delegato e direttore generale della maison, Giuseppe Marsocci, – bbiamo continuato a operare al meglio, nel solco strategico indicato dal signor Armani, con una gestione sana e senza forzature, come le componenti qualitative delle nostre vendite confermano, in un’ottica che pensa al gruppo nel lungo termine». E così il 2025 si chiude con ricavi in calo del 4,6% a 2,19 miliardi di euro (ma -2,8% a parità di cambi), un margine operativo lordo in aumento a 152,7 milioni (+3,2%) e un utile operativo in crescita a 52,6 milioni (+2,5%) nonostante i maggiori investimenti nei negozi, nelle celebrazioni per i cinquant’anni di attività e nell’acquisto della Capannina, che è in fase di ristrutturazione e resterà chiusa fino al 2027. Ma cala anche il patrimonio netto (-3% a 1,99 miliardi) e la liquidità in cassa si riduce di 41 milioni, a quota 529 milioni (considerando anche gli impieghi in tesoreria salirebbe a 596 milioni). «La riduzione della liquidità ordinaria non è legata all’andamento della gestione operativa, che nel 2025 mostra un miglioramento dell’Ebit nonostante ricavi in lieve calo – spiega Marsocci – La variazione riflette scelte gestionali ordinarie nella gestione delle disponibilità finanziarie del gruppo ed è riconducibile a una normale dinamica valutaria dell’esercizio». Pure il 2026 si presenta in salita (nonostante il + 3% a parità di cambi dei negozi diretti, e un calo di quelli di terzi) tra geopolitica e cambi sfavorevoli, fattori imprevisti «che dovrebbero riassestarsi nel corso dell’anno». Anche perché, in Medio Oriente, Armani ha puntato sia su Dubai che sul nuovo hotel di Riyadh (che dovrebbe essere inaugurato nel 2027) al fianco di Symphony Global, con cui ha una collaborazione negli alberghi di lusso fino al 2046 (prolungabile di altri 10).

Sei miliardi di prodotti Armani venduti nel mondo

Il valore del marchio Armani però è molto superiore, dato che il fatturato retail indiretto di occhiali, profumi e altri prodotti in licenza nel 2025 è stato di 4 miliardi, quasi il doppio rispetto ai ricavi consolidati (6 miliardi in tutto). Merito anche degli accordi pluriennali con EssilorLuxottica (fino al 2050) e L’Oréal (2037), che peraltro sono due dei potenziali compratori, assieme a Lvmh, della quota del 15% del gruppo, indicati dallo stesso Armani nel suo testamento. Secondo le ultime volontà dello stilista, i suoi eredi – tra cui il compagno Leo Dell’Orco e la sua Fondazione – devono procedere alla vendita di un 15% entro 12-18 mesi (ovvero tra il 9 settembre e il 9 marzo 2027). Solo che il difficile contesto di mercato, che sta affrontando tutto il lusso nel 2026, da una parte rende la vendita del pacchetto più complessa in termini di ritorno economico, dall’altra più urgente per trovare un futuro compagno di viaggio industriale che accompagni l’azienda. Con la Fondazione a preservarne integrità e stile.

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