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Orsini promuove il decreto Primo Maggio. Landini: “I salari non crescono”

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria 

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Il presidente degli industriali: “Positivo e condivisibile”. Il leader Cgil: “Soldi solo alle imprese”. Malumori tra piccole sigle e multinazionali del delivery
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ROMA – Il presidente Emanuele Orsini aspetta ventiquattr’ore, legge il decreto Primo Maggio e mette il timbro di Confindustria: «Positivo e condivisibile. Un argine contro il dumping contrattuale». È il segnale che Palazzo Chigi attendeva. La premier Meloni chiude così il cerchio. Ricuce con le imprese. Scarica i “piccoli” che l’hanno delusa. Evita il frontale con Cgil, Cisl e Uil che tornano sullo stesso palco, a Marghera, per la festa di domani sul “lavoro dignitoso”.

I sindacati, distinguo e aperture

I distinguo della Cgil vengono considerati fisiologici. «Non un solo euro dei 960 milioni stanziati va ai lavoratori, i salari non crescono», obietta il segretario Maurizio Landini. Prima di concedere che il richiamo ai contratti leader è «un punto importante, seppur non sufficiente». Addirittura «mai ritrovato in un provvedimento di nessun governo», pensa il leader Uil Pierpaolo Bombardieri. «Ma sul tema della rappresentanza ce ne occupiamo noi», ricorda Daniela Fumarola, segretaria d…

ROMA – Il presidente Emanuele Orsini aspetta ventiquattr’ore, legge il decreto Primo Maggio e mette il timbro di Confindustria: «Positivo e condivisibile. Un argine contro il dumping contrattuale». È il segnale che Palazzo Chigi attendeva. La premier Meloni chiude così il cerchio. Ricuce con le imprese. Scarica i “piccoli” che l’hanno delusa. Evita il frontale con Cgil, Cisl e Uil che tornano sullo stesso palco, a Marghera, per la festa di domani sul “lavoro dignitoso”.

I sindacati, distinguo e aperture

I distinguo della Cgil vengono considerati fisiologici. «Non un solo euro dei 960 milioni stanziati va ai lavoratori, i salari non crescono», obietta il segretario Maurizio Landini. Prima di concedere che il richiamo ai contratti leader è «un punto importante, seppur non sufficiente». Addirittura «mai ritrovato in un provvedimento di nessun governo», pensa il leader Uil Pierpaolo Bombardieri. «Ma sul tema della rappresentanza ce ne occupiamo noi», ricorda Daniela Fumarola, segretaria di una Cisl che torna ad esprimere «grande soddisfazione» per quel Patto sociale citato dalla premier in conferenza stampa. Dettagli. Ma anche segnali.

Gli industriali e il pericolo scampato

La nota di Orsini pesa. Arrivata dopo settimane agitate dagli incentivi pubblici per Transizione 5.0 che sembravano destinati a tagli importanti, poi rientrati. Agli industriali il nuovo decreto Lavoro non piace proprio tutto. Ma dover eventualmente pagare il 30% dell’inflazione ai lavoratori se il rinnovo del contratto non arriva entro dodici mesi è in fondo il male minore. Quello maggiore, la retroattività degli aumenti di salario al momento della scadenza, è stato schivato. Come pure il “salario giusto” dei contratti più applicati che rimetteva in pista gli accordi pirata. E invece alla fine hanno vinto quelli più rappresentativi.

La partita in Parlamento

La partita ora si sposta in Parlamento. Il decreto legge planerà in commissione Lavoro della Camera, presieduta dal meloniano Walter Rizzetto, protagonista di tante battaglie sul lavoro: l’ultima proprio sul principio delle legga delega sui contratti più applicati. Battaglie quasi tutte aspramente contestate da opposizioni e sindacati. «In fase di conversione arricchiremo dove possibile il decreto per renderlo ancora più incisivo», promette.

Le lobby si preparano a pressare i parlamentari di maggioranza per ammorbidire qualche passaggio. Le multinazionali delle consegne a domicilio, ad esempio, non sono contente delle norme sui rider, nonostante siano state alleggerite. Al punto, secondo alcuni, da essere inutili. Le piccole imprese chiederanno più flessibilità nei bonus per le assunzioni di giovani, donne e al Sud. Il requisito di “occupazione incrementale”, ovviamente, piace poco.

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